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Poetessa precaria

generazione fantasmi
Nel suo piccolo, il blog senza lacci riceve e da voce all’autrice immaginaria:

Ciao Max,
sono Maria Luisa, un’ex studentessa universitaria, laureata precaria e attualmente “autrice immaginaria”. Nel senso che scrivo e ho sempre scritto sia per un’esigenza personale, sia per comunicare alle persone qualcosa che riguardi me e, per estensione, chiunque possa riconoscersi. Ma scrivere non basta, bisogna essere letti. Così, un passo avanti. Sono riuscita a pubblicare con una piccola casa editrice una mia raccolta di poesie, “Doppio fondo”… ed eccomi qui a scriverti.

Autrice immaginaria, perchè finchè nessuno mi legge sono un’autrice solo nella mia immaginazione,
perchè finchè nessuno mi legge continuo a essere “muta”, e purtroppo gli spazi dedicati ai giovani esordienti sono ridotti, se non assenti. In più la poesia, oggi, è un genere poco frequentato dai lettori, quanto molto abusato da autori e pseudo scrittori, quindi so bene che, spesso, quando si parla di poesia, si storce il naso e si immaginano pagine di noia in versi, o riflessioni personali o pensierini. Non nego, da lettrice, che può capitare di imbattersi in simili “poesie”. Per le mie, non mi esprimo, mi piacerebbe che fossero i lettori a fare la loro scelta.

Alla prossima fiera della microeditoria di Roma, “Piùlibripiùliberi” (5-8 dicembre 2008), la mia casa editrice metterà a disposizione degli autori interessati “Un’ora d’aria“, cioè un’ora in cui l’autore ha l’occasione di incontrare i lettori e interagire con chiunque avesse la curiosità e il desiderio di scoprire, conoscere e farsi liberamente un’idea su quanto viene scritto e rimane misconosciuto.

Vi invito, perciò, a venirmi a trovare alla mia Ora d’aria, sabato 6 dicembre 2008 dalle ore 17:00 alle ore 18:00 presso lo stand B-16 della Ibiskos editrice Risolo, all’interno del Palazzo dei Congressi (EUR). Spero che questa mia lettera possa trovare spazio sul blog e perciò, Max, ti ringrazio sin d’ora. Un grazie a tutti coloro che leggeranno questa mail per il tempo dedicatomi.

Cari Slacciati… vi aspetto numerosi!
Maria Luisa Maricchiolo

Add comment November 20th, 2008

Pronto? C’è qualcuno?!

generazione fantasmi

PS - Nella foto: Debora Villa, attrice del film “Fuga dal call center“.


1 comment May 5th, 2008

Gli iperqualificati precari

generazione fantasmi

Iperqualificati, con qualche sogno in testa e sempre meno pagati. Destinati a emigrare, pur di evitare la disfatta. I laureati mostrano sul loro volto i segni delle sempre più acute contraddizioni di un intero paese dove il merito e le qualifiche non vanno quasi mai di pari passo con le opportunità e i compensi. Sul loro volto sono sempre più evidenti i segni del disagio provato di fronte a quella porta, quasi sempre socchiusa, che dovrebbe portarli al lavoro e alla maturità.

[continua su csproma3.blogspot.com]

2 comments January 6th, 2008

Mary, laureata precaria (2)

“Quasi non ci credevo quando ho letto l’”annuncio” sul blog… era da un po’ che volevo ringraziare Simone per avermi dato finalmente un’identità.

Quando mi sono laureata, a giugno di quest’anno, non riuscivo ad identificarmi come una “dottoressa”, titolo tanto ambito negli ultimi cinque anni, ma solo come “una ex studentessa in cerca di primo impiego”. Dopo aver frequentato l’università ed essere stata etichettata come una figlia del tre più due (la riforma universitaria), mi sono ritrovata ad una settimana dalla discussione in viaggio verso Roma per fare i miei primi colloqui di lavoro, uno strazio, mi sembrava di essere una macchinetta a gettoni che una volta azionata ripeteva sempre la stessa storia su tesi, obiettivi di vita e i propri tre pregi e tre difetti, e sentiva sempre la stessa risposta da parte degli “uditori”.

