Il progetto della Grande Orchestra dei ‘I mati de Trieste’ si inserisce nelle iniziative previste quest’anno per celebrare i 30 anni della Legge 180 (13 maggio 1978) e i 100 anni dell’ex ospedale psichiatrico del rione San Giovanni di Trieste (4 novembre 1908). Molti i nomi celebri che hanno espresso la loro adesione: tra gli altri Gino Paoli e Simone Cristicchi.
Non sono così esperto da fornire una definizione clinica. Il Matto è molto probabilmente una persona malata. Una brutta espressione-sinonimo è “malato di mente”. Qualcosa nel funzionamento della testa del Matto non va come deve andare. Il Matto devia dalla norma. Straparla, delira, salta, piange, ride, quasi mai nel momento o nei modi che la società che gli sta intorno considera giusti. Ed è qui che ti volevo. Citando De André, “dietro ogni scemo c’è un villaggio”. Le patologie della mente umana si sustanziano e si completano in relazione e nei confronti di qualcos’altro. Chiamiamo questo qualcos’altro, per semplicità, “società”. Il Matto è matto anche e soprattutto perché c’è un collettivo “altro” da lui, un villaggio, una comunità, una società, che lo indica e ne sottolinea la diversità.
Sono io, Giacomo Persichetti, e sono qui, dietro al vetro che mi separa dal mio fratellino appena nato. Lo osservo in silenzio con curiosità e meraviglia. Come si guarda un cielo stellato, una porta che si apre su un altro mondo…