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Martina ha inviato a Simone questa email:
“Ciao Simone, sono Martina, una ragazza di Sondrio. Il tuo lavoro sui centri di igiene mentale mi ha molto colpita. Sei riuscito a metterci senso critico e passione, emozioni e problematiche. Questa estate ho fatto un campo di lavoro vicino a Napoli, a Castel Volturno, con la comunità di Comboniani che lavora in quella realtà.
Ho lavorato prevalentemente con problematiche come l’immigrazione, ma ho frequentato anche per alcuni giorni una casa di riposo, o come la chiamano lì una “Villa” per anziani. È stato come catapultarsi in un altro mondo, un mondo parallelo un mondo dimenticato da quelli “fuori”. E riguardando il tuo video è stato come ritornare da quei nonni che mi hanno un po’ adottata, che mi hanno accolto,e che allo stesso tempo mi hanno fatto sentire straniera.
È lo straniero che c’è in noi che emerge quando siamo in situazioni diverse dalle nostre abituali. E guardando “dall’altra parte del Cancello” mi sono sentita straniera. ancora una volta! Grazie, perché forse dovremmo lasciarci travolgere un po’ più dalle sensazioni e emozioni che le persone ci trasmettono… e sentirci un pò più stranieri!!
Un sorriso!
Martina”
Il suo allegato all’email:
Io sono come un pianoforte con un tasto rotto
L’accordo dissonante di un’orchestra di ubriachi
E giorno e notte si assomigliano
Nella poca luce che trafigge i vetri opachi
“Ti regalerò una rosa” - Simone Cristicchi
Due mani anziane, morbide, ricamate da sottili linee azzurre come dipinte con acquarelli, accarezzano e cercano di stringere le mie. Sono mani che hanno stretto la vita, l’hanno sfiorata e picchiata per 92 anni, in lungo e in largo per il mondo. Sono le mani di Marta, un’anziana signora lasciata sola in una casa di riposo a pochi minuti da Napoli. E come le mani di Marta, sono gli occhi lucidi di Antonietta, il sorriso sdentato di Ida, il silenzio obbligato di Ciro che mi fanno ripensare al valore che noi diamo alla memoria, agli (degli) anziani.
Entrare in un “ospizio” a Castel Volturno (provincia di Caserta) significa essere catapultati in un’altra dimensione, in un’altra realtà. Un mondo silenzioso in cui forse aleggiano solo i ricordi di una vita passata. Un silenzio irreale, fatto solo di occhi fissi davanti a se, interrotto solo da qualche parola senza senso o magari che un senso ce l’ha ma che si perde tra le fila di orecchie sorde e occhi ciechi.
Silenzio che si contrappone al continuo e monotono rumore della strada su cui si affaccia “villa Mary”. Crocevia di povertà, emarginazione, sofferenza, prostituzione, camorra immigrazione. Ma a sentire Marta una volta non era così. Strada dove spesso sono cresciuti e che ora guardano dall’alto, da un terrazzino, staccati da quel mondo così strano, emarginati da quel mondo così cambiato.
Un calendario vecchio di cinque anni fermo sul mese di aprile blocca il tempo per un istante, alcune foto sbiadite appese al muro raccontano le persone che sono state accanto a questi uomini e donne, che molte volte non hanno più la capacità di ricordare. Memoria dimenticata, come sono dimenticati dal resto del mondo questi anziani. E forse, in certi momenti, ci si chiede se non siano dimenticati anche da Dio.
Nella società moderna la memoria non viene più utilizzata perché sostituita da computer, sveglie, cellulari che ci ricordano gli appuntamenti, gli impegni, i numeri, le persone.. Diventa quindi sempre più difficile ricordarsi le cose che non salviamo nel nostro “disco esterno”. E forse le persone come Vincè, Ciro e Marta occupano troppo spazio, troppa memoria. È una memoria ingombrante, che fa un po’ male.
Ricordarsi gli occhi di una donna , con una vita alle spalle lunga quasi un secolo, che ti chiede delle promesse impossibili e irrealizzabili, mani che ti stringono e che ti supplicano di portarli via da quel luogo senza tempo e senza memoria, silenzi che ti interrogano sul valore della vita in queste condizioni.
Il cancello si chiude. E ti ritrovi in quel mondo caotico, che “loro” guardano dall’alto, mentre tu ci sei dentro. Lasci quel silenzio fatto di pantofole strusciate, speranze inutili, attese dolorose. Ti ritrovi di nuovo nel Mondo e pensi a quell’isola di infelicità e solitudine. Cammini con gli occhi di Antonietta, il fumo delle sigarette di Vincè, le mani morbide di Marta fissate nella testa. E nel cuore hai la memoria che non ti lascia, anche dopo mesi. Memoria che non ti abbandona, che ti fa pensare a quei Nonni ormai tuoi, che ti hanno dato più di qualsiasi libro, che ti hanno insegnato più di qualsiasi scuola. Solo con un sorriso.
