Cristicchi Blog

Io a Reggio Emilia, c’ero!

Archiviato in: Io c'ero! — Max 4 Settembre 2007 @ 0:02

Ultimo concerto estivo, per me, di Simone, poi la partenza. Alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia ci ritroviamo in una quindicina di slacciati: io, Valeria e Olimpia di Asti, Elisa di Torino, Patrizia di Genova, Maurizia, Simona, Agnese, Sara, Manuel, Davide, Adriana, Valentina di Bologna, Barbara di Bagnolo, Lally e papà slacciato di Parma. Bello ritrovarsi tutti, abbracciarsi, salutarsi, trascorrere del tempo insieme nel prima e nel dopo concerto. Andare ai concerti o ad altri eventi di Simone non è una cosa extra alla vita di tutti i giorni come poteva essere all’inizio dei miei giri, e senza esagerare mi sento di dire che sono nate proprio delle belle amicizie fra slacciati, che continuano e vengono coltivate e fanno parte della mia vita.

Quando arrivo sul luogo della festa ci sono già Vale, Patrizia ed Elisa. Ci mettiamo a fare un conto delle interviste che mancano per il blog, buttiamo giù a memoria le domande delle schede slacciate, l’adattiamo a chi non è musicista del gruppo e decidiamo di intervistare Marcos, il fonico, e Clemente, il tastierista-fisarmonicista. Penso a Desiree, la ragazza che suona la fisarmonica ai CIM di Simone in teatro, e sarebbe bello poter fare due chiacchiere anche con lei.

Dopo un tentativo fallito per Clemente che non desidera farsi intervistare per il blog, chiediamo a Marcos se possiamo disturbarlo, e lui ci dedica quasi un’ora di tempo, mostrandoci contento il mixer e spiegandoci cosa fa, parlandoci di se. Dentro di me penso che è come se fosse il direttore di un’orchestra che deve sentire il suono nella sua testa (e attraverso i mezzi moderni) di ogni voce e strumento e armonizzarli. In un team, anche chi non è sul palco e lavora un po’ nell’ombra è fondamentale, incastrato perfettamente con tutti gli altri e se venisse tolto crollerebbe il sistema.

Andrea, Valter, Olen passano e si fermano per salutarci mentre il mitico Giampi, col cellulare che è ormai diventato un’estensione del suo orecchio, fa avanti e indietro per sistemare, organizzare controllare che tutto sia a posto prima dell’inizio del concerto, concentratissimo.

Sul palco e attorno, prima e durante ogni concerto ed esibizione, c’è un popolo di personaggi che lavorano nell’ombra, che controllano gli strumenti, che ascoltano dal palco e facendo un giro tutt’intorno durante l’esibizione come è il suono da ogni parte, che porgono una bottiglietta d’acqua o un accendino e una “sigaria” in ogni pausa per Simone o ognuno dei musicisti, un’asciugamano, una pacca sulla spalla, un sorriso o uno sghignazzo quando Simone sale sulla sedia gialla e spalle al pubblico mentre “vola” guarda Stefano e lui gli sorride.

(continua…)

A Volterra, io c’ero!

Archiviato in: Io c'ero! — Max 21 Agosto 2007 @ 10:31

volterra2Essere dove tutto è cominciato… Questo è stato il mio pensiero più forte appena ho deciso che sarei andata a Volterra. Organizzazione tempestiva visto il poco tempo rimasto, ma poi se si vuole veramente una cosa si fa di tutto per ottenerla. E quindi eccomi.

Ritrovo alle 10.30, pronta a partire da Asti con quelle che ormai sono le mie compagne di viaggio… Km da fare 363… Ci impieghiamo più del dovuto, le autostrade pesano ad agosto e quindi arriviamo a Volterra alle 16.30, giusto il tempo di sistemarci in albergo e ci immergiamo nella meraviglia del luogo.

Passeggiando tra gli abitanti di Volterra sentiamo nell’aria l’attesa per l’arrivo di Simone, in molti ci raccontano di averlo visto o incontrato durante il suo viaggio, ne parlano tutti con affetto, e per noi è un piacere ascoltare il loro entusiasmo per questo evento.

Come immaginavo mi emoziona camminare per Volterra, è meravigliosa, il suo muraglione duecentesco chiude quasi totalmente la città in un abbraccio accogliente, senza soffocarla ma lasciandone intravedere piccole parti, quelle più alte sulla collina… il profilo medievale ci porta un pò indietro nel tempo,poche macchine, il ciottolato per terra, piccoli negozietti con souvenir di Alabastro colorano le vie.

