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Al CIM_Parioli, io c’ero! (1/5)

[di ChiaraS]

… che mi piaccia scrivere, credo che (purtroppo!) si sia intuito… ma mai come in questa occasione mi trovo in estrema difficoltà nel tentare di trasformare le emozioni in parole. Probabilmente perché riesce più semplice farlo quando si guarda il bello “dall’esterno”, avendo così la possibilità di farlo passare attraverso il filtro della mente, in qualche modo della razionalità, trasformandolo in un racconto, per quanto intriso di sensazioni, ma pur sempre un racconto.

Quello che è successo nella serata di sabato 20 ottobre, invece, è stato vissuto da tutti noi in modo assolutamente diretto, personale, immediato, intenso. Irrazionale appunto, si potrebbe dire… intendendo con questo termine non che abbiamo spento il cervello ed il senso critico, trasformandoci in una “massa informe”, ma semplicemente che ci siamo lasciati prendere e trasportare, nel modo più naturale possibile, dall’incredibile ma autenticissimo vento che ha soffiato per Roma, sabato. Un vento caldo, di rara bellezza e forza… che ben poco ha a che vedere con quello tagliente e gelido di origine atmosferica.

Lo stesso vento che soffiava qui a Napoli, quando ci siamo messi in marcia. Per me, appuntamento desideratissimo, ma a rischio fino all’ultimo istante. Forse per questo ritrovare quei volti sempre più propri e familiari, salire in auto e cominciare a macinare chilometri è stato, se possibile, ancor più piacevole del solito.

Sì, sembra quasi di leggere un copione scritto e riscritto… e forse è troppo semplice dire che ogni tappa di questa meravigliosa avventura regala, fin dalla partenza, sensazioni speciali… ma, sarà perché era forte il sentore che questo sabato d’Ottobre sarebbe stato, in qualche modo, memorabile, sarà perché era enorme il desiderio di dare finalmente volto a parole, animi, pensieri familiari ma ancora inariditi dal contatto esclusivamente interattivo… sarà perché a volte la strada sembra volerti lasciare il tempo di “prepararti” a quello che ti attende ( e 200 km non sono pochi… ), le due ore e mezza che ci separavano da Roma sono trascorse in una atmosfera vagamente surreale… tra foto a tradimento, scherzi, risate, pause ristoratrici, incetta di cibarie non esattamente salubri all’Autogrill, e un sempre più profondo senso di complicità che non smette di stupire. Non è retorico dire che il viaggio diventa spesso, dipersè, componente notevole di una giornata indimenticabile.

Finalmente a Roma… il primo contatto con gli Slacciati (Federica e il suo ragazzo Simone) che ci aiutano, assiderandosi, a trovare parcheggio proprio di fronte al Parioli… eccoli, i primi abbracci di una serie interminabile… eccola, ora davvero viva, la sensazione che, se usato come tramite tra cuori simili, perfino questa scatoletta fredda con una tastiera ed uno schermo può diventare una finestra su un mondo splendido seppur spesso, per fortuna solo materialmente, troppo “lontano”.

Le chiacchiere, le risate, il freddo glaciale… anche su quello riusciamo a scherzare, nonostante non sia esattamente piacevole sfidarlo passeggiando… ma stasera sarà difficile che qualcosa riesca a fermare questa valanga di gioia. E’ molto presto, sicuramente troppo… e a farcelo capire è anche Giampi, che incontriamo davanti all’ingresso artisti del teatro… sì, va bene che l’entusiasmo riscalda, ma due ore all’addiaccio ci sembrano decisamente troppe! Corriamo al botteghino a ritirare i biglietti, ancora risate quando ci accorgiamo che la matematica non è esattamente il nostro forte e distribuire il resto sarà impresa ardua!!!

Poi le foto all’ingresso… la grande locandina che campeggia in bella vista… e le immagini dello spettacolo in vetrina. C’è tempo per un’altra passeggiata, tanto tempo… servirà anche ad allentare un po’ quella piacevole ed inevitabile ansia che ci accompagna, anche se fingiamo di non darle ascolto! Gli Slacciati cominciano ad arrivare alla spicciolata… finalmente conosciamo l’Uomo Ombra… incontro da me molto atteso… Ombra di “nome e funzione”, ma tutt’altro che ombroso, di fatto. Anzi. Sensazione particolarmente bella, quella che si prova quando si ha la possibilità di conoscere il “capocordata” di un gruppo del genere… perché sembra quasi di riuscire ad “inquadrare” il viaggio dal suo punto di vista. Il punto di vista sicuramente più “concreto” e più autentico.

continua…

5 comments November 1st, 2007

Al teatro Parioli, io c’ero!

Ancora una volta è riuscito ad emozionarmi, a farmi ridere, a farmi indignare, a farmi recuperare energie, stimoli e fiducia.

Questo è per me Simone Cristicchi. Un’iniezione di energia. Colui che riesce a farmi “volare” e sognare pur con i piedi ben saldi per terra. Ammiro Simone perchè è sempre fedele a se stesso. Perchè ha un progetto in testa e lo porta avanti. I successi e la popolarità gli hanno solo permesso di raccontare questo suo progetto ad un numero sempre maggiore di persone, ma non lo hanno contaminato o “deviato”. Ammiro Simone per la sua semplicità e per il coraggio con cui porta avanti le sue idee.

Ricordo ancora la prima volta che l’ho avuto davanti di persona. Non sapevo molto di lui. Avevo sentito “Vorrei cantare…” e poco altro. A pelle mi stava simpatico ma di lui sapevo davvero poco. Prima dell’intervista nel nostro “studio” di Sanremo (era il Festival del 2006), avevo fatto un giro su internet per farmi un’idea più completa ed ero inciampata proprio in voi…nel Cristicchiblog. E’ lì che ho cominciato a scoprire il mondo di Simone Cristicchi. Quel mondo fatto di persone vere, che vivono la vita in un modo vero. Poi ho visto lui, l’ho sentito parlare, l’ho sentito suonare la chitarra. E lì, come per magia, sono stata subito risucchiata in quel mondo.