Ed è come chiudere la saggezza del mondo in uno scatolone.
Martina 5°A
February 13th, 2008
Dai sondaggi precari del blog, si potrebbe desumere (anche) che:
tv e radio sono state l’occasione del primo incontro (89%); il testo di una canzone è molto importante (63%); non si può fare a meno di “Fabbricante di canzoni” (55%); il video preferito è “Ti Regalerò una rosa” (29%); la canzone più equivocata è “Vorrei cantare come Biagio” (67%); il look migliore è “Man in total black” (18%); la canzone più riascoltata è “Laureata Precaria” (35%).
November 9th, 2007
Mi piace definire Volterra “una città di pietra”, perché di pietra sono fatte le sue strade, le sue mura, di pietra sono le sue torri e i suoi magnifici palazzi… ed è proprio tra questi suoi monumenti che si può leggere e rivivere la storia di questa piccola cittadina, dove ogni civiltà e periodo storico, che va da quello etrusco fino all’ottocento, ha lasciato in lei tracce significative del proprio passaggio rendendo Volterra unica e piena di fascino.
Passeggiando tra le sue vie, vicoletti, i suoi monumenti, le sue case, si ha la sensazione di far un salto nel passato, di tornare a camminare su una terra dove sembra il tempo si sia fermato e la mano dell’uomo moderno sia troppo distante e debole per toccare tale bellezza.
Ma è tra questa bellezza che, alla fine dell’ottocento, sorge nel borgo San Lazzaro “l’inferno degli indesiderabili”, il manicomio di Volterra, l’ospedale psichiatrico, oggi divenuto moderna struttura ospedaliera. La fredda architettura dell’edificio, architettura del periodo fascista, sembra lì a ricordarci che tra quelle mura sono morti di solitudine, malinconia, dimenticanze e torture, uomini e donne.
All’esterno delle mura volterrane e delle sue porte, oliveti e filari di vino, immense distese di campi color oro, anche quest’anno denudati della loro ricchezza, il grano. E più in là, grandi boschi di quercia, platani e castagni; cipressi e pioppi lungo le strade che risalgono le colline per arrivare in città… il paesaggio è immenso, vario e lascia senza fiato.
Questa è Volterra.
6 Agosto 2007.

[Olimpia per la RedazioneSlacciata]
August 17th, 2007

E se un concerto di Simone dovesse tenersi a Springfield?
Allora non ci resterebbe che “simpsonizzarci” e seguirlo pure laggiù!!
August 12th, 2007
Splendide, splendide sono le sue colline… è questo il paesaggio che cattura l’occhio arrivando a Ricaldone: l’intenso verde dei vigneti di moscato che toccano il cielo, abbracciano il paese e riempiono gli spazi che si aprono tra le stradine, i vicoli e i tetti delle case… [foto di Chiara]
Poi il vento, che corre tra le strade, che ci avvolge, che parla e racconta di storie di vita lontana… il sole caldo si sposa con il vento in un interminabile silenzio… ogni cosa qui, ogni filo d’erba, il sassolino a terra e ogni mattone sembra custodire l’anima di chi tra queste vie, tra queste case, tra questi vigneti è passato e vissuto… tutto qui è molto suggestivo: è semplice riuscire ad immaginare le voci dei bambini che un tempo correvano e giocavano su e giù per le strade, nei cortili, di questa verde isola… e tra questi bambini anche lui, Luigi…
“Visse in una grande casa bianca, una casa che affaccia su un cortile immenso dove il bambino Luigi passava lunghi pomeriggi a giocar”;
“La persona che amo di più è la mamma, si chiama Teresa. È alta di statura, ha i capelli color castagno e gli occhi dello stesso colore” (tema del 1946).
Nulla sembra cambiato a Ricaldone da quegli anni ’40: qui non troverai il ristorante, la pizza al taglio o il supermercato, ma vedrai la vecchia fontana del paese, le chiese con il grande campanile che suona ogni ora, l’unico alimentari del paese, il piccolo circolo ricreativo… e la gente, molto accogliente, gentile e semplice.
Questa è Ricaldone.
20 Luglio 2007.
[Olimpia per la RedazioneSlacciata]
July 23rd, 2007
Email per Simone:
Ciao Simone, sono Serena, sono stata la protagonista della tua meravigliosa canzone “studentessa universitaria”, ed ora lo sono della bellissima “laureata precaria”!!! Anche se tu questo non lo sai!!