Arriviamo in Piazza dei Priori… dalla via già possiamo intravedere gli alti palazzi che circondano la piazza, davanti a noi Palazzo Incontri, il palco è proprio lì davanti… ci sono poi Palazzo dei Priori, Palazzo Pretorio e Torre del Porcellino, Palazzo Vescovile e Palazzo del Monte Pio. I palazzi e le torri nel complesso creano una piacevole ambientazione storica, interrotta dall’intrufolarsi delle insegne dei bar, dall’imponente scritta della Cassa di Risparmio di Volterra sul muro di Palazzo Incontri, dai cartelli dell’agenzia turistica e ovviamente dall’insieme di palco e sedie sistemati per lo spettacolo.

Troviamo in piazza gli altri Slacciati, finalmente nuovi volti da accostare alle parole scritte… percorsi e strade diverse finalmente ci uniscono lì, in un unico scopo pieno di emozioni. Simone e gli Gnu sono già sul palco, un salutino da lassù senza distrazioni… il pubblico guarda tranquillo il S.C., non ci sono ancora transenne, non ci sono protezioni, nessuno della Sicurezza sbarra la strada verso il palco… libertà di mischiarsi a loro.

Prendiamo i biglietti e cerchiamo un posto per mangiare, vince alla stra-grande la Pizza, ormai menù preferito e ricercato. Ci riavviamo alla piazza, chiudono le transenne ma il clima è comunque disteso e tranquillo, entriamo e prendiamo posto… prima fila nonostante l’ultimo momento… sono emozionatissima, di più, sento il cuore in attesa, come se riservi qualche battito per lo spettacolo.. Comincia.
(continua…)

La Voce di Volterra

Archiviato in: Io c'ero!, ParolaDiFan, Varie&Curiosità, VoceDelleCittà — Loh 17 Agosto 2007 @ 21:42

Mi piace definire Volterra “una città di pietra”, perché di pietra sono fatte le sue strade, le sue mura, di pietra sono le sue torri e i suoi magnifici palazzi… ed è proprio tra questi suoi monumenti che si può leggere e rivivere la storia di questa piccola cittadina, dove ogni civiltà e periodo storico, che va da quello etrusco fino all’ottocento, ha lasciato in lei tracce significative del proprio passaggio rendendo Volterra unica e piena di fascino.

volterra2 Passeggiando tra le sue vie, vicoletti, i suoi monumenti, le sue case, si ha la sensazione di far un salto nel passato, di tornare a camminare su una terra dove sembra il tempo si sia fermato e la mano dell’uomo moderno sia troppo distante e debole per toccare tale bellezza.

Ma è tra questa bellezza che, alla fine dell’ottocento, sorge nel borgo San Lazzaro “l’inferno degli indesiderabili”, il manicomio di Volterra, l’ospedale psichiatrico, oggi divenuto moderna struttura ospedaliera. La fredda architettura dell’edificio, architettura del periodo fascista, sembra lì a ricordarci che tra quelle mura sono morti di solitudine, malinconia, dimenticanze e torture, uomini e donne.

All’esterno delle mura volterrane e delle sue porte, oliveti e filari di vino, immense distese di campi color oro, anche quest’anno denudati della loro ricchezza, il grano. E più in là, grandi boschi di quercia, platani e castagni; cipressi e pioppi lungo le strade che risalgono le colline per arrivare in città… il paesaggio è immenso, vario e lascia senza fiato.

Questa è Volterra.
6 Agosto 2007.
volterra1

[Olimpia per la RedazioneSlacciata]

A Messina, io c’ero!

Archiviato in: Io c'ero! — Max 10 Agosto 2007 @ 0:02

La piazza ancora deserta intorno alle 18:00 inizia a popolarsi verso le 20:30. Si attende infatti Simone Cristicchi, che per gran parte delle persone presenti in piazza è semplicemente il vincitore dell’ultimo festival di Sanremo, o “quello coi capelli ricci in aria”. Ma questo alla fine non importa, perché noi sappiamo chi è e soprattutto quanto è importante per noi Simone! L’attesa è lunga, il concerto inizia solo alle 22:30 ma è un’attesa che verrà ripagata con gli “interessi”.