Di colloqui ne ho fatti molti anche due o tre nello stesso giorno, e tutti in un solo mese, luglio, e per un’unica posizione non era mai un colloquio solo: prima con le risorse umane, poi la psicologa, poi il manager, poi il partner; ero arrivata a fine luglio stanca e scosolata, il solo pensiero di dover affrontare un ulteriore colloquio mi demoralizzava, pensavo di non aver più nulla da dover dire, di essermi in qualche modo spersonalizzata ed essere diventata un semplice prodotto: quello del mondo del lavoro.

In fondo poi nessuno mi ha mai proposto chissà quali contratti ma solo stages, che potevano o meno avere delle finalità ulteriori (tipo rinnovo dello stage di altri sei mesi o contratto di apprendistato).

Cmq l’ultimo colloquio che ho fatto è stato l’unico che poi mi ha lasciato a bocca aperta. Ero andata lì pensando: “Figurati se prendono me sicuro mi diranno la solita frase (grazie della disponibilità le faremo sapere)“. Ed invece, pur essendo stata più timida del solito, mi guardano in faccia e mi dicono che per loro potevo cominciare anche dal giorno dopo, una frase che non mi sarei mai aspettata, che mi ha lasciata senza parole.

Così da settembre sto facendo uno stage, mi danno 600 euro al mese è poco, ma come inizio non è male i “colleghi” (non mi sento di chiamarli così) sono molto gentili con me e disponibili ed amorevoli e mi sento sempre in debito nei loro riguardi, naturalmente loro sanno e capiscono che con i soldi che mi danno non potrei mantenermi a Roma, visto che solo l’affitto della mia cameretta mi viene a fare sui 400 euro al mese, e cercano di venirmi incontro anche con piccole cose come il caffè la mattina.

Io mi auguro di poter continuare questo lavoro anche dopo che si concluderà questo periodo di stage, perchè mi piace e mi fa sentire bene. Già perchè quando facevo i colloqui ilmio obiettivo era quello di trovare un lavoro da poter fare col sorriso sulle labbra, che in qualche modo avesse a che fare con i miei studi e che mi rendesse “un non peso” per i miei genitori.

I primi due punti li ho raggiunti, è sul terzo che ancora devo lavorare ed è per il terzo che, anche se a malincuore, continuo a mandare il giro su internet il mio Cv. Il mio unico desidero adesso è di superare questa incertezza, non è più solo una questione economica, come quando mi sono laureata, ma è anche la speranza di avere delle certezze che sembrano vietate a noi giovani, in fondo anche se il lavoro mi piace a volte è sconfortante doversi alzare la mattina e sapere che anche se ce la stai mettendo tutta putroppo non è detto che ci sia un impiego fisso all’orizzonte.

Spero di non avervi annoiato con questa storia.
Mary

2 comments December 22nd, 2007

Antonella, laureata precaria (1)

In tempi record, la prima email ricevuta dal blog:

“Ebbene sì… lo ammetto sono una laureata precaria! Pensare che il giorno della mia laurea tutti mi chiamavano “dottoressa”, ma è bastato poco a trasformarmi in una laureata precaria! Il 7 dicembre 2004 mi sono laureata in Lettere Moderne (110/110) presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Catania. In quel periodo avevo molti sogni e soprattutto molti ideali!

Dopo anni di studio potevo finalmente aspirare a qualcosa di diverso dalla mia scrivania, effettivamente sognavo una cattedra! Oggi in parte il mio sogno si è realizzato ma è precario come me!

Grazie ad un contratto CO.Co.Pro. insegno in un ente che organizza corsi di formazione professionale e grazie ad un altro contratto Co.Co.Pro insegno in una scuola privata. Purtroppo sono consapevole che resterò una precaria a vita se il fato non mi aiuta a superare i famigerati test d’ingresso per la Sissis… Che cos’è? Potrei definirla in tanti modi, ma credo che dovrò autocensurarmi e limitarmi a definirla una scuola di specializzazione che devono frequentare tutti gli aspiranti docenti. Infatti non è sufficiente frequentare un normale corso di laurea universitario; un insegnante per essere veramente bravo deve:

- pagare cinquanta euro per sostenere il test d’ammissione
- se sei fortunato superare il famigerato test a quel punto
- pagare 2500 euro per poter frequentare i corsi che ti permetteranno di diventare ufficialmente… un INSEGNANTE PRECARIO!!!

Questo significa che esistono tanti laureati precari, ma all’interno del mondo del precariato esistono tante sottospecie.

