Posts filed under 'AMICI di Simone'

A Napoli, io c’ero! (1/2)

Dove eravamo rimasti?
[di ChiaraS]

E’ con queste parole che si torna, di solito, a raccontare un nuovo capitolo di una storia interrotta per qualche tempo, ma ben presente nella mente di chi legge. E’ con queste parole che, anche stavolta (ahivoi!), proverò a raccontare le sensazioni e i momenti di una nuova tappa di questo magnifico viaggio, iniziato ormai un anno fa, ma che non per questo smette di sorprendere. Anzi, che sorprende ad ogni tappa, se possibile, un po’ di più.

Le attese, come era ovvio che fosse, alla vigilia erano più grandi ed importanti del solito: così come ci eravamo detti alla fine della ancora oggi incredibile serata del 20 ottobre, il timore che questi lunghi mesi di “sosta creativa” potessero cambiarci, tutti, in termini di esperienze di vita, di rapporti interpersonali, di intensità di un legame alimentato da una meravigliosa abitudine all’incontro che si era fatta mensile se non anche più frequente, era piuttosto presente in noi, anche se alquanto celato.

Un po’ come accade alla fine di una vacanza nel corso della quale si trascorrono 24 ore al giorno con amici con la A maiuscola… ogni momento diventa talmente prezioso che si ha l’impressione sia estraneo al trascorrere del tempo, ma quando l’estate finisce e si sale sul treno, sull’aereo, in macchina, per tornare ciascuno nella propria città ed alla propria quotidianità, pur sapendo che gli affetti sinceri e profondi, proprio perché tali, possono solo crescere e mai scemare, la paura un po’ “infantile” che quegli abbracci dopo un anno non abbiano più lo stesso sapore e la stessa forza viene fuori anche quando razionalmente cerchiamo di spazzarla via. E’ un modo come un altro di dimostrare a noi stessi e agli altri la felicità di una condivisione dalla bellezza più unica che rara.

La serata di sabato ha dato ragione alla… ragione, ed ha rappresentato una ulteriore prova del fatto che questo viaggio non solo musicale ha creato fra noi “compagni d’avventura” qualcosa di stabilmente, solidamente autentico. Che va oltre la geografia, oltre gli impegni, oltre le malinconie ed i sorrisi che costellano le giornate. Ritrovarsi è ogni volta come fermare l’orologio, tirarsi fuori da quelle lancette che girano, segnano, cambiano. Ritrovarsi è ogni volta un essersi salutati solo poche ore prima. Identici sorrisi, identici abbracci, identica voglia di stare insieme, identica volontà di buttarsi alle spalle, anche se solo per qualche ora, la quotidianità con le sue salite e le sue discese. Stavolta, dopo sette lunghi mesi, più che mai.

Stavolta più che mai perché non saremo soli, noi Slacciati napoletani. Ci saranno anche Paddy e Marialaura dalla Puglia. L’idea di salire di nuovo su quel treno fatto di note e di emozioni e di riabbracciare nello stesso giorno gli amici di Napoli, quelli pugliesi e Simone, porta con sé la gioia abituale, ma moltiplicata per cento.

Così, ci si mette in marcia: prima l’incontro con le ragazze di Bari e le loro famiglie in una delle più belle piazze della città, particolarmente affollata a causa dei concomitanti “Trl Awards” di MTV che hanno reso questo sabato pomeriggio decisamente più caotico e colorato del solito. E sono i primi momenti di autentica felicità, accompagnati dall’ormai abituale pizzico di incredulità nel rendermi conto che l’impressione che questi sette mesi siano stati vissuti al di fuori del normale scorrere del tempo non è solo mia. Tante chiacchiere, tante risate, un breve giro turistico mentre si aspetta l’arrivo degli altri ragazzi imbottigliati nel traffico cittadino. Ci si ritrova, tutti, davanti al locale, diverse ore prima che il concerto inizi.