Ecco la tracklist. Si inizia con la cover della canzone “Italiano” di Toto Cotugno, rivisitata in chiave rock e personalizzata da Simone, seguita da “Che bella gente” in versione punk, caricata dalla presenza di ben due chitarre elettriche distorte e poi “Stupidowski”, la famosa “Studentessa universitaria”, la divertentissima “Senza”, l’intensa “Angelo custode”, l’emozionante “Legato a te”, dialogo immaginario tra Piergiorgio Welby e il suo respiratore che lo teneva in vita, l’enigmatica “La filastrocca della Morlacca”, la famosissima “Vorrei Cantare come Biagio”, la cover di Luigi Tenco “Vedrai vedrai”, la cover “I will survive”, “Fabbricante di canzoni”, “Laureata precaria”, seguito della Studentessa universitaria, la stupenda “Ti regalerò una rosa” da brivido, l’estiva “Ombrelloni” e per concludere l’ultimo singolo “L’Italia di Piero” e la cover di “Malarazza” di Roi Paci e Aretuska, in cui sfoggia una buona pronuncia del dialetto siciliano.

Oltre al variegato repertorio in scaletta, ciò che più colpisce è senz’altro l’incredibile ed innata capacità di Simone di coinvolgere il pubblico, numerosissimo, che ascolta in silenzio religioso le sue riflessioni sulle realtà che così tanto lo interessano e che dipinge fedelmente in ogni sua canzone e dopo pochi secondi ride rumorosamente alle battute e alla spontaneità dei monologhi dell’artista che riesce a fondere in maniera incredibilmente equilibrata serietà ed allegria, sempre impregnati di una grande dose di ironia.

Oltre i monologhi con dei personaggi immaginari, i suoi amici “matti” di cui mima gesti e atteggiamenti con proverbiale bravura, recita pure la poesia “La guida” del grande poeta romano Trilussa e parla al suo pubblico,tanto, ma non con la presunzione di chi sa più degli altri, ma con l’onestà e la semplicità di una persona sensibile che ha avuto modo di riflettere più degli altri su certi argomenti, che l’hanno toccato particolarmente o che ha approfondito per la grande curiosità che possiede.

E così Simone non si spaventa a sparare a zero sui colleghi che sceglie di definire con una frase esemplare del grande Gaber, secondo cui pochi artisti passano alla storia, perché alla maggior parte di essi basta passare alla cassa! Chiarisce il fatto che la sua canzone “Vorrei cantare come Biagio” non è stata scritta per amore di Antonacci, ebbene sì, c’è ancora gente che crede che lui sia un suo grande fan, fa delle battute sui cantanti immortali come i Pooh che si riproducono e non spariscono mai dalle scene, ma soprattutto fa un mega mix di tutti i tormentoni che più ci hanno assillato negli ultimi anni, all’interno della sua canzone “Fabbricante di canzoni”, che è una rappresentazione ironica di come basti poco per costruire a tavolino un efficace tormentone. Questa è senz’altro uno dei momenti più divertenti dell’intera serata a pari merito con l’esecuzione di “I will survive” in cui ci onora anche con l’imitazione dell’arrotino! “Donne è arrivato l’arrotinooo, che sistema ombrelli, coltelli, cucine a gasse, camere a gasse…”

Un concerto di circa 1 ora e 30 minuti che ha lasciato il segno, nei numerosissimi bambini che assistevano oltre le transenne accovacciati a terra, nei loro genitori, nei loro nonni, in tutti coloro che erano presenti e che si aspettavano un concerto diverso, molto più serio e acustico e che si sono ritrovati davanti un vero artista capace di esprimersi attraverso la musica e le parole!

GRAZIE SIMOOOOOOOOO!!!

Vale_Ct

Io a Bollate, c’ero!

Archiviato in: Io c'ero! — Max 1 Agosto 2007 @ 0:02

Ciao a tutti!!!!

Bene, eccomi qui, ancora una volta, per esternare qualcosa che non si può esternare, ma certa di essere capita da chi riesce a portarsi dentro un pezzo dell’innocenza e della semplicità tipiche dei bambini che poi, crescendo, spesso svaniscono.