Quello del precario è un mondo difficile…
Un abbraccio
Antonella

Add comment December 17th, 2007

Ricerca precaria (e differita)

generazione fantasmi

pensieroattivoLO STIPENDIO DEL CNR - Uno dei disagi peggiori è lo stipendio che, oltre ad essere misero, come già evidenziato, viene riconosciuto con una modalità di pagamento cumulativa e non mensile. Non solo, dunque, un borsista deve accontentarsi di 830 euro al mese; ma questa cifra la prenderà soltanto a 90 giorni. Per esempio, la retribuzione di settembre/ottobre viene liquidata soltanto il 27 di novembre.

Questo comporta che in molti casi sia necessario un intervento diretto delle famiglie per aiutare i “poveri” scienziati. Il risultato è una somma di situazioni precarie che porta come conseguenza un inatteso e gradito regalo ai centri di ricerca all’estero, pronti ad accogliere a braccia aperte le nostre “menti”.

[da corriere.it]

Add comment December 4th, 2007

Laurea in scienza della disoccupazione

generazione fantasmi

Di ieri mattina una lettera all’Unità in cui una giovane laureata ventisettenne chiedeva una raccomandazione al Presidente Napolitano. In tono polemico ma estremamente cortese, la giovane lamentava quanto fosse difficile al giorno d’oggi trovare lavoro in Italia, con una laurea conseguita a pieni voti, master e stages. Ricorrendo nell’assurdità di essere scartati o per eccesso di qualifiche o mancata esperienza.

Un cane che si morde la coda, che per quanto si dimeni mancherà sempre di ragione. Una storia su tutte in un’Italia fatta di mani che si stringono e inciuci di palazzo, che altro fare se non conformarsi al sistema? In allegato alla lettera la nostra laureata precaria, come cantava Cristicchi, invia Cv e lo fa rivolgendosi alla più alta carica dello stato.

[da rivistaonline.com]

leggi la lettera…

Caro Presidente Napolitano,
sono una ragazza di ventisette anni, laureata da tre, e Le scrivo questa lettera per chiederLe una raccomandazione. Da quando ho concluso i miei studi universitari sono all’incessante ricerca di un lavoro ma ho potuto tristemente constatare che nel nostro Paese è quasi impossibile entrare nel mondo lavorativo unicamente per le proprie capacità e per la preparazione di cui si dispone.

Mi sono sempre battuta per affermare quelli che ritenevo e ritengo i giusti diritti e per la meritocrazia, rifiutando compromessi e scorciatoie che andassero in altre direzioni, seppur più convenienti. Ho avuto qualche occasione per scavalcare selezioni e graduatorie ma, volendo confidare unicamente in me stessa e nel mio curriculum di tutto rispetto, ho sempre optato per la correttezza che mi è stata insegnata e che è parte integrante di me.

Ora, però, ho l’assoluto bisogno di avere uno stipendio con cui mantenermi e, dato che non vivo esclusivamente d’aria e di ideali, devo prendere atto della realtà e cercare la mia strada che mi porta dritta dritta a Lei.

Le confesso che è, a dir poco, sconcertante assistere giornalmente a dibattiti politici e schermaglie in Parlamento sulla durata del Governo Prodi, su compravendite di senatori, nuove pseudoalleanze e dichiarazioni al vetriolo di leader delegittimati. Il tutto condito ad arte con le armi di distrazione di massa che rispondono di volta in volta al nome di “delitto di Cogne”, “caso di Garlasco” e ultimamente “omicidio di Perugia”. Posso dire che, nonostante una mia collaudata capacità di fare zapping affinata con gli anni, non riesco a sfuggire da plastici e ricostruzioni minuziose (oltre che da commenti qualunquisti) che mi rendono informatissima, mio malgrado, su tracce ematiche su pedali di biciclette, pentolini e coltelli.

Politica e informazione non sono mai stati così lontani da me e dalle mie effettive esigenze. In primis, trovare un lavoro. Nelle rare occasioni, poi, in cui si cerca di affrontare il tema della disoccupazione giovanile ci si concentra esclusivamente sulla precarietà del lavoro, intesa come durata dell’impiego. Quando si parlerà anche dell’accesso al mondo lavorativo che al giorno d’oggi è impossibile?