Si prospetta una lunghissima attesa… ma la felicità di cui sopra rende questo dettaglio del tutto trascurabile. Tra foto e battute, resoconti di vita e scherzi, una piccola pizzeria al taglio fino a quel momento vuota che si ritrova assediata ed una spietata caccia alle bottigline d’acqua minerale causa arsura da temperatura africana, il passaggio dal sole pomeridiano al buio serale è quasi impercettibile.

Verso le otto e mezza si vede spuntare dall’altra parte della strada un inconfondibile camioncino bianco e celeste… il tempo di una manovra, e quando il Dodge arriva davanti al Mutiny l’accoglienza da parte nostra è quella delle grandi occasioni: flash che scattano come si trattasse della Papamobile… ma diciamocela tutta, non si può non immortalare un pezzo di storia su quattro ruote così pittoresco!

Ancora più calorosa è l’accoglienza che tributiamo al nostro CantAttore: ed anche questa volta, forse davvero per la prima volta, quel sentore di essersi congedati solo qualche giorno prima, con ancora vivissimo ogni singolo ricordo dell’ottobre 2007, si fa sentire netto. In un forte abbraccio, in un enorme sorriso sincero, in un “finalmente !” sussurrato ma nemmeno poi tanto, si sciolgono tutti i piccoli, sciocchi timori che avevano accompagnato questi mesi di lontananza.

E ci si rende conto, sensazione anch’essa difficile da descrivere, che quella che si ha davanti non è, o meglio, non è più la stessa persona che sembrava essere ai primi incontri, quelli durante i quali la si guardava con un’aria intimidita, impacciata, imbarazzata assolutamente non per sciocca idolatria, ma per quel rispetto un po’ distaccato che si deve a chi si stima conoscendolo da poco, a chi si vuol bene per “riflesso”, come conseguenza di una emozione forte transitata solo attraverso uno schermo televisivo, un pc, un lettore cd. Adesso quello che ci troviamo davanti è un amico, un amico speciale per mille motivi, ma un amico.

Presuntuoso definirlo così, lo so… ma, come mi son permessa di scrivere alla fine del resoconto post-Parioli, alla parola “amicizia”, per me una delle più belle e ricche del mondo, si possono dare infinite accezioni. Una di queste è sentire di poter essere fino in fondo ciò che si è, senza sentirsi né giudici né giudicati, senza maschere né trucco di alcun genere… a maggior ragione se, come nel caso di chi scrive, ci si può fregiare del ben poco meritorio titolo di “persona fra le più timide del Cosmo”. Questa sensazione di assoluto agio, di spontaneità assoluta, è esattamente ciò che si prova quando ci si trova davanti Simone. E tutto ciò ha un sapore talmente autentico, bello, da non sembrare vero, soprattutto se si pensa a quante e quali situazioni ogni giorno ci costringono a vestire abiti che non ci appartengono, a risposte che non ci sono proprie, ad odiosi rapporti, atteggiamenti e frasi di circostanza ai quali rinunceremmo più che volentieri, se solo si potesse. Tutto ciò sorprende come la prima volta, ancora.

Anche Simone sembra davvero felice di ritrovarci lì, così come gli avevamo promesso sette mesi fa. Considerazione banale, ma il suo viso ed il suo sguardo sembrano brillare di una luce diversa. La paternità, il desiderio di rimettersi in marcia, la prova che l’affetto intorno a lui è sempre forte, forse anche la sicurezza che può nascere dal rivedere ancora al suo fianco uno zoccolo duro di Slacciati che se ne sono guardati bene dal lasciarlo solo, gli danno un’aria di evidente, luminosa serenità, che si riflette automaticamente su di noi.