Ieri sera sono stata alla finale del Premio Fabrizio De Andre’, dove come al solito sei riuscito a donarci un magnifico spettacolo… Volevo ringraziarti per la tua particolare capacità di riuscire a dare forma e parola all’arte… l’arte vera, quella con la A maiusola… quella che ti fa emozionare, che ti fa riflettere, che ti fa sentire bene, che ti fa conoscere, scoprire… interessare…
Volevo ringraziarti per avermi fatto sempre compagnia con le tue parole e la tua musica nelle mie giornate troppo spesso buie, ma tornate alla luce… Volevo ringraziarti per essere rimasto cosi’ meravigliosamente semplice nella tua maestosa grandezza…
Per essere cosi’ “diverso” da tutti gli altri ma nello stesso tempo per la tua capacità di piacere, di essere amato alla follia… perche’ uno come te o lo si ama o lo si odia… ed io spero di cuore che questo forte calore attorno a te cresca sempre di piu e ti avvolga come tu riesci ad avvolgere chi ti ama di un’intelligente passione per la musica…
Io sono stata una disperata studentessa universitaria per 3 anni… facendo la vita che hai descritto per filo e per segno nella tua canzone… (ma come hai fatto a saperlo!?) e poi sono diventata una laureata precaria perche’ non e’ stato facile trovare uno straccio di lavoro… non molto inerente agli studi che ho fatto…
Portami un po’ di fortuna… scrivimi un’altra canzone dove tutto possa andare sempre bene….dove i “matti” come noi possanto trovare un po’ di pace… dove le origini tornino a trionfare… dove la poesia inizi a comandare… Grazie Simone…
Con tanto affetto
Serena
July 2nd, 2007
- di Cecilia -
E così mi ritrovo davanti alla pagina bianca di Word. Di nuovo a fare un resoconto, con la differenza però che, questa volta, ho vissuto Simone in maniera diversa: attraverso altre persone, che lo stimano quanto me.
Parto per Volterra, per integrare la mia tesina per l’esame di Stato, che si sta avvicinando sempre di più. Rapisco l’uomo della mia vita (Diego, mio fratello) e lo obbligo a condividere con me quest’esperienza, quest’avventura. Partiamo dopo un pranzo velocissimo e dopo la mattinata scolastica obbligatoria. Partiamo a scoprire se qualcuno conosce magari una Risposta a tante domande che possono emergere, o che magari, sanno da che parte del cancello stare,a capire se c’è un senso a tutti i maltrattamenti,a capire se c’è un senso a tanta rabbia verso persone innocenti.
Dal finestrino abbassato del tutto,per il caldo afoso,e con i capelli al vento,osservo tutto. Osservo ogni particolare,osservo il paesaggio, prendo appunti perché mi sono preposta di fare un bel resoconto, con il permesso del Grande Capo, naturalmente. Mi guardo intorno e fino a Cecina tutto fila liscio,tutto normale,nel senso: cose che ho visto, notato, osservato mille volte. Il particolare arriva quando percorriamo i quaranta chilometri di strada normale, i miei occhi rimangono spalancati. Trovano il bello, trovano quasi la libertà,incontrano il vento fresco, dato anche dalla velocità che manteniamo.
Vedono quelle distese di grano e di fiori che qualcuno di mia conoscenza sognerebbe, perché è l’unica speranza a cui aggrapparsi. Arrivati a destinazione la voglia di fotografare è tanta come sempre,ed ora,ancora di più. Adesso c’è un motivo più valido, adesso fotografiamo le finestre che rimangono dell’ex manicomio. Quelle inferiate arrugginite ormai, quelle finestre costruite come nei carceri.
L’ora ci svela che dobbiamo entrare nella struttura dell’incontro. Comincio a salire le scale e subito noto un manifesto con Simone, quasi mi metto a piangere. Penso. Anche Simone ha percorso la strada che ho percorso io per arrivare qui, anche Simone ha salito queste scale per conoscere gli addetti ai lavori e anche Simone ha vissuto questa stessa esperienza. Pensando a questo ecco che il cuoricino comincia a battere più veloce, ha quasi paura,di quello che potrò dire, di quello che potrò dare attraverso le mie parole.
Entriamo in una stanzetta e con grande emozione riesco a dare un volto all’educatrice che sento per telefono da un mese. Dopo varie presentazioni, cominciamo la nostra chiacchierata che tocca tutti i punti, proprio tutti, e arriviamo anche a Simone, ovviamente. Ognuno di noi esprime un buon giudizio su di lui, quindi vuol dire che è vero: è vero che Simone si merita tanto, è vero che Simone è un grande, è vero che Simone ha saputo essere tanto sensibile da smuovere tanti giovani come me. Naturalmente anch’io, da slacciata, esprimo la mia idea su di lui e subito ognuno di loro, quasi in coro, mi dice: “Vabbè, questa è andata, è cotta…”. Io spiego che non c’entra il fatto di essere cotta o meno, ma c’entra la questione che una persona del genere è difficile trovarla, anche tra i giovani, che si dice che siano i più semplici.