Con una laurea in Lettere con votazione di 110/110 con lode, due master e diversi stage all’attivo sono disoccupata da tre anni, non certo per una mia mancanza di iniziativa, sacrificio e determinazione. Le porte per me sono chiuse per due motivi, paradossalmente opposti: 1) sono troppo titolata e la busta paga che mi spetterebbe sarebbe un onere eccessivo per un datore di lavoro che mi assumesse per un primo impiego 2) non ho abbastanza esperienza.

Se non fosse una situazione pesante, non dovessi fare i conti a fine mese con il pagamento di un affitto e con la necessità di chiedere ancora a mia madre di mantenermi, troverei il tutto addirittura divertente. Un non-sense all’italiana. Come uscire dal tunnel dei “bamboccioni per scelta altrui”?

Vista l’innata sensibilità del Ministro Padoa Schioppa forse mi sarei potuta rivolgere a lui ma temevo che con venti euro e un’allegra pacca sulla spalla mi avrebbe spronato a cercare una soluzione da sola. Quindi mi rivolgo a Lei e Le chiedo pubblicamente di raccomandarmi, allegando il mio curriculum cosicchè possa sapere qualcosa in più su di me.

La ringrazio anticipatamente per la “grazia” che spero mi concederà e le invio i miei saluti.

In fede
Lidia Mancini

8 comments November 21st, 2007

Cristiana: confusa e felice

Un’email di Cristiana al blog senza lacci:

Ciao a tutti!
Grazie a chi ha potuto seguire la trasmissione radio e a chi non ha potuto farlo ma mi ha pensata. Spero che altre persone come Chiara potranno continuare a seguirla, perche’ l’informazione (e la controinformazione) sul tema del disagio mentale e sulle sue implicazioni sociali e’ importante per tutti.

Vorrei condividere con voi la gioia per questo primo obbiettivo raggiunto. La mia testimonianza e’ andata a sommarsi a quelle di altri pazienti psichiatrici e questo fa si’ che sia possibile un’azione di denuncia pubblica e mirata verso chi commette abusi e discriminazioni nei nostri confronti, in ogni settore.

Potete vedere qui:
Pianeti diversi
Radio Archimede

Perche’ le voci partite “dal basso” possano raggiungere un livello piu’ alto e veramente efficace, e’ neccesario pero’ un ULTERIORE SFORZO DA PARTE DI TUTTI, per questo se vorrete lasciare un segno della vostra presenza anche sul blog citato sarebbe prezioso per me e per tante persone e perche’ certi operati non debbano piu’ verificarsi. Ringrazio qui il comitato e la redazione radio che coraggiosamente hanno sostenuto e dato visibilita’ alla denuncia, in particolare grazie a Simona.

Se dovessi dirvi davvero come mi sento ora, penso si possa sintetizzare alla Carmen Consoli con un “confusa e felice” e soprattutto molto stanca. Ma la cosa piu’ bella, oggi, e’ sapere che non sono piu’ sola e il contatto con persone che hanno vissuto e vivono vicende come la mia e’ di grande aiuto.

TOGLIERE IL BAVAGLIO” fa un po’ male subito, forse il segno resta, ma vi garantisco che quando la voce esce e sai che c’e’ qualcuno in ascolto, allora ti senti non solo liberato, ma gia’ grandemente risarcito sul piano morale e della dignita’.

Cristiana G.

PS - Noi del blog, interpretando il pensiero di Simone, ringraziamo a nostra volta Cristiana per aver avuto il coraggio di far sentire la sua voce. E ringraziamo anche tutti coloro (operatori del settore e non) che hanno dato il loro prezioso contributo per guardare (e farci guardare) “Dall’altra parte del cancello”. Anche così il mondo può diventare migliore. Per tutti. Grazie, davvero.

3 comments June 18th, 2007

Cristiana: dalla sofferenza al riscatto

Da un commento di Cristiana G. sul blog senza lacci:

Vi leggo tutti e mi spiace non poter rispondere singolarmente come ognuno merita. I vostri commenti, i mirroraggi in altri blogs, le manifestazioni di solidarieta’ via mail, anche da persone che conoscendomi tanti anni fa non potevano immaginare il mio vissuto recente, sono un grande regalo, davvero inaspettato; e una buona ricompensa per lo sforzo incessante del “dire” e del “testimoniare”.