Come se felici non lo fossimo già abbastanza. Si chiacchiera per qualche minuto, qualche foto, da parte nostra due piccoli regali dal sapore di Napoli e poi ci separiamo… lui dentro, con Stefano ed i musicisti, per il soundcheck e l’intervista pubblicata sul Blog, noi fuori a scambiarci impressioni, pensieri, ed ancora risate. Simone esce di nuovo verso le 22, per andare a cena… noi sempre fuori, sempre in piedi, pazienti e stoici nonostante le gambe e la schiena comincino a protestare alquanto vivacemente! Intanto il piazzale antistante il locale comincia ad affollarsi… e la nostra guardia al portone si fa sempre più attenta: vuoi vedere che dopo tre ore di indefessa resistenza qualche furbetto appena arrivato e con lo scatto fresco ci frega pure i posti ? Non sia mai detto…

Alle 22:45 finalmente le porte si aprono… e per noi è, sinceramente, una liberazione! Il locale non è molto ampio ma suggestivo: un palchetto centrale, essenziale; puffs (che dopo tre ore all’impiedi non sono esattamente quello che si definisce il massimo della vita!), sedie di vimini, divanetti, tavolini di marmo su ognuno dei quali è collocata una piccola candela, luci soffuse, una ambientazione avvolgente che strizza l’occhio alla sensualità della cultura orientale e che sembra ideale per accogliere un set musicale acustico. Il gruppo Slacciato, come sempre, è in primissima fila… siamo a pochissimi metri, si potrebbe dire a pochissimi centimetri, dalle casse e dal palco, e da lì le note si apprezzano e si respirano quasi una per una.

Aprono la serata Valerio Sgarra & Le Conseguenze del Bancone, terzetto formato dal solista con chitarra, da un fisarmonicista e da un contrabbassista. Una fusione d’altri tempi tra Paolo Conte, Buscaglione, Jannacci ed un certo tipo di folk spruzzato di arie latine che non smette mai d’affascinare. Bravi, bravi, bravi. Suonano per circa mezz’ora davanti ad un pubblico abbastanza disattento, ma convincono regalando ironica poesia. Queste occasioni riservano spesso graditissime sorprese, come la scoperta di gruppi del genere, con una carriera maggiormente apprezzata fuori dall’Italia che qui da noi, con uno stile che non viene considerato abbastanza “commerciale” per essere pubblicizzato, che devono accontentarsi del famoso pubblico di nicchia, ma che sanno offrire, a chi ha la saggezza ed il buon gusto di non farsi bastare le solite piazze, i soliti nomi, le solite note, momenti piacevolissimi.

Dieci minuti di pausa, durante i quali Stefano, Gabriele e Raffaele sistemano gli ultimi dettagli sul palco e poi si ricomincia. Il locale nel frattempo si è riempito, e lo si avverte dalle voci che salgono… la speranza è che la presenza del bar così vicino alla scena non induca qualche ascoltatore distratto a darsi alla chiacchiera libera infastidendo gli artisti ed il resto del pubblico. Per fortuna questo non accadrà.

Dopo esserci sgranchiti un po’ le gambe anche noi, riprendiamo posto: le fotocamere ben piazzate sul tavolino, come su una griglia di partenza di una gara di Formula Uno, le mani pronte per applausi che non vedono l’ora di essere lasciati liberi dopo tanto tempo… ed una gran voglia di cantare insieme, di ridere, di ritrovare quella complicità e quei battiti sempre uguali nell’intensità e sempre diversi nella forma, che rendono ogni concerto ed ogni spettacolo, a suo modo, indelebile.

Già le prime note dei due eccezionali musicisti raccolgono molti consensi : fin dall’inizio sembra evidente che il pubblico sia curioso, attento e… decisamente caloroso, come questa serata più che estiva. Meglio così! Simone sale sul palco con la sua maschera da tigre… ed inizia una delle performance più belle fra tutte quelle alle quali abbiamo assistito finora.

Quello che va in scena si potrebbe definire il classico cammino del nostro CantAttore fra vita e vite… ma “classico” è un aggettivo che non si addice ai suoi concerti. Dagli arrangiamenti ai monologhi, dalle espressioni ai dettagli, una stessa canzone, una stessa frase, si vestono di abiti ogni volta diversi nel taglio e nel colore. Tagli e colori particolarmente intensi, questa volta. L’organetto ed i suoni elettronici stordiscono ed affascinano, trascinando noi ascoltatori in una immersione continua durante la quale non c’è tempo né voglia di prendere fiato.