Tutto cominciò quando, dopo essersi fatto lungamente aspettare, il 14 Luglio finalmente arrivò e con esso l’“appuntamento” di Bollate … Siamo arrivati a Villa Arconati (tra l’altro, un posto davvero molto bello) con un leggero anticipo, per cui abbiamo avuto modo di girellare per un poco nel parco e di dare uno sguardo alle bancarelle e ai libri esposti. Poi, alle 21.30 precise, abbiamo preso posto e il concerto è iniziato …

D’accordo, ero stata avvertita, c’era anche questa Patrizia Laquidara e non solo Simone, ma pensavo si limitasse a qualche brano … Invece, è andata avanti per un’ora! Per carità, voce niente male, ma quando vai a sentire un concerto del “Cespuglio più Poetico” che ci sia e ti ritrovi davanti questa che canta per un’ora canzoni tutte uguali … Be’, diciamo che non me l’aspettavo. (E la mia stima nei confronti di questa tizia è notevolmente calata quando dopo lo spettacolo l’ho vista uscire con un chihuahua stile Paris Hilton!)

Comunque, un’ora, troppe canzoni e innumerevoli sbadigli dopo, finalmente, arriva Simo!!! Che ci intrattiene con una specie di C.I.M. un po’ accorciato ma sempre molto toccante. Mi è solo dispiaciuto che il pubblico fosse un po’ freddo e che la standing ovation dopo “Ti regalerò una rosa” non sia stata da parte di tutti (ma ovviamente io c’ero!!). Comunque, ho notato con immenso piacere che nei tormentoni ha aggiunto anche il mitico e unico “tuturuturututtu” degli Zero Assoluto!!! Mi domando anche cosa ne penserebbe Francesco Facchinetti delle geniali battute sui Pooh, visto che ai Venice Music Awards è stato così carino con Simone …

Un altro momento unico è stato quello di “Legato a te”, ascoltando la quale sempre e immancabilmente mi ritrovo con le lacrime agli occhi. E, ovviamente, anche il momento di “Ti regalerò una rosa” mi ha lasciata con la pelle d’oca e le lacrime agli occhi: se sentirla da cd è una grande emozione, dal vivo questa emozione e cento, mille volte almeno più intensa.

Insomma, quando il concerto è finito, avevo la testa piena di un sacco di pensieri ed emozioni … “Pensare è come mangiare: se mangi tanto, ti scoppia la pancia; se pensi tanto, ti scoppia la testa”. Simone ha il dono, raro se non quasi unico, di far pensare su tantissimi argomenti, dai più semplici ai più complessi, da quelli in cui ci imbattiamo tutti i giorni a quelli che invece evitiamo perché ci fanno paura.

Gaber disse: “Ci sono artisti che passano alla storia, mentre altri si accontentano di passare alla cassa”. Io penso che Simone, prima di tutto, passi direttamente al cuore di chi si prende la briga di ascoltarlo davvero.

Lucrezia

Ad Ercolano, io c’ero! (3/3)

Archiviato in: Io c'ero! — Max 31 Luglio 2007 @ 2:48

TRA STORIA E STORIE…
di ChiaraS

Simone veleggia tra i registri emotivi con leggera e sorprendente semplicità, senza perdere di credibilità nè di intensità espressiva… ne è un esempio “Fabbricante di canzoni”, aperta da un applauditissimo e malinconico ricordo dei grandi del Cantautorato italiano purtroppo scomparsi… ogni nome viene accolto da uno scrosciante abbraccio, tutte quelle anime che hanno insegnato “la bellezza della Poesia”, tutte quelle voci delle quali “ce n’avrebbe più bisogno il mondo che il cielo”… tutti Artisti che hanno preferito “passare alla storia” invece di “accontentarsi di passare alla cassa”… e poi, la commozione si trasforma in sorriso, quando Simo cita i Pooh, veri Highlanders, che non solo sono ancora tutti vivi… ma si riproducono anche!!! Sorrisi che diventano calde risate quando il nostro strabiliante CantAttore racconta come nascono le canzoni “scritte con la calcolatrice”, e si scatena, insieme ai suoi altrettanto strabilianti ragazzi, sulle note dei più celebri tormentoni, abilmente modificati, degli ultimi anni, dagli Zeroassoluto a “Chihuahua”, da “I bambini fanno oh” ad “Aserejè”… tanto, tanto divertito entusiasmo da parte dei presenti di tutte le età. Ed entusiasmante la complicità di Simo con i musicisti… come quella tra i tanti colori nei quali si scindono le componenti dello stesso raggio di sole.