Ma e’ stato un primo passo. Ora aspetto che qualcosa si muova sul piano delle associazioni, tante, spesso con strumenti di denuncia pubblica maggiori di Internet ed efficaci. Fino ad oggi, purtroppo, delle tante rintracciate e contattate con grande fatica, poche hanno dato risposta e ancor meno una valida’ opportunita’ di aiuto. O meglio: dal punto di vista emotivo sento dai singoli che per loro mi contattano grande vicinanza, ma sono anni che sento parole e non vedo FATTI e non so se riesco a trasmettere quanta frustrazione comporti.

Non voglio polemizzare con nessuno in particolare, ma penso di doverlo dire perche’ al mio percorso di sofferenza (in cui ho dovuto imparare a rapportarmi a istituzioni statali di vario genere) vorrei ne seguisse uno di riscatto (in cui sto cercando di imparare a rapportarmi con istituzioni che si propongono “in alternativa”, ma che da quanto vedo gia’ da tempo, soffrono spesso delle stesse carenze organizzative).
A volte la sfiducia mi coglie al pensiero che, in entrambi i percorsi, la mia voce sia stata e continuera’ ad essere troppo piccola, per quanto amplificata da voi, per giungere all’orecchio di una qualche forma di “potere”. E penso che il nocciolo del problema sia questo per tante persone coinvolte in vicende come la mia.

Quello che rimane consolante e’ prendere atto che molto si muove piu’ “dal basso” che “dall’alto” e dimostra che tante persone, nel loro singolo, sanno provare comprensione, empatia, voglia di reagire. Leggo qui molte parole che nascono da percorsi di disagio e sofferenza appena accennati. E poi leggo voci (anche in mail) che arrivano dritte dalla “Generazione Fantasmi” che Simone ha saputo ben ritrarre e compattare in questa sede. Quei fantasmi, contrariamente a cio’ che si legge a volte sui media, hanno una testa pensante e sono pronti a materializzarsi per dire la loro forte e chiara quando occorre. E fa ben sperare per tutti!

Cristiana G.
granitablu@yahoo.it

14 comments June 5th, 2007

La vita (e la denuncia) di Cristiana

lettera inviata al cristicchiblog da Cristiana G.:

“Vi scrivo per riuscire a testimoniarvi la vicenda che ho vissuto e tuttora vivo da 3 anni. E’ una storia come tante altre che gia’ conoscete purtroppo, troppo spesso coperte dal silenzio. E’ una storia di malattia, diritti violati, malasanita’, ma soprattutto isolamento, indifferenza e pregiudizio sociale.

Ho 34 anni, soffro da 20 anni di patologia mentale cronica (DOC), vivo a Torino. Sono da sempre inabile al lavoro per questo motivo, ma nonostante i limiti imposti dalla malattia ho sempre cercato di condurre un’esistenza il piu’ possibile”normale”, in termini relazionali e pratici (compresi gli studi che ho portato avanti sino all’Universita’ e ad un Master successivo e da anni una vita domestica autonoma). Purtroppo 3 anni fa ha avuto inizio per me una vicenda di dissidi condominiali con una famiglia di vicini, che ha ben presto trasceso la natura banale e molto diffusa di questi conflitti.

Da allora sono in corso vessazioni continue da parte di queste persone, portate avanti con l’alibi della mia malattia (di cui erano consci per mia stessa informazione e dei medici) e proprio in virtu’ del pregiudizio sociale, senza che io potessi disporre di alcuno strumento di difesa, dal momento che ero gia’ stata privata della credibilita’. Tali vessazioni si manifestano con una vera e propria “guerra del rumore” che ha reso intollerabile e compromessa la mia intera esistenza entro le mure domestiche, dalle quali pero’ non ho potuto allontanarmi nemmeno temporaneamente. Infatti nessuno mi offre ospitalita’ per via della malattia e non ho potuto cercare una nuova abitazione per ragioni in parte economiche e in parte di vincoli imposti dai miei familiari e non desidero vivere all’interno di una comunita’.

L’unica alternativa valida e’ stata, nel momento peggiore e per qualche mese, rimanere per strada soprattutto nelle ore notturne. Inoltre l’atteggiamento dei vicini e’ stato piu’ volte denigratorio e diffamante nei miei confronti, inducendo in me uno stato di soggezione psicologica non facile da superare, arrivando infine a minacce fisiche e ad una aggressione fisica purtroppo in assenza di testimoni, che ho avuto timore e impossibilita’ a denunciare. Di quella stessa aggressione, per falsa accusa, mi trovo oggi imputata io stessa e in attesa di giudizio.