(continua)

2 comments May 31st, 2008

Meglio di Olly e Benji.

partitacuore2008
Da un commento allo space di Simone.

[RedazioneSlacciata]

2 comments May 26th, 2008

E’ una questione di qualità…

…o una formalità
non ricordo più bene, una formalità…

[Io sto bene - CCCP]

Uno stralcio dell’esibizione di Simone a Stazioni Lunari, tra CIM, CCCP e CSI

“E’ stato un tempo il mondo giovane e forte,
odorante di sangue fertile,
rigoglioso di lotte, moltitudini,
splendeva pretendeva molto…”

[*]

Norme di regolamento di un ospedale psichiatrico: gli infermieri non devono tenere relazioni con le famiglie dei malati, darne notizie, portar fuori senz’ordine lettere, oggetti, ambasciate, saluti: né possono recare agli ammalati alcuna notizia dal di fuori, né oggetti, né stampe, né scritti…

Nessuno conosceva più, esattamente, i confini del Manicomio.
Alla fine dell’Ottocento era solo una grande villa con parco, metà pubblico e metà per gli ospiti. O meglio, era La Villa!
Perché in paese non avevano nemmeno piacere a pronunciarla, quella brutta parola: “Manicomio”.
[…]
Accadde una volta, che nessuno conoscesse più, esattamente, i confini del Manicomio.

“Povertà magnanima, mala ventura,
concedi compassione ai figli tuoi…
Glorifichi la vita, e gloria sia,
glorifichi la vita e gloria è… “

[* Del mondo - CSI]

[RedazioneSlacciata]

Add comment May 19th, 2008

Premi


foto di L.Morbelli

E’ arrivato un altro premio in casa slacciata, il video di “Ti regalerò una rosa” e la casa che lo ha prodotto ha ricevuto un altro importante riconoscimento.

[Redazione Slacciata]

5 comments March 31st, 2008

La saggezza del mondo

Martina ha inviato a Simone questa email:

“Ciao Simone, sono Martina, una ragazza di Sondrio. Il tuo lavoro sui centri di igiene mentale mi ha molto colpita. Sei riuscito a metterci senso critico e passione, emozioni e problematiche. Questa estate ho fatto un campo di lavoro vicino a Napoli, a Castel Volturno, con la comunità di Comboniani che lavora in quella realtà.

Ho lavorato prevalentemente con problematiche come l’immigrazione, ma ho frequentato anche per alcuni giorni una casa di riposo, o come la chiamano lì una “Villa” per anziani. È stato come catapultarsi in un altro mondo, un mondo parallelo un mondo dimenticato da quelli “fuori”. E riguardando il tuo video è stato come ritornare da quei nonni che mi hanno un po’ adottata, che mi hanno accolto,e che allo stesso tempo mi hanno fatto sentire straniera.

È lo straniero che c’è in noi che emerge quando siamo in situazioni diverse dalle nostre abituali. E guardando “dall’altra parte del Cancello” mi sono sentita straniera. ancora una volta! Grazie, perché forse dovremmo lasciarci travolgere un po’ più dalle sensazioni e emozioni che le persone ci trasmettono… e sentirci un pò più stranieri!!

Un sorriso!
Martina

Il suo allegato all’email:

Io sono come un pianoforte con un tasto rotto
L’accordo dissonante di un’orchestra di ubriachi
E giorno e notte si assomigliano
Nella poca luce che trafigge i vetri opachi

“Ti regalerò una rosa” - Simone Cristicchi

Due mani anziane, morbide, ricamate da sottili linee azzurre come dipinte con acquarelli, accarezzano e cercano di stringere le mie. Sono mani che hanno stretto la vita, l’hanno sfiorata e picchiata per 92 anni, in lungo e in largo per il mondo. Sono le mani di Marta, un’anziana signora lasciata sola in una casa di riposo a pochi minuti da Napoli. E come le mani di Marta, sono gli occhi lucidi di Antonietta, il sorriso sdentato di Ida, il silenzio obbligato di Ciro che mi fanno ripensare al valore che noi diamo alla memoria, agli (degli) anziani.