Qualcosa è scattato di nuovo un paio di mesi dopo quando ha accettato il mio invito ed è venuto a trovare i pazienti dell’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma. Lì ho imparato a conoscerlo anche attraverso i LORO occhi e quel che ho visto mi è piaciuto moltissimo. Un’emozione fortissima. Poi, a proposito di emozioni, ricordo l’emozione più grande. Quest’anno a Sanremo. Prove generali della prima serata del festival. La prima volta che ho sentito “Ti regalerò una rosa”. Poi la prima volta che ho letto il suo libro e la prima volta che ho visto il documentario che ha realizzato. Qualcosa è scattato in me. Ho capito che basta volerlo. Che anche io, nel mio piccolo, ho la possibilità attraverso il mio lavoro di lanciare dei messaggi, di fare qualcosa di concreto e di importante… pur nella sua piccolezza.

Ho capito il senso di quella frase di Giorgio Gaber che Simone ripete spesso nei suoi spettacoli: ci sono artisti che passano alla storia…altri che preferiscono passare alla cassa. Io di certo non passerò alla storia, ma neanche passerò mai alla cassa!!

E ringrazio Simone per la serata di ieri al Teatro Parioli. La sua emozione autentica è contagiosa. Vedere cosa riesce a portare in scena e cosa, quella scena, è in grado di trasmettere al suo pubblico, mi riconcilia con la vita e con il genere umano.

Daniela

12 comments October 22nd, 2007

Ricetta slacciata

Concerto al Pistacchio di Bronte

Ingredienti:
n.1 batterista di ottima qualità
n.1 tastierista fisarmonicista e altro ancora di perizia
n.1 chitarrista verace e capace
n.1 bassista bello e simpatico acclamato dalla folla
n.1 violinista Maestro
n.1 cantattore riccio predisposto alla genialità
Pistacchio e bontà di terra sicula q.b

Prendere un palcoscenico ampio e resistente. Assicurarsi della presenza di tutti gli ingredienti e iniziare a preparare gli strumenti di lavoro per cuocere e perfezionare ogni portata. Far si che si esegua il soundcheck e nel frattempo accertarsi della buona forma di ogni componente con foto di rito, saluti, sorrisi e imitazioni varie. E’ consigliabile, preventivamente, far accomodare gli spettatori invitati nella piazza di fronte il palco. Dietro potrebbero dare qualche problema e Stefano ne sa qualcosa.

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Nel frattempo intrattenere tutti con un aperitivo di nome Paolo Meneguzzi, nell’attesa di gustare il piatto forte della serata.
Subito dopo fate si che che le note siano ben rosolate, le parole ben distribuite e che la folla salti.
Non preoccupatevi, vi accorgerete che ogni ingrediente è talmente di ottima qualità che penseranno a far tutto loro: vedrete così che ogni portata sarà ben accompagnata all’altra e all’altra ancora.

Iniziando con “L’italiano” in salsa rock, per poi proseguire con piatti più dolci come “Angelo custode” e “Studentessa universitaria”. Piatti più piccanti come “L’ Italia di Piero” e “Vorrei cantare come Biagio Antonacci” potrebbero mandare in delirio gli ospiti, e così è! Accompagnate il tutto con le delizie locali al pistacchio, applausi, risate e momenti intensi è il concerto è servito.

Buon Appettito!

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[Dopo l’assaggio della Ricetta…]

[Tabata per la RedazioneSlacciata]

9 comments October 8th, 2007

A San Sebastiano, io c’ero! (2/2)

Intanto… primo e secondo tempo della storia di quella famosa studentessa di filosofia… e mentre sfioriamo con lei il suo pancione e speriamo che prima o poi quel contratto “co.co.co” diventi ben altro, scopriamo di esser “Senza”… e ci ricordiamo di “Che bella gente” spesso punti i suoi occhi su di noi… una carrellata puramente affascinante, coinvolgente, ironica. Che non spegne né testa né cuore, neppure per un secondo. E quando le note lasciano spazio ai monologhi… si ride di gusto, ci si infervora, ci si sorprende di quanto ancora ci si possa sorprendere di fronte a storie e riflessioni ormai note, ma apparentemente sempre nuove, sempre capaci di regalare sensazioni diverse, a seconda del contesto nel quale vengono esposte, dello stato d’animo con il quale le si accoglie, della espressività e dei gesti coi quali Simone le regala.

In una rapida altalena di sorrisi e brividi, che risuonano forti nell’aria anche quando silenziosi, arriva il momento della STORIA per eccellenza, quella di Carlo, e della sua voglia di volare… “Te lo sei mai chiesto quanto ci mette un bruco a diventare farfalla?”, ci chiede Simone… e come era quasi surreale, pochi istanti prima, lo scatenamento eterogeneo di voci e mani, così lo è il silenzio commosso che cade all’improvviso sulla platea… già, quale sarà poi il senso della vita di una farfalla, se impiega otto mesi per diventare tale e solo tre giorni per morire ? La risposta è nel desiderio di essere finalmente libera… nel senso più totale del termine… come libero di sentire, di tremare, di sognare, di amare, vuole essere anche Antonio, nonostante tutto.

Simone ci regala ancora una volta le sue rose… e ancora una volta non riusciamo, tutti, a trattenere una lacrima. L’applauso comincia molto prima che il nostro Cespuglio salga sulla sedia e ci chieda di volare con lui… è un applauso corale, intensissimo, rigorosamente all’impiedi… un applauso che sembra, in ogni occasione nella quale l’ho sentito riempire il luogo nel quale mi trovavo ad assistere ad uno spettacolo, sempre di più frutto di qualcosa di autentico, di profondo, di sincero, di molto, molto lontano dal “vabbè, e se non applaudiamo a questa che è la canzone che ha vinto Sanremo…”.