E lo stress per la vicenda legale, dall’esito peraltro incerto, va sommarsi al resto. Ovviamente ho cercato di tutelarmi fin dall’inizio rivolgendomi a tutte le istuzioni giuridiche accessibili (carabinieri, polizia, ufficio del Procuratore), da cui il problema e’ stato ritenuto “non di competenza” ed ignorato; ho allora bussato a tutte le porte possibili in termini di assistenza sociale, ad alcune associazioni di specifica tutela dei diritti degli ammalati psichici, le quali sembrano aver messo in atto una drammatico gioco di “scaricabarile” ritenendo ognuna, per motivazioni varie, l’argomento non di loro competenza e rinviandomi sempre ad altre istituzioni in un circolo totalmente sterile e scoraggiante.

Sottolineo che tutto questo avveniva, gia’ nel 2005, in uno stato di degrado fisico e psicologico avanzato e con grandissimo sforzo, dal momento che non riuscivo piu’ uscire di casa e l‘unico canale era il telefono o le emails. Una situazione che era dunque sotto gli occhi di molti, non solo parenti, amici, medici curanti, ma specifiche istituzioni. Eppure nell’indifferenza o nella dichiarata impossibilita’ materiale di porvi fine.

Ma il peggio doveva ancora venire.

Mi ero da ultimo rivolta ad un Associazione nazionale che nei propri intenti dichiarati comprendeva la lotta a qualsiasi forma di abuso o vessazione perpetrato ai danni di malati psichici. Ho esposto loro il timore e la consapevolezza che a breve sarebbe stata la psichiatria (ero in cura da qualche anno presso il CSM locale) ad abusare del proprio potere per legittimare e coprire l’operato dei miei vicini, cosa che purtroppo si e’ pesantemente verificata.

In quella occasione ero stata messa in contatto con un loro operatore sedicente avvocato - del quale non e’ stato possibile accertare l’identita’, ne’ piu’ rintracciarlo - il quale dapprima colpito dalla vicenda e disposto a intervenire rendendola pubblica, non appena saputo che le mie condizioni economiche non potevano coprire una spesa legale, ha improvvisamente mutato atteggiamento e ha dubitato della veridicita’ di quanto raccontavo, ribadendo che quanto esulava da abusi operati in campo e sedi strettamente psichiatrici esulava dalla loro competenza.

E questo a dispetto di cio’ che si leggeva nella dichiarazione di intenti dell’Associazione.
La risposta definitiva e’ stata che “la mia storia poteva essere buona al massimo per il Maurizio Costanzo Show“. Cosa purtroppo infondata, visto che la Redazione del MCS ha liquidato la vicenda come “troppo delicata”!

La delusione e la consapevolezza di essere stata privata della credibilita’ persino presso gli enti che si proponevano il rispetto dei miei specifici diritti sono stati per me una condanna definitiva e dopo poco giorni ho tentato il suicidio, con conseguente Trattamento Sanitario Obbligatorio presso l’SPDC di un ospedale torinese.

Nonostante quel TSO sia stato perfettamente legittimo e doveroso e abbia salvato la mia vita, esso ha dato il via, come temevo, a una spirale senza via d’uscita: ha infatti consentito ai miei vicini di ricorrere successivamente piu’ volte al potere del Primario del reparto con dichiarazioni diffamatorie; ed abusandone questi con la richiesta di altri 2 TSO in due anni, oggettivamente privi dei fondamentali requisiti di legge (pericolosita’ per se’ e per gli altri), come tante persone e gli stessi operatori del reparto hanno potuto constatare.

Al di la’ della privazione della liberta’ questo ha significato subire atteggiamenti e manifestazioni verbali molto pesanti, tese a intimorirmi e squalificare la mia persona da ogni punto di vista , stavolta da parte del Primario , anche questo sotto gli occhi degli stessi dipendenti operatori.

Chi conosce l’argomento sa bene cosa un TSO (legittimo o non) determina dopo ogni dimissione: accertamenti santitari obbligatori, violazioni non legali del mio domicilio, l’imposizione anche dopo il ricovero di una terapia che ha messo a rischio la mia salute fisica , interotta per il coraggioso intervento di un medico, mio padre, che oggi finalmente e’ l’unico a lottare al mio fianco.