Entrare in un “ospizio” a Castel Volturno (provincia di Caserta) significa essere catapultati in un’altra dimensione, in un’altra realtà. Un mondo silenzioso in cui forse aleggiano solo i ricordi di una vita passata. Un silenzio irreale, fatto solo di occhi fissi davanti a se, interrotto solo da qualche parola senza senso o magari che un senso ce l’ha ma che si perde tra le fila di orecchie sorde e occhi ciechi.

Silenzio che si contrappone al continuo e monotono rumore della strada su cui si affaccia “villa Mary”. Crocevia di povertà, emarginazione, sofferenza, prostituzione, camorra immigrazione. Ma a sentire Marta una volta non era così. Strada dove spesso sono cresciuti e che ora guardano dall’alto, da un terrazzino, staccati da quel mondo così strano, emarginati da quel mondo così cambiato.

Un calendario vecchio di cinque anni fermo sul mese di aprile blocca il tempo per un istante, alcune foto sbiadite appese al muro raccontano le persone che sono state accanto a questi uomini e donne, che molte volte non hanno più la capacità di ricordare. Memoria dimenticata, come sono dimenticati dal resto del mondo questi anziani. E forse, in certi momenti, ci si chiede se non siano dimenticati anche da Dio.

Nella società moderna la memoria non viene più utilizzata perché sostituita da computer, sveglie, cellulari che ci ricordano gli appuntamenti, gli impegni, i numeri, le persone.. Diventa quindi sempre più difficile ricordarsi le cose che non salviamo nel nostro “disco esterno”. E forse le persone come Vincè, Ciro e Marta occupano troppo spazio, troppa memoria. È una memoria ingombrante, che fa un po’ male.

Ricordarsi gli occhi di una donna , con una vita alle spalle lunga quasi un secolo, che ti chiede delle promesse impossibili e irrealizzabili, mani che ti stringono e che ti supplicano di portarli via da quel luogo senza tempo e senza memoria, silenzi che ti interrogano sul valore della vita in queste condizioni.

Il cancello si chiude. E ti ritrovi in quel mondo caotico, che “loro” guardano dall’alto, mentre tu ci sei dentro. Lasci quel silenzio fatto di pantofole strusciate, speranze inutili, attese dolorose. Ti ritrovi di nuovo nel Mondo e pensi a quell’isola di infelicità e solitudine. Cammini con gli occhi di Antonietta, il fumo delle sigarette di Vincè, le mani morbide di Marta fissate nella testa. E nel cuore hai la memoria che non ti lascia, anche dopo mesi. Memoria che non ti abbandona, che ti fa pensare a quei Nonni ormai tuoi, che ti hanno dato più di qualsiasi libro, che ti hanno insegnato più di qualsiasi scuola. Solo con un sorriso.

Ed è come chiudere la saggezza del mondo in uno scatolone.

Martina 5°A

4 comments February 13th, 2008

Sulle ali della musica

I piloti non hanno ali piumate non sono angeli e tantomeno eroi, sono bambini adulti, bambini nascosti, ben custoditi nella loro maturita’.., ben conservati dentro una delle imperturbabili professionalità.. che la vita ha loro assegnato, ma legati all’infanzia con un elastico da fionda che gli sbuca dalla tasca… Questo sono io.

Enrico Giaretta


5 comments February 8th, 2008

Omaggio al Poeta (2006)

11 gennaio 2006 - Auditorium di Roma
serata omaggio a Sergio Endrigo

[RedazioneSlacciata]

4 comments January 14th, 2008

A Genzano, io c’ero!