Ho voluto fare un resoconto perché,anche se non c’è stato un concerto live di Simone, o l’incontro diretto con Simone, in qualche modo l’ho vissuto attraverso altre persone. Persone che meritano tanto rispetto che neanche ci si immagina, persone che hanno collaborato con Simone ma che, nonostante non lo conoscano benissimo, hanno una buonissima idea di lui. Questo a voler dire che: Simone non è un grande perché lo diciamo solo noi slacciati, ma è un grande perché la maggior parte della gente lo dice. Qualsiasi persona che sento sente dentro di sé Simone. Si riconosce in una delle canzoni, non necessariamente quella più famosa del 2007.
[Cecilia-Titta]
June 5th, 2007
Da un commento di ChiaraS (Napoli)
sul blog senza lacci:
Commentino piccolissimo appena tornata a casa e prima del (dettagliatissimo… ahi…
) resoconto… SIMONE HA VINTO!!! Si è aggiudicato il “Premio Elsa Morante Ragazzi” con il 74% dei voti della giuria popolare… una splendida cerimonia, carica d’intensa emozione e di caldissimo affetto. Da Napoli per ora è tutto. Punto. Mi fermo. Grazie, Simo…
June 1st, 2007
Perdonerete, spero, il taglio personal-nostalgico di quanto sto scrivendo: la serata di Mantova è stata la chiusura di un personalissimo cerchio, che racchiude però gran parte del “mondo slacciato”.
Giovedì sera a Mantova è stato cenare tra slacciati vecchi e nuovi insieme a Simone, prima della sua esibizione. Giovedì sera a Mantova è stato vederlo commuoversi parlando del C.I.M. e vederlo ridere alle nostre magliette “UFF!”. Giovedì sera a Mantova è stato farmi prendere affettuosamente in giro perchè “mò ce stà Er Lenticchia…te sei inguaiata…”.
Giovedì sera a Mantova è stato un Numero Ventisette, è stato un ricordare il Mantovamusicafestival dello scorso anno: chi c’era allora ed è ancora al suo fianco, chi s’è perso per strada, chi s’è aggiunto via via….è stato un ricordare un C.I.M. in stato embrionale con 30/40 persone ad assistervi…paganti solo la metà ma non importa…10 Dicembre 2005, Motion di Zingonia (BG): il proprietario del locale che entra nei camerini ed annuncia “ragazzi, la serata salta. Non c’è quasi nessuno.” e si sente rispondere “ma qualcuno c’è, ed ha fatto anche un bel po’ di strada…la serata la facciamo, non ci interessa del cachet ma la serata la facciamo. Punto.” e paragonare quel locale vuoto ad un Auditorium tutto esaurito.
Giovedì sera a Mantova è stato:
S> “per prima cosa, mi siedo al pianoforte e faccio la lettera di Antonio O. , poi faccio Ti regalerò una rosa e poi? Laureata?”
L>”Perchè non Legato a te?”
S>”Dici?”
Dico, dico. Serata intensa, questa. Finiamola col botto. No?
Giovedì notte, tornando da Mantova, è stato un trillo di cellulare, un “ti passo una persona…”, qualche chiacchiera, un saluto ed un “hai appena parlato con un’altra dei superstiti del Motion, come te….”
Resoconto emotivamente slacciato.
Loh x la RedazioneSlacciata.
May 28th, 2007
caro max,
guarda chi ho incontrato per una coincidenza oggi pomeriggio???? simone!!!!!!! è stato all’ippodromo di mungivacca (bari) per la presentazione del libro e dvd “Dall’altra parte del cancello”!!!! come al solito è stato fantastico!!! gli ho fatto delle foto che ti ho allegato… in più alla fine gli ho dato la matita slacciata e mi ha riconosciuto chiamandomi per nome..gli ho fatto l’in bocca al lupo per stasera e gli ho detto che ci vedevamo dopo il concerto!!!!!! mi ha abbracciato. è stato dolcissimo con tutti come sempre perchè l’incontro era particolarmente dedicato ai bambini down e ai tanti malati di mente presenti in sala. il tutto è stato organizzato dall’associazione “mano nella mano”. è stato davvero un ottimo inizio.. il concerto sarà il massimo.
baci baci baci
tilde
April 29th, 2007
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