Ed è forse questa capacità di puntare in modo semplice e diretto al cuore di chiunque, la vera magia di “Ti regalerò una rosa”. Di puntare al cuore attraverso, anche, una interpretazione altrettanto sincera, partecipata, raccontata, che sa molto poco di “finzione artistica”, e molto di vita. Vera. Le mani non accennano a fermarsi, gli sguardi sono lucidi ed affettuosi. Simone ringrazia con la consueta tenerezza. E per più di qualche attimo, a noi Slacciati sembra di leggere anche sul suo viso un velo di quella commozione dalla quale, in certi frangenti, non si scappa neppure volendo. Ancora applausi, ancora inchini. Poi il Cespuglio lascia il palco… ma non può finire così, come chiediamo tutti a gran voce. La parola viene presa dal responsabile di una delle associazioni organizzatrici della manifestazione, che ringrazia anch’egli per la numerosa e calda partecipazione, non solo al concerto, ma a tutti gli eventi settimanali. Partecipazione che è anche speranza, come si diceva all’inizio. Simone viene richiamato in scena, e premiato con una targa a ricordo dell’evento.

Poi, gli strumenti sono di nuovo tutti suoi. E qui, si può dire, ci slacciamo tutti… liberi dalle sedie, liberi dalla “istituzionalità” apparente del contesto e della platea. Bandierona tra le mani, eccola, “L’Italia di Piero”, questa Italia di magagne e sotterfugi, di omini cazzari e di qualunquismo imperante… è un coro scatenatissimo, il nostro… energia ancora immensa, nonostante l’ora e nonostante Simone e i ragazzi della band non si siano certo risparmiati, nei pezzi precedenti!!

E poi… eh sì, è il momento di “Malarazza”, un altro dei pezzi che desideravo fortissimamente vedere ed ascoltare interpretato da Simo. Con lui sul palco tornano Marco Fabi e Leo Pari… è una vera e propria festa. “Ti lamenti, ma che ti lamenti…”, un unico grido che rimbomba tra mani che applaudono e gambe che saltano. Alla fine, siamo stremati. Quasi quanto Simo. Stremati ma felici. Anche di vedere felice lui, probabilmente sorpreso da una partecipazione sicuramente al di sopra del prevedibile. Davanti a noi, fino all’ultimo istante, una signora piuttosto avanti con gli anni, incredibilmente coinvolta ed entusiasta, che al momento di andarcene, si gira verso di noi e ci fa, spalancando un enorme sorriso, “Eh, ogni tanto un po’ di bella musica ci vuole !” … parole che accogliamo con divertito orgoglio.

Lasciamo, un po’ intontiti e parecchio afoni, i nostri posti, e cerchiamo di andare a ringraziare Simone. Ci proviamo, girando per quasi tutta la Villa, ma è inutile… mai come in questa occasione, la Security non vuol sentire ragioni. Ma non ci arrendiamo. Torniamo verso il palco, e troviamo Andrea che si sta riposando prima di rimettersi in marcia, mentre i tecnici smontano le strumentazioni. Gli chiediamo di Simone… e lui ci dice che è stato portato via praticamente un attimo dopo aver finito il concerto. Un vero peccato. Ci intratteniamo ugualmente un po’, e Andrea ci racconta le emozioni della serata, la sorpresa provata di fronte ad un pubblico inizialmente all’apparenza freddo ed impostato, la soddisfazione di essere riusciti a coinvolgerlo, la stanchezza inevitabile, e l’altrettanto inevitabile malinconia che si prova alla fine di un tour così speciale, così affollato, così intensamente adrenalinico come quello di quest’anno. Lo salutiamo, ringraziandolo per la cordialità con la quale si è intrattenuto a chiacchierare con noi, salutiamo anche Marcos, e ci dirigiamo all’uscita.

Il ritorno è un consueto scambio di impressioni, di risate, di commenti a caldo, di battute. Con la consapevolezza di aver portato con sé ogni volta qualcosa in più, un altro, piccolo gioiello di sensazioni da custodire gelosamente, e con il quale arricchirsi dentro. Forse scontati, ma comunque d’obbligo, sono i ringraziamenti: in primis a Simone, il nostro CantAttore, una sorpresa continua e magnifica, che conferma ulteriormente di possedere un talento espressivo e musicale fuori dal comune, restituendo alla parola “talento”, strabusatissima, il significato originale di “dono naturale”. Che arricchisce il dono naturale di una componente interiore altrettanto naturale, che nessuno può insegnare né regalare: un animo anch’esso fuori dal comune, ancor di più perché questo animo viene svelato senza retorica, senza orpelli, senza arroganza. Producendo inevitabilmente l’effetto di un sincero, immediato, profondissimo affetto. Sempre in crescendo, come in crescendo è la bellezza del suo viaggio. Un “grazie” che ci sarebbe piaciuto dirgli a parole e con un abbraccio… ma che sono sicura gli sia ugualmente arrivato, seppure sottoforma di un caldo mantello di applausi e sorrisi.

Poi, un grazie doveroso ai ragazzi della band (uno in particolare ad Andrea), in questo tipo di concerto ovviamente più protagonisti di quanto accada nel CIM: molto più che accompagnatori, vere e proprie spalle, Maestri nel maneggiare le note ed ottimi co-protagonisti di uno spettacolo assolutamente entusiasmante. Fuori dal palco, poi, ragazzi come noi, affabili e veri. Proprio come Simone. D’altronde… i compagni di viaggio non si scelgono a caso

E a proposito di compagni di viaggio, l’ultimo ringraziamento è per i miei… più tempo passa, più esperienze condividiamo, più mi accorgo che effettivamente le parole non bastano, ma anzi spesso diventano solo un “di più”… sono semplicemente FELICE di poter condividere tutto questo con persone che, e ne sono progressivamente più convinta, in qualche modo prima o poi avrebbero dovuto entrare a far parte della mia vita. Perché, se ci si ferma a pensare, tra tanti astrusi vicini di strada, inspiegabilmente tali, con i quali continuamente ci si incontra e ci si scontra, capitano talvolta volti ed animi talmente consonanti che quasi ci si sorprende che non ci abbiano accompagnati da sempre. Grazie ragazzi.