Resoconto di Genzano - 28/12/2007

Dato che il 28 mattina dovevo essere a Roma per una visita medica, ne ho approfittato per andare a sentire il Racconto di Natale di Simone. Parto alle 5:20 da casa, fuori è ancora tutto buio. Faccio il pieno e prendo l’autostrada. Mio fratello mi ha prestato il Tom Tom dato che non sono esperta delle strade di Roma e non posso far tardi alla visita medica. Ovviamente mi è servito anche per arrivare a Genzano.

Arrivo a Roma verso le 8:20. Alle 9:40 sono già nuovamente in viaggio, destinazione Genzano di Roma. Sul Navigatore avevo inserito l’indirizzo del “Manicomio”. Ore 10:15 ci passo davanti ma dato che è molto presto vado a fare un giretto per Genzano centro. Posteggio l’auto ed inizia la mia passeggiata tra le vie ed i negozi di Genzano. Sinceramente credevo che fosse meno viva come cittadina, sulla strada principale c’era il mondo!!! Mi attira lo sguardo una strada tutta in salita che finisce davanti ad una chiesa. Una strada fatta di san pietrini che mi ricorda tanto il paese di mia nonna anche se li le strade sono più in salita!!! Mi incammino fino in cima e quasi alla fine ci ho trovato un presepe fatto di sagome, ma non di Orazio e Clarabella, come dice Simone nel suo racconto. La chiesa è chiusa e torno giù.

Oggi è proprio una bella giornata di sole. Io continuo il mio cammino alternandomi da un lato ed un altro della strada. Ho notato che qui devono essere amanti di pane, di pizze al taglio e di salumi, ogni 100mt circa c’è un forno, un salumiere e una pizzeria al taglio! Arrivato mezzogiorno, sono andata a comprarmi un po’ di prosciutto, dato che mi ero portata dietro uno dei miei panini senza glutine. Finisco i miei giri tra i negozi, faccio qualche acquisto e vado in macchina a mangiare. Verso le 15:00 dovrebbero arrivare Federica, Danila ed Antonio, quindi nell’attesa decido di dormicchiare un po’. Arriva la chiamata di Feffe, sono all’istituto. Metto in moto e li raggiungo.

Parcheggio e saluto i miei nipotini slacciati come si deve, oggi faccio la zia! Nel frattempo ci accolgono gli ospiti del manicomio e ci iniziano a far domande del tipo: da dove vieni, come ti chiami, c’hai ‘na sigaretta, ‘na caramella, c’hai ‘n’euro ecc.. Tra di loro riconosco qualche personaggio intervistato da Simone per il suo documentario. Parlando con loro ci regalano tanti sorrisi, baci e abbracci. C’è quello che racconta che è più di 40anni che sta lì e che è originario di Udine, un altro che ci saluta perché dice lo dimetteranno presto perché sta bene.

Poi c’è Francesco che ci racconta delle sue origini calabresi e che non va mai a trovarlo nessuno, ma a lui piace andare a cavallo e racconta di quando lo portavano al maneggio a Viterbo. Gaetano, in abbigliamento militare dalla testa ai piedi. Lui ci racconta di come hanno passato il natale, che hanno fatto il presepe e che stanno già organizzando per la prossima pasqua, dice che lui farà il centurione.

Tra una chiacchera e l’altra inizia ad arrivare gente. Arriva anche uno speudo fotografo, che dopo che ci ha fatto mettere in posa, ci scatta una foto con la sua macchina fotografica fatta di carta e garza. Dopo la foto ci ha chiesto anche i soldi. Arriva anche il pittore, che tra una chiacchiera e l’altra ci fa vedere i suoi ultimi bei quadri. Nel frattempo alla mia nipotina Paddy hanno fatto una dichiarazione d’amore! Ma come hai potuto rifiutarla, oggi ormai TI AMO non te lo dice più nessuno!

Aprono il teatro ed entriamo. Ci fermiamo a vedere gli oggetti di terracotta che producono oltre ad i quadri. Per chi fosse interessato questi oggetti li vendono al mercato a Genzano il martedì. Andiamo a prendere posto. Bei quadri creati dai “Matti” grazie al Laboratorio Il Mattone sono appesi ovunque. Nell’attesa iniziamo a preparare l’armamentario, macchina fotografica, cellulari ed mp3. Piccolo problema, i cellulari non prendono.