E’ il momento del finale… e come potrebbe non essere dedicato a quel fiore che tanto ha rappresentato, in questo meraviglioso anno di successi… Simone si accomoda sulla sediolina, di nuovo, come nei momenti più intensi della serata… stringe tra le mani il libro… e narra di quel ragazzo che si sentiva farfalla, che non voleva lasciarsi trascinare dalle correnti del mondo, che voleva dimostrare di saper volare, seguendo solo il suo cuore… un violino, una chitarra, un pianoforte, una luce fioca che accompagna la voce di un amore: il cortile della Villa spegne i rumori ed accende gli sguardi, molti dei quali, come i nostri, luccicanti di palpabile emozione… ancora una volta, il nostro CantAttore spicca il suo volo dalla sedia, a braccia aperte, come a raccogliere ed a trasformare in vento tutto l’affetto per lui. Inutile provare a descrivere quel brivido sempre nuovo, chi ha assistito ad un live di Simo sa… e chi non ha avuto ancora questa possibilità, può immaginarlo senza difficoltà. Un applauso inteso, lunghissimo, felice, sorrisi sui volti di chi quella sera non sapeva cosa aspettarsi ma non avrebbe potuto immaginare cosa avrebbe ricevuto.

Ci alziamo in piedi mentre Simone presenta i suoi ragazzi, e l’applauso invece di scemare, aumenta d’intensità. Tutti sotto il palco, a fargli sentire ancora più consistente il nostro calore. Ma… non finisce qui… mentre siamo ancora tutti assiepati nei pressi della scena, Simone rientra, chitarra al collo, per deliziarci con “Era de maggio”… e le prime note vengono già accolte “trionfalmente”. Un coro unico sul ritornello. Ancora un lunghissimo applauso. E ancora non basta: è il momento di far rientrare i musicisti, è il momento di “Studentessa universitaria”, che noi, e non solo, cantiamo a squarciagola. Un signore piuttosto anziano ci chiede Simone quanti anni abbia, e quando gli rispondiamo, il suo commento è “E’ proprio bravo!”… un ragazzo, uno dei ragazzi del gruppo che avevo notato inizialmente, gli grida “Simone, sei il nostro orgoglio”… eh sì, Simo ha vinto anche questa sera. Sorride dal palco, appare soddisfatto e felice, mentre gli applausi sembrano non volerlo lasciar andare.

Un “grazie” glielo dobbiamo. Non importa quanto tocchi aspettare. I camerini sono assolutamente inaccessibili, e noi preferiamo non insistere, evitando di farci forti della nostra appartenenza Slacciata. Ci mettiamo in fila, come tutto il gruppetto di persone più o meno giovani che lo attendono all’uscita. Nel frattempo, vediamo passare i giovani dell’Istituto e i loro accompagnatori, qualche minuto dopo tornano felici, con gli autografi tra le mani. E’ una festa anche per loro. E vederli sorridere è dipersè una festa.

Dopo una ventina di minuti, eccolo Simone, esce con Olen, entrambi allegri. La stanchezza c’è, ma non è bastevole ad allontanarlo dal calore di chi è lì per lui. C’è occasione e tempo per tutti per un autografo, una foto, un abbraccio. In punta di piedi, tocca anche a noi. Simone ci vede e ci riserva uno dei suoi dolci sorrisoni. Un abbraccio forte, e da parte mia, “confusa e felice” per questo mio primo live, un ringraziamento autentico, sussurrato materialmente, ma sostanzialmente gridato. Simone… ringrazia noi. E in quel momento tocco direttamente con mano, per la prima volta (visto che nelle due occasioni precedenti non avevo avuto modo di scambiare nemmeno una parola con lui) che in questi frangenti, il nostro Cespuglio è in grado di essere “oltre”. Oltre qualsiasi definizione si voglia dare di lui e del suo modo di porsi. Lo ribadisco ancora, e ci tengo a farlo: bando ai fanatismi ed alle squallide idolatrie, Simone è un ragazzo di straordinaria semplicità, con lo sguardo profondamente attento al mondo intorno a lui, in grado di cogliere tutto il meglio da questa osservazione, tesorizzandolo, utilizzandolo per arricchire una interiorità già fuori dal comune… e facendo in modo che tutto quanto c’è di polveroso, di torbido, di vuoto, di non sostanziale, non lo “sporchi”. Fatico a credere che questo, un giorno, possa smettere di stupire.