Al prossimo viaggio…

ChiaraS

4 comments October 8th, 2007

A San Sebastiano, io c’ero! (1/2)

Lasciatemi cantare…

… ebbene sì, questa volta per dare un titolo al mio resoconto ho voluto parafrasare Toto Cutugno… e non solo perché è proprio così, con “L’italiano”, che Simone ha aperto lo splendido concerto di San Sebastiano al Vesuvio, ormai sul finale di questa straordinaria stagione intrisa di successi, calore, attenzione, affetto, viaggi, abbracci e note.

“Lasciatemi cantare” perché… sembrava quasi che il nostro Cespuglio volesse strillarlo, pezzo dopo pezzo, sul quel palco… e ad un certo punto mi è parso che a strillarlo, in fondo, fossimo noi tutti, non semplicemente trascinati, ma del tutto travolti dall’energia che veniva fuori da dita, strumenti, microfoni, cuori.

Procediamo con ordine. Ben due mesi erano trascorsi dall’ultimo spettacolo al quale avevamo assistito insieme, io e gli altri Slacciati napoletani, gruppetto, come amo sempre dire, piccolo ma Grande… quindi questa volta, ancor più di tutte le altre, ciascuna a proprio modo speciale, riabbracciarsi ha avuto un sapore particolare. Fra noi, vacanze, kilometri percorsi in treno, in auto, in aereo… mare, amici, ore piccole, relax… ma nulla, in fondo, sufficiente a sciogliere, seppur minimamente, il nodo con il quale le affinità, le tappe di questo splendido viaggio, il tempo che passa, ci uniscono sempre di più. E non è mai semplice raccontare come ci si senta, quando chi viaggia con te ti dà la sensazione di trovarti, ovunque, a casa.

Tra una curva ed una risata, una cartolina ed una richiesta d’indicazioni ai passanti, anche San Sebastiano è nostra. Parcheggiata la macchina, ci si incammina per una breve salita costeggiata da due file di alti alberi… destinazione Villa Comunale… e salendo salendo, impattiamo in discesa tutto il gruppo dei musicisti di Simone (manca solo Davide), probabilmente a caccia di… cena! All’entrata della Villa, il grosso manifesto della “Settimana della Legalità”, che il concerto chiuderà… e subito accanto la locandina del concerto stesso. Bella emozione, sempre.

Una infinita e un po’ intimorente rappresentanza di Forze dell’Ordine appartenenti a qualsiasi corpo, dai Carabinieri, ai Finanzieri, alla Polizia Municipale, tiene d’occhio ogni angolo, mentre passeggiamo curiosi tra gli stands e attendiamo. Sul palco un continuo alternarsi di personalità, da noti giornalisti campani al Ministro Nicolais, che elencano i nomi di tutti gli uomini e le donne la cui vita è stata stroncata dalla camorra, il cui coraggio di non abbassare la testa ed arrendersi è stato punito nel modo peggiore. E che gridano forte la necessità di guardare a questi esempi per non lasciare morire del tutto questo splendido gigante ferito che si chiama Napoli.

Ed è impossibile, anche se lo spirito che precede un concerto di Simone, o in generale un evento musicale, è sempre quello di una festa da vivere con tutta la gioia possibile, non fermarsi a pensare. Già, “Pensa”, la canzone di Fabrizio Moro che risuona a colonna sonora di un video nel quale i giovani, e il Cardinale di Napoli Crescenzio Sepe, raccontano la loro speranza di combattere a testa alta e riuscire a vincere.

La manifestazione termina piuttosto presto… nel frattempo i ragazzi della band sono tornati, ma a giudicare dalle loro espressioni, si tratterà di aspettare ancora parecchio… e non ci mettiamo molto a capire il motivo: Simo è ancora in viaggio… e ad ogni tappa napoletana aumenta il rischio che il traffico assurdo di questa città la faccia diventare l’ultima da queste parti!! Non ci perdiamo d’animo… e non appena gli invitati lasciano le prime file… siamo pronti a fiondarci sulle sedie, a caccia della consueta posizione strategica pro-foto!!!

Intanto i tecnici si mettono alacremente al lavoro per sistemare gli strumenti… ecco il televisorino del CIM, e la panchina… ecco la dolcissima Margherita, e la celebre sediolina gialla… ed ecco l’infinita teoria di strumenti e fili, di luci e spine. Stasera sarà la versione rock del concerto… quella che aspettavo da tempo… una delle facce del talento di Simone, quella “senza lacci”, appunto, che ero davvero desiderosa di toccare con mano, soprattutto dopo averne assaggiato molteplici frammenti attraverso i vari video in giro per la Rete! Un rapido sguardo intorno a noi… il pubblico, come sempre, è estremamente eterogeneo dal punto di vista anagrafico. E molto numeroso, al punto che qualcuno si dovrà accontentare del posto in piedi. Per la maggior parte, invece, sono seduti, siamo seduti… ma siamo anche sicuri che questo non impedirà né a noi, né agli altri spettatori, di scatenarci. E intanto, ancora nessuna traccia di Simone…

Dopo circa un’ora, si comincia… sul palco salgono prima Marco Fabi e poi Leo Pari… entrambi ospiti inattesi e molto graditi… presentano i propri pezzi, stili diversi ma ottimo sound. Molti applausi per loro… inevitabile domandarsi che senso abbia che alcuni “musicanti”, nel senso più dispregiativo del termine, vendano copie su copie, scatenino deliri e riempiano stadi, e poi certi talenti debbano restare patrimonio del famoso “pubblico di nicchia”… pazienza!! Quel che conta è che anche queste occasioni diventino un modo per aprire le orecchie e gli occhi dei “fruitori di suoni”.

Il palco si tinge di blu… le luci ed il fumo creano un suggestivo effetto “velo”, mentre le stravolte ed elettroniche note de “L’italiano” cominciano a riempire scena ed aria. Eccolo, finalmente, Simone… accolto da un vero e proprio boato, come sempre… ma sempre sorprendente !! Imbraccia sicuro la sua chitarra elettrica, si parte. Da questo momento, non ci sarà più spazio per altro: il nostro Cespuglio cattura quasi con violenza l’attenzione di chi lo ascolta e lo guarda… e non la molla fino alla fine.