Si spengono le luci e si ode una cornamusa dal fondo del teatro. Così sono entrati in scena i musicisti e Simone che hanno attraversato tutto il teatro fino a raggiungere il palco. Inizia così cantando il suo Racconto di Natale. Nella fila dietro la nostra c’è un bimbo che scalpita nel grembo della madre non appena sente la voce del padre.

Simone racconta in prima persona il Natale di Giacomino un bimbo tredicenne romano con la sua letterina a Babbo Natale. Nel racconto si parla del nonno Rinaldo che aveva fatto la guerra in Russia e quando tornò a casa aveva le chiappe bruciate dalla neve. Racconta dei Natale di nonna Selene che faceva l’albero di natale coi mandarini, proprio come mi raccontava mia madre che da piccola faceva l’albero con un rametto di un albero di mandarino con qualche mandarino attaccato e qualche caramella. Mia madre non ha l’età di nonna Selene, ma nei piccoli paesini di campagna poco meno di 50 anni fa si usava ancora fare così.

E’ vero quando dice che per Natale le nonne diventano cuoche per tutta la famiglia riunita, perché i nonni sono “portatori sani” delle tradizioni, non solo quelle culinarie. A casa mia purtroppo non si fa perché le mie nonne stanno lontano e perché credo di essere l’unica che ha le nonne che non sanno cucinare bene!!!

Mentre Simone poi racconta del padre di Giacomino miscredente e della madre incinta, io giro per la sala a far foto e tra una foto e l’altra regalo sorrisi e saluti alle persone con cui ho passato il pomeriggio. Giacomino termina la letterina a Babbo Natale mentre la madre ha le doglie e sta per correre all’ospedale. In Giacomino è già presente il ruolo del fratello maggiore ed infatti aiuta la mamma partoriente nel momento in cui, causa guasto alla macchina, sono fermi al freddo, al gelo ed al tanfo di un McDonald’s, con 2 sagome di Orazio e Clarabella che li riparano dal vento.

…Caro Giacomino, il tuo regalo di Natale è lì davanti ai tuoi occhi, abbi cura del tuo fratellino. Babbo Natale (Nonno Rinaldo)…

Finito il racconto tutti a salutare Simone e consegnare regali vari. Vado fuori perché volevo salutare quei simpatici personaggi di oggi ma non ci sono più perché mi dicono che è ora di cena. Avrei voluto fargli una foto per tenerla per ricordo, peccato. Saluto anche i miei Nipotini, ultima foto all’entrata dell’Istituto, vado alla machina, sintonizzo il navigatore su “Casa Base” e torno a casa.

Credo di essermi fatta 650km circa, credo di non aver detto quello che tutto il pomeriggio mi ero preparata di dire, credo di aver mangiato poco, credo che a Genzano sia difficile trovare un gelato artigianale nelle feste natalizie, credo che la voglia di creare coi colori non mi sia mai passata, credo che in macchina devo smettere di cantare perché sono stonata, e credo che questa giornata resterà nella mia mente per sempre!

Al manicomio di Genzano io ci sono stata.
Daniela - Prato


Slacciati a Genzano con Simone


I tre musicisti del “Racconto di Natale”

4 comments January 3rd, 2008

Gli auguri di Simone…

…lasciati, l’ultimo dell’anno, nella MiniChat.

augurisimo08

[RedazioneSlacciata]

Add comment January 1st, 2008

La macchina del tempo - 25 maggio 2006


MantovaMusicaFestival 2006
Grazie a MarinaCauboi per aver ceduto, allora, un po’ del nastro della sua videocamera e per essersi ricordata, ora, di avere un certo filmato su un certo nastro da “regalare” ad una certa amica… :)

[RedazioneSlacciata]

P.S.
Dal passato del 2006 all’immediato futuro:
l’augurio di un OTTIMO 2008 a tutti!!!

4 comments December 31st, 2007

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