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La Canzone unisce tutti.

In qualsiasi opera, spettacolo o racconto, il segreto sta nel giusto dosaggio di tutti gli ingredienti. Questo avviene nei concerti e nei C.I.M. di Simone Cristicchi: insieme ai suoi personaggi ed alla sua musica si muovono note e parole scritte dai alcuni dei più grandi cantautori della musica italiana e internazionale. Toccanti, pungenti e divertenti si insinuano nello spettacolo, prendono posto sul palcoscenico in una veste nuova.

Tanti gli omaggi ai cantautori italiani: ad aprire i concerti dal vivo troviamo “L’italiano” di Toto Cotugno in veste rock: fin dalle prime note, l’orecchio di chi ascolta prova a riconoscere la canzone, ma l’interpretazione del tutto personale la rende nuova, differente e fuori da ogni sorta di banalità. Come non ricordare poi “I Matti” di Francesco De Gregori; quei matti che Simone racconta, vive, ‘i matti tutta la vita, dentro la notte, chiusi a chiave’ perchè questo è il loro destino raccontato tra le righe di lettere che diventano la loro voce proprio quando non ne hanno più.

Così come in “Sempre e per Sempre” con le parole di De Gregori racconta d’aver ‘visto gente andare, perdersi e tornare e perdersi ancora e tendere la mano a mani vuote’, come nel gesto di chi dal limbo della malattia cerca un appiglio per risalire, per non sprofondare e riuscire a far ascoltare le proprie sofferenze. E ancora la toccante “Vedrai vedrai “ di Luigi Tenco , la trascinante versione di “Centro di gravità permanente” mescolata a “Bandiera bianca” e “L’era del Cinghiale Bianco” di Battiato e poi “Sigonella” di Ivano Fossati. Difficile il confronto ma eccellente l’interpretazione.

‘Sono stato io, mi perdoni Iddio, ma sono un gentiluomo e a nessuno dirò il perché… A nessuno dirò il perché!’.

E di una lucida follia è intrisa “Via Broletto 34″ del Maestro Sergio Endrigo che Simone non poteva certo non fare rivivere con la sua chitarra e la sua voce: la follia è di tutti ed è una componente del vivere quotidiano che può esplodere all’improvviso, in un gesto inaspettato a cui si cerca di dare una spiegazione.. Ma si può spiegare realmente la follia?

No, così come non è facile stabilire i parametri entro i quali si può definire la “normalità” o la guarigione….ed ecco Simone interpretare “Il Guarito” del grande Gaber, e spiegarci con questa amara ironia com’è difficile far coincidere punti di vista diversi sull’essere o meno guariti… Ancor più difficile spiegare ed insegnare ai bambini ‘la nostra morale’ di adulti. ”Non insegnate ai bambini” cantava sempre Giorgio Gaber e la fa sua Simone: fa suo quello che è forse stato il testamento spirituale del Signor G. che ci invita ad insegnare solo la magia della vita, anche in situazioni in cui questa sembra negata, violentata, calpestata. La speranza del futuro va coltivata anche nel più arido dei giardini, anche dove sembra crescere solo follia, oblio e sofferenza.

Scanzonato e divertente arriva poi “Disperato erotico stomp” di Lucio Dalla. Parole e note diventano un’unica cosa con i gesti. Servendosi di tutta la sua gestualità teatrale, sempre presente durante i suoi spettacoli, Simone fa prender vita alla canzone. Ed in fine a concludere “I will survive” di Gloria Gaynor… Le parole, le note di questi grandi Maestri diventano parte integrante del C.I.M. e dei concerti e sembrano appartenergli da sempre, sembrano essere nate con loro; ma forse è per questo che sono grandi canzoni: perchè diventano di tutti, entrano nell’aria e nelle storie delle persone comuni, nelle loro gioie e nei loro dolori.

A Simone il merito di averle amate e fatte rivivere in maniera onesta e profonda.

[di Redazione Slacciata]

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