Veleggia con stupefacente maestria tra registri espressivi che, maneggiati con meno talento, risulterebbero forzatamente accostati nell’ambito di uno stesso spettacolo, quasi fastidiosi. Simone invece li padroneggia con navigata sicurezza, collegando con bravura e coerenza ogni passo all’altro… riempie completamente anche le pause… non ci dà tempo né stimolo per distrarci. Una carica di energia che avrebbe potuto dar corrente a tutti i fari del palco, e forse della città. Una ondata di parole, di suoni, di battiti di natura diversa. Impossibile fermarsi.

Il pubblico non si pone proprio il problema, in questo senso… e la partecipazione cresce di pezzo in pezzo, fino a trasformarsi in un vero e proprio scambio tra artista e platea. I ragazzi della band si confermano straordinari partners: non si risparmiano, mai, e vanno molto oltre il semplice “accompagnamento musicale”. Inutile dirlo, forse, ma in fondo necessario: anche un concerto “puro”, all’apparenza prettamente “strumentale”, si trasforma in uno spettacolo teatrale, perché confinare le vulcaniche capacità espressive di Simone, mimiche, musicali, o di qualsiasi altro genere, in una tipologia assoluta è francamente impossibile.

E così… si passa dalla commozione intensa e sempre nuova di chitarra, violino e voce di “Legato a te”, “Angelo custode”, e del classico, graditissimo omaggio alla musica napoletana “Era de maggio”… alla scatenata allegria di “Vorrei cantare come Biagio” (che Simone presenta come “la canzone più triste che io abbia mai scritto” ) o di “Fabbricante di canzoni” con i suoi “tormentoni antitormentoni”, all’irresistibile delirio di “La filastrocca della Morlacca”, “Stupidowski”, e l’apoteosi con “I will survive”… sulle quali le sedie paiono ribellarsi e spingerci a liberarci di loro… in fondo è quel che succede, perché tutti noi ci lasciamo travolgere… e poco importa che non si sia in piedi… d’altronde anche le onde non badano a quanto i sassi siano profondamente immersi nella sabbia, quando li trascinano con sé. E sfido chiunque a dire che quello che Simone scatena non sia uno tsunami.

ChiaraS
continua…

1 comment October 7th, 2007

Al… Forum, io c’ero!

Chi leggerà questo resoconto potrebbe pensare a uno scherzo… ma tutto è successo veramente!!! L’inizio di questa avventura è di domenica 23 settembre, quando durante una passeggiata all’Ikea squilla il cellulare e una voce (quella del giornalista di Repubblica) mi comunica che la mia domanda è stata scelta per essere posta a Simone…. E da lì il cuore ha iniziato ad andare a mille… quindi Mercoledì a Roma!!

Arriva mercoledì mattina e la prima cosa che penso è… forse è meglio non andare ma Simone (il mio ragazzo oramai slacciato) non vuole rinunciare e mi convince ad andare. Sono le nove e mezza e iniziamo ad avviarci alla volta di Roma ma una folla di macchine pazzesche ci fa ritardare l’uscita dalla città!!!

Dopo un tre quarti d’ora riusciamo a uscire da Firenze e ci incamminiamo per la strada cercando di goderci il paesaggio e la bellissima giornata che ci è offerta… ma anche in autostrada c’è confusione e tra macchie e camion si procede a velocità normale!!

Sono le undici e siamo ancora verso Perugia, ma ad un certo punto sento uno scoppio… ma Simone sempre fiducioso mi dice che ci avrà colpito un sassolino…(e penso mah!!).. la macchina inizia a fare un rumore che Simone interpreta come un cambio di asfalto… ma invece… la GOMMA E’ SCOPPIATA!!! E così ci tocca fermarci perdendo una buona mezz’ora … riusciamo a ripartire solamente per le 12.30 … questa volta iniziamo a premere un po’ il gas alle 14.30 ci aspettano a Roma!!

Continuiamo e per le 14.00 entriamo a Roma… ma naturalmente dall’entrata del raccordo sbagliata … (ma cosa ci potrà succedere ormai ci siamo!!!). Percorriamo la via Cristoforo Colombo e dopo aver chiesto a tutti i romani che c’erano in giro (gentili come sempre)…arriviamo alla sede del giornale …entrando incontriamo Massimo Caputi ( e allora nella nostra mente abbiamo detto ci siamo è il posto giusto) e dopo aver passato mille metal detector ci troviamo all’entrata. Ci chiedono chi siamo e io fiera di essere, malgrado tutto, in anticipo di cinque minuti dico i nostri nomi e cognomi , ci chiedono le carte d’identità e poi ci rivelano che non è la… MA COME????

Nello stesso tempo ci chiama il giornalista e ci dice che era una sede distaccata e pochi metri da lì.. ( nella mail si era scordato questo piccolo particolare) e così … ci comunica la via… e così giù a correre come dei dannati… fino a che non troviamo questo posto e continuiamo a chiedere ma ad un certo punto vediamo un cespuglio familiare a noi… che ci vede e ci viene incontro … mi abbraccia saluta il mio Simone e io inizio a chiedere umilmente perdono del ritardo e inizio a raccontare tutto a Simone intervallando le mie parole con mille scuse… ma non c’è tempo il giornalista mi chiama per le foto di rito … e mi fa accomodare nella sedia mi dice che la mia è la seconda domanda e si parte con la registrazione…

Sono una persona timida la telecamera mi inibisce (Annalisa ne sa qualcosa..a Siena) ma fare una domanda ad un “amico” è sempre un’altra cosa… così con tanta tranquillità chiedo a Simone: “l’altro giorno a studio aperto hanno dato una notizia su Alda Merini che mi ha raggelato il cuore. Tu cosa ne pensi? Cosa le consiglieresti di fare? sapendo che come lei c’è tanta gente che si trova nella su stessa condizione?” Finisce la registrazione e Simone ci regala un fuori onda al pianoforte e poi si avvicina a me e mi chiede: “ Te sei ripresa??”