Questo significa aver vissuto in uno stato di terrore e allarme protratto all’interno delle mura domestiche, consapevole che qualunque azione diffamatoria dei miei vicini o tentativo mio di denuncia avrebbe per me significato una nuova reclusione: i medici stessi hanno non troppo velatamente veicolato il concetto ad ogni dimissione. Un terrore che continua e forse mi accompagnera’ per sempre, nonostante l’azione di tutela pratica di mio padre e finalmente un azione legale di diffida dei vicini, intrapresa in questi giorni. A tutt’ oggi infatti esiste il rischio continuo e imprevisto che possano riverificarsi interventi del 118 o 113 e violazioni di domicilio per richiesta dei vicini senza motivazioni plausibili.

Questo soprattutto perche’ il danno subito, oltre che avermi moralmente annientata, privata della dignita’ e di qualunque liberta’, e’ stato anche di natura biologica, ossia ha determinato l’insorgere di nuovi gravi sintomi (non piu’ trattabili e probabilmente irreversibili). Ed essi mi espongono ovviamente ancor piu’ all’operato psichiatrico…anche in termini impropri e non adeguati.

Concludendo la mia situazione attuale comporta un senso di diffidenza generale verso qualsiasi persona o istituzione e la difficolta’ di riuscire ancora a intravvedere un futuro per me almeno qualitativamente accettabile.

E sul piano pratico le seguenti limitazioni:
- vivere quasi sempre reclusa in casa e perdita di tutte le relazioni sociali prima esistenti
- impossibilita’ da 3 anni di lavarmi e accedere senza paura ai miei servizi igienici (per il condizionamento insorto dalle ritorsioni rumorose)
- impossibilita’ di gestire liberamente spazi e tempi all’interno della privata abitazione (come sopra)
- privazione del sonno, alterazione ritmi sonno/veglia
- impossibilita’ conseguente di uscire a procurarmi il cibo, dunque dipendenza assoluta da chi me lo recapita e alimentazione non adeguata all’equilibrio fisico
(riuscendo talvolta ad uscire, cio’ significa comunque accettare la pesante umiliazione e vergogna per le mie condizioni igieniche)

Confesso di temere per la mia vita, perche’ sento che presto o tardi le mie condizioni arriveranno ad essere psicologicamente o fisicamente non piu’ tollerabili e non ho piu’ la possibilita’ neppure di ricorrere a cure adegute, visto sarei costretta a tornare, per ragioni di competenza territoriale, nello stesso ospedale e a contatto con la stessa persona che ha causato in buona parte il mio danno.

Dilemma che penso possa esemplificare bene fino a che punto puo’ spingersi la violazione dei diritti della persona, costituzionalmente garantiti (in linea teorica, ma come ho imparato a mie spese, non per tutti!) Tuttavia sono fermamente determinata a rimanere in vita e soprattutto a dedicare tutte le forze che restano a rendere pubblica la mia storia, almeno perche’ possa essere minimamente utile a una presa di coscienza collettiva e alla tutela di altre persone che vivono un disagio psichico e possono trovarsi ad affrontare identiche vicende (potrei fare il nome di almeno una, ricoverata con la forza come me nello stesso ospedale, per gli identici motivi).

Primo Levi scriveva “Ricordate che questo e’ stato“, io penso ci sia ancora tanto bisogno di gridare “Ricordatevi che questo e’”, ogni giorno, in ogni luogo, comprese le nostre “civili” societa’ e a distanza di 40 anni dalla chiusura dei manicomi.

Se certo la mia battaglia - come quella di molti di voi - e’ stata e sara’ lunga, sul piano legale e prima del recupero e della riaffermazione di quanto mi spetta per diritto come PERSONA, il passo piu’ grande e’ stato per me decidere di togliere quel “bavaglio” che da piu’parti e per troppo tempo mi e’ stato imposto.

Oggi compio 34 anni. A volte ho creduto che non ci sarei arrivata. Questa lettera e’ stato il regalo che ho scelto di farmi.

Ringraziandovi per l’attenzione, spero in un vostro cenno di riscontro, perche’ il sostegno morale e’ cio’ di cui piu’ ho bisogno, nella quasi totale solitudine che oggi vivo.

Cristiana G.
granitablu@yahoo.it

56 comments June 2nd, 2007

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