Poi fuori a fare quattro chiacchiere… fuori in giardino faccio vedere a Simone un album slacciato pieno di foto e di momenti emozionanti… La “prima volta”, Il documentario a Volterra, Il CIM, l’incontro con Ste, la data a Siena con la mitica Annalisa…e tante emozioni che solo le foto facendomi pensare a sensazioni mi danno… poi Simone pensa bene di fare un autografo a questo lavoro e ci scrive: “Questa sera la carogna te se attacca perché arriva la Morlacca… a Federica con affetto Simone 2007”

Un saluto, un abbraccio, un arrivederci al Parioli… andiamo insieme verso la macchina e noi ci incamminiamo verso Firenze… la giornata è cominciata male (è dire poco) ma è finita con le sole emozioni che ci sa dare solo Simone… In macchina rido pensando alle quattro chiacchiere piene di gioia, battute ma sempre ricche di emozioni!!

GRAZIE SIMONE e poi stavolta il ringraziamento e doppio!!

Federica

1 comment October 4th, 2007

A Rutigliano, io c’ero!

Io, Tilde e la mia fidata mamma slacciata (Giustina.. specifico altrimenti si arrabbia) eravamo già in quel di Rutigliano dalle 16.30… a far che poi, ancora non lo abbiamo ben capito, dato che a farci compagnia c’erano solo pochi vecchietti, i tecnici che stavano montando il palco e un cane bello addormentato. Tra il mio solito esuberante entusiasmo nel vedere lei, la protagonista… la fantomatica sedia gialla sul palco, incustodita lì a pochi centimetri da me, e la dolce Margherita accanto alla piccola tv rossa, le passeggiate per il piccolo centro storico di una Rutigliano vestita a festa per l’occasione, l’incontro con gli altri slacciati made in Bari e dintorni e grappoli d’uva che ci uscivano anche dalle orecchie… il nostro pomeriggio passa all’insegna di battute stupide e degli accompagnamenti al tabaccaio della piazzetta (per attenuare l’attesa masticando gomme - io - e fumando sigarette - Marzia -).

Verso le 19 si iniziano a intravedere le prime ombre dietro il palco… che poi si tramutano in figure umane che noi conosciamo fin troppo bene! Andrea, Olen e Walter sono lì davanti a noi a provare, e noi (da buoni gobbi) iniziamo a cantare anche senza l’appoggio canoro di Simone :D

Non entrando nello specifico del ‘’pre-concerto'’ (una, oserei dire, prolissa premiazione dei grappoli d’uva più pesanti divisi per categorie! °_°) alle dieci finalmente ci annunciano il tanto atteso CONCERTO! E la sorpresa più grande e bella è stata quella di vedere aprire il concerto di Simone da Marco Fabi e Leo Pari!

E poi… si spegne tutto e una luce blu e un bel fumo bianco invadono il palco… Eccolo il Cantastorie, con la sua Gibson Sg a trasformare radicalmente ‘’Che Bella Gente'’ e “Stupidoski” … e poi tutto il resto… noi che urliamo a squarciagola ogni singola parola di ogni canzone (non ho mai sentito Tilde urlare libera e di gioia come ieri sera!), noi che balliamo, che ci divertiamo come non mai, che ci scambiamo occhiate tra di noi, con Simone e con Andrea che sono lì davanti a noi, noi che siamo FELICI di vedere Simone FELICE , sereno e carico su quel palco…

E tra i mie sogni avverati ('’I will Survive'’ , che non avevo ancora avuto l’occasione di sentire live - Donne! E’ arrivato l’arrotino! Arrota coltelli da cucina, coltelli da salame, coltelli da prosciutto, coltelli d’assassino!), ‘’L'italia di Piero'’ e ‘’La Malarazza'’ urlate e ’saltate’ a fine concerto (allora pogare è servito a qualcosa!! ;) ) , si susseguono momenti speciali che non dimenticherò… momenti trascorsi con persone più che speciali, momenti che hanno come colonna sonora ogni singola nota delle canzoni del nostro Cantastorie…. La serata , nonostante vari problemucci post-concerto, finisce nella maniera più bella possibile (grazie ad Andrea…. “e non dire che ti abbiamo trattato male, ti siamo grati per il tuo prezioso aiuto e per quanto ci hai sopportato!” E questo vale anche per Stefano, che devo dire… (mi) ci sopporta sempre!).

Riusciamo a salutare Simone e a dargli il nostro personale ‘premio’ …. Rutigliano, paese noto per il suo artigianato e per i fischietti, regala insieme a noi Slacciati Baresi un fischietto a forma di ‘’Simone Napoleone'’ … (che, devo dire la verità, ero tentata di tenere ben custodito nella mia casetta dato che 1) è davvero troppo stupendamente stupendo e 2) al posto di Gesù Bambino nel presepe ci starebbe davvero bene!) E come pensavo, è stato un premio molto gradito :]

Posso dire ufficialmente che questo è stato il concerto più bello che io abbia mai visto :°D E’ stato così tanto atteso e voluto un concerto di Simone qui in Puglia che quando ce lo siamo ritrovato tra le mani in così poco tempo ci ha preso alla sprovvista e ci ha caricato a mille! In questo resoconto come si può ben notare c’è tanto di mio… ma queste ultime mie frasi credo che siano approvate anche da tutti gli altri.

Fabbricante d’Emozioni, ti ringraziamo e ti ringrazieremo sempre di cuore per essere COSI’ COME SEI , unico nella tua unicità, per aver sempre un momento da dedicarci ed un enorme sorriso, per chiederci sempre il nostro parere a fine concerto quando dovremmo essere noi a volerti far partecipe di tutte le emozioni e dell’adrenalina che ci hai trasmesso in pochi minuti, per essere semplicemente il ‘nostro caro amico’ a cui non si può che volere un mondo di bene. Mi piace sempre finire con un GRAZIE, perchè ad ogni incontro ci regali un po’ di te….. magari dopo un po’ di tempo ci si dimentica che tu sei pur sempre il vincitore di Sanremo e che NESSUNO al posto tuo avrebbe fatto per noi tutto questo.

Per il “nostro caro amico…”

[Resoconto: Danila
con la collaborazione e le foto di Tilde e Marialaura.]

13 comments September 27th, 2007

A Carmagnola, io c’ero!

Venerdì 31 agosto, dovevo partire per Siena, avevo detto a Simone che ci sarei andata a sentirlo suonare al concerto della Mannoia, ma riflettendoci bene avrei rischiato di fare tardi e di non sentirlo cantare perchè doveva iniziare a cantare per primo. Bhè sai che faccio domani è sabato, vado a Carmagnola (TO), magari mi faccio anche una mangiata di peperoni alla sagra!!!

Parto da Prato, la mia città in treno con destino Torino. Ho fissato con Libo (Luca) e Matto (Gianni) che mi daranno un passaggio fino a Carmagnola. Ovviamente l’inconveniente non è mancato, sulla camicia bianca è apparsa una bella macchia nera! urge acquisto di maglia x fare il cambio. Maglia acquistata e Luca incontrato in Piazza Solferino. Attendiamo l’arrivo di Gianni e partiamo. Ovviamente in macchina sentiamo le canzoni si Simone. Ma quanto è lunga questa strada per Carmagnola, non arriviamo mai, eppure sulla cartina sembrava + corta!!!

Arrivati! Parcheggiamo nei pressi del centro e facciamo un giro di ispezione. Oggi è festa e c’è anche il mercato. Qui a Carmagnola è molto sentita la Sagra del Peperone!!!! sono fieri dei loro mega, mastodontici peperoni. Da quanto sono grossi e lucidi sembrano di cera! Non saranno mica dei soprammobili, tipo la frutta finta? comunque secondo me sono dopati! mai visto dei peperoni così grossi!!!!

Nel frattempo stanno sistemando il palco in Pzza S.Agostino. C’è una super donna che fa l’arrampicatrice sulla struttura del palco con un’agilità pazzesca!!! Voglio farlo anche io!!!! (parlando da sola: io2: Dany è meglio di no, lei pesa come minimo 15kg meno di te, il palco serve a Simone se ci sali tu sull’impalcatura devono annullare la serata! io1: Grazie per avermi ricordato che sono un po’ in carne!!! per non dire di peggio!!! - fine conversazione interna-)

Noto il nome di una strada che da sulla piazza, Via Conte Carmagnola, e mi fa venire in mente che una mia amica mi aveva parlato del Conte di Carmagnola del Manzoni… Nel frattempo ci raggiungono Olimpia, una sua amica e Chiara, anche lei ha deciso all’ultimo momento di partire come me!

Il palco prende forma e la gente inizia ad arrivare. Posti in prima fila. I furbi ci sono sempre, gli approfittatori, quelli che con una scusa sono sempre nei posti avanti o a sedere nei posti riservati, ma sorvoliamo che è meglio! Inizia il concerto e noi siamo ormai in tanti! Solo di slacciati saremo una quindicina, 1+/1-. io conosco solo Olimpia Chiara e Patrizia, degli altri avevo solo letto sul blog! che bello!!!! Luca è impazzito, per lui era il primo concerto da non seduto ed ha cantato e saltato tutto il tempo. Se ne sono accorti tutti!!!!

Concerto finito e un Angelo Custode ci ha indicato la retta via.. Abbiamo salutato Simone e i musici de La sala Fumatori. Gli altri hanno intervistato i due musicisti che mancavano all’appello. Adesso manca solo una persona da intevistare, quell’intervista però potrebbe farla direttamente Simone a Stefano in uno dei loro lunghi viaggi di trarferta e documentarla con mms come fa di solito.

Un saluto a tutti la serata è terminata così, ancora carichi di emozione e pronti per la prossima trasferta da slacciati tour 2007.

Daniela - Prato

9 comments September 8th, 2007

A Siena, io c’ero!

Siena 31 agosto 2007

Prima di iniziare un doveroso ringraziamento a Roberto Izzo, Stefano Cabrera e Olen Cesari che mi hanno pazientemente sopportato nella settimana che ha preceduto la data di Siena dal momento che li ho torturati di mail su “C’è o non c’è la data di Siena??” e qualcuno di loro è stato VERAMENTE paziente. Ma possiamo passare al racconto….

Alle 16,00 in marcia verso Siena per raggiungere Annalisa e Guido (finalmente!!!)… ma sono iniziati i problemi… PIOGGIA!!! in macchina mi chiama Annalisa e mi dice che loro devono aspettare per partire perché piove ma io le dico che intanto mi dirigo alla volta di Siena per un giro in una delle più belle città del mondo.

Sono le 17,00 arriviamo a Siena e con Simone (non Cristicchi ma il mio ragazzo) notiamo un cielo alquanto nero sopra le nostre teste e così pensiamo bene di rifugiarci in comune per non correre rischi… passano due ore e dopo aver cantato, discusso fatto amicizia con dei turisti decidiamo che è meglio passeggiare… ma la pioggia ci ferma!!! Simone ha freddo e io ho dei sandali e così ci siamo ritrovati a fare shopping per Siena!!

Verso le 19,30 mentre noi cerchiamo disperati un paio di scarpe per me (i miei piedi erano bagnatissimi!!!) arrivano Annalisa e Guido… e il cuore alle stelle… un’emozione tutta particolare aver davanti una persona che non hai mai visto ma che senti di conoscere da sempre!!! Appena ci siamo visti subito un abbraccio e due baci come quelli di due amiche che non si vedono da tempo… grazie alle nostre lunghe chiacchierate mi sembrava di averla vista l’ultima volta il giorno prima!!! Il tempo di finire di dispensare baci e abbracci che ho coinvolto anche loro nella ricerca delle scarpe… e così ho anche io il mio souvenir da Siena.

Due chiacchiere tirano un’ altra e ci accorgiamo che è buio, ha smesso di piovere e si sono fate le 20,00 così pensiamo bene di avvicinarci al palco per vedere un po’ la situazione… ed ecco che dopo pochi minuti… Simone (il mio) attira la nostra attenzione dirigendo il nostro sguardo verso una piccola via, dalla quale spunta… Simone che è intento a scrivere un messaggio al cellulare e Stefano che parla al cellulare…

Chiamo Simone che si avvicina , ci saluta, ci sorride ci dà appuntamento a dopo e ci presenta Andrea… il suo cameraman. Neanche il tempo di capire che cosa sta succedendo che tutti e quattro ci troviamo una telecamera puntata con la lucina rossa accesa e una domanda….”Perché ti piace Simone?” … e lì mi domando Perché??? Il perché saprei dirlo solo ora… perché è legato a un evento della mia vita e mi ha travolto in pieno… ma lì per lì con Annalisa abbiamo detto quello che usciva per la testa!!!

Andrea ci lascia esce Stefano (con tanta voglia di parlare) e stiamo lì con lui che ci racconta delle sue vacanze e nello stesso tempo arrivano gli Gnu che ci danno (anche loro) appuntamento a dopo. Sono le 21,15 e inizia la mezz’ora di sound check e alle 21, 45 si inizia.

Simone sale sul palco e con lui ci sono gli Gnu, Olen e Davide che iniziano con le note dell’Italiano… e poi Senza… Studentessa….Vorrei cantare come Biagio… Fabbricante di canzoni… i tormentoni… una meravigliosa versione di Legato a te e la stupenda….“Simò che tu lo sai qual’è il senso della vita di una farfalla?” che esplode in un applauso lungo sulle note di Ti regalerò una rosa cantata in duetto con Fiorella Mannoia… Appena finito sale sul palco la presentatrice fa qualche domanda a Simone e ed è pronto per iniziare il concerto di Fiorella Mannoia.

Simone si chiude in comune, si cambia…vediamo uscire Roberto si ferma da noi, è visibilmente emozionato per la quantità di persone che erano in piazza, gli facciamo i complimenti e lo lasciamo andare a rilassarsi con dei suoi amici… E noi quattro continuiamo ad ascoltare il concerto di Fiorella Mannoia… Ma dopo un po’ presi dal freddo (tranne Guido che non si capiva se aveva freddo o caldo) non riusciamo a stare più lì fermi… così vedo Stefano e chiedo a lui se c’era possibilità di Salutare Simone perché se no noi andavamo a mangiare e poi al calduccio…

Stefano mi guarda e (gentile come al solito) mi dice “venite!” … così ci porta in una sala e la prima cosa che gli diciamo è …FINALMENTE AL CALDO!!!! Chiacchieriamo un po’ con lui…Vediamo Simone che chiacchiera con due attori della compagnia Gogmagog ma poi si avvicinano a noi e Simone ci saluta e loro vanno via.

Anche Simone ci racconta delle sue vacanze parliamo della Toscana dei posti da vedere e che lui ha visto, del concerto, degli Gnu… ma Stefano chiama Simone per andare a sentire il concerto e così Annalisa chiede a Simone di fare una foto tutti insieme per ricordo…

Un secondo prima di andare mi ricordo di dire a Simone che ho visto il programma “Stelle e padelle” e che mi è piaciuta la versione di “Giulio” dal vivo con Leo, Marco e Pier e se riuscivano prima o poi a farla ad un concerto… ma Simone mi ha risposto con un “Non dipende da me”… così io e lui avanti e gli altri dietro andiamo verso il palco…

Al momento di salutarci Simone mi guarda e mi dice: “Federì io oggi sono contento per me oggi è un momento storico…” lo guardo negli occhi e vedo lo sguardo colmo di emozione. Il tempo di dirgli “Sono contentissima per te” che era arrivato il momento di salutarsi… un bacio a lui e a Stefano e la serata con Simone è finita.

Siamo usciti dalle quinte, ci siamo diretti a mangiare e non appena finito era arrivato anche per noi quattro il momento di salutarci… la tristezza ci aveva preso ma pur sempre contenti della bellissima serata passata insieme… ognuno per la sua strada dicendoci “Alla prossima”. Grazie per tutte le emozioni della serata non le dimenticherò mai ma che non sono facili da raccontare.

Alla prossima.
Federica

1 comment September 7th, 2007

La Voce di Siena

Il pomeriggio di un giorno tanto atteso comincia con la pioggia. Il viaggio comincia da Seggiano, a poco più di un’ ora da Siena. E’ strano attraversare la campagna toscana con un cielo così cupo e coperto, quando solo fino al giorno prima il sole aveva reso ogni angolo di questa terra, se possibile, ancora più bello…. Per fortuna, proprio quando stiamo per arrivare, un bellissimo arcobaleno sembra salutarci e promettere i migliori auspici per una serata certamente indimenticabile, come sempre.

Come quasi tutte le città toscane, grandi o piccole che siano, anche Siena ha le sue mura, cosa che non smette di affascinarmi. Inevitabile il pensiero ai secoli di storia e di arte che questa città ha dietro di sé, ed è con timore quasi reverenziale che ci accingiamo ad incamminarci per le sue stradine, ancora, ahimé, sotto una pioggia alquanto autunnale.

Arriviamo a Piazza del Campo da una delle strade laterali, e il colpo d’occhio sulla piazza è così bello da togliere il fiato. Persino con questo cielo così grigio la piazza sembra non perdere affatto la sua bellezza… Guardare proprio dal centro il Palazzo Comunale, la Torre del Mangia, i vicoletti che si snodano stretti dai vari angoli dei palazzi, che attraversiamo tutti insieme in attesa che cominci l’evento che ci ha portati in questa bellissima città, è qualcosa che certamente non lascia indifferenti, come non lascia indifferente il pensiero di tutto ciò che è accaduto nel corso dei secoli proprio qui, dove ora passeggiamo noi.

Non c’è il tempo per vedere il resto, ma per il momento questo mi basta. Mi basta il ricordo che conservo di questo pomeriggio di viaggio, della compagnia, e della splendida serata in questa città che prima o poi – ne sono certa – rivedrò.

Annalisa

4 comments September 5th, 2007

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