Fatico a credere che smetta di stupire la sua capacità di sorprendere e di arrivare con immediata forza e diretta essenzialità all’anima di chi poco sa di lui e magari non crede possa esserci tanto da scoprire. Questa sorpresa, la gioia di questa scoperta, l’ho letta in molti sguardi anagraficamente del tutto fuori dalla fascia considerabile come “target pop abituale”. E ne sono stata, ne siamo stati, enormemente felici.

Altri autografi, altre foto, instancabile. E… giunge il momento dei saluti. Un altro abbraccio, una promessa di rivederci presto. Simone ringrazia ancora, quasi incredulo rispetto a questo ennesimo bagno di autentico affetto. Per noi, altri sorrisi felici. Gli stessi che, tra “resoconti a caldo” ed emozioni stemperate a fatica, tra battute e musica, tra navigatori satellitari inquietanti e deliri notturni, accompagneranno il nostro ritorno a casa.

Di volta in volta, è sempre più difficile lasciarsi. Ma quel che si vive e si condivide diventa un collante di rara forza. Ed una finestra già aperta su quello che verrà. La prossima volta. Alla prossima stazione di questo viaggio che diventa, giorno dopo giorno, sempre più prezioso. Sempre più ricco di storia, e di storie. Le nostre, quelle di Simo, quelle di chi non vuole smettere di sognare, con i piedi ben ancorati al suolo e il cuore fra note, parole, sguardi.

Grazie Simo… e grazie ai miei splendidi compagni di viaggio.

ChiaraS

Ad Ercolano, io c’ero! (2/3)

Archiviato in: Io c'ero! — Max 28 Luglio 2007 @ 0:01

TRA STORIA E STORIE…
di ChiaraS

La cantautrice toscana (ndr. Ginevra di Marco) incanta con la riproposizione di classici popolari del mondo: dalla Spagna alle Americhe, dal Nord Europa alla Sicilia, è un susseguirsi di energia e commozione, di note intrise di cultura e di storia, di ritmi e rime da brividi. Ottimi anche i suoi musicisti. Entusiasmo al massimo sulle note di “Malarazza”, che ci vede letteralmente scatenarci, dato il particolare “affetto” per questa canzone, proposta proprio in una occasione che vede Ginevra e Simone dividere lo stesso palco. Si chiude con una canzone popolare napoletana, di Peppe Barra : la nostra memoria cantata sul filo della malinconia e della rabbia, caratteristiche tipiche del popolo partenopeo. Forti, doverosissimi applausi per la Di Marco e per il suo gruppo.

Quindici minuti di pausa, ancora quindici minuti di attesa. In scena Olen, Davide, Clemente si danno alle ultime verifiche degli strumenti. Al centro, la celebre sediolina gialla, che immortalo in una foto, tentazione alla quale non sarei mai riuscita a resistere!! Nel chiacchiericcio crescente, colgo voci di bambini che aspettano con ansia di vedere Simone, voci di adulti e di anziani che parlano di questo “Cristicchi” citando “Ti regalerò una rosa” e curiosi di capire cosa c’è oltre essa. Ma soprattutto scorgo, proprio nella fila davanti a noi, un gruppo di ragazzi provenienti probabilmente da un CIM, con accompagnatrici ed accompagnatori, che canticchiano dolcemente la canzone sanremese e tengono a bada con fatica l’emozione. Sono felice che ci siano anche loro e dentro di me penso che ogni presenza, ogni sorriso, ogni tenero imbarazzo di queste persone siano una piccola grande vittoria per Simo.

Ecco, la voce annuncia che il concerto sta per iniziare: un forte applauso accoglie l’ingresso dei musicisti. Parte un affascinante accompagnamento, presago di una atmosfera francamente incantevole… ed eccolo, Simo: abbraccia stretta la dolce Margheritina, nella mano sinistra stringe la sua valigia. Lo sguardo è basso, l’andatura oscillante, incerta, quasi impaurita. E’ lui. E’ Pendolino. Stasera sarà CIM. Sarà sorpresa, splendida, per me che a suo tempo l’avevo perso. Sarà stupore. Sì, ha mantenuto la promessa del pomeriggio. Seduta sulla mia sedia, guardo i miei compagni di viaggio, felici, sorrido, sgrano gli occhi e mi preparo a respirare.

Il viaggio inizia… Simone, anzi, Pendolino, ci racconta la sua storia con la delicatezza, l’ingenuità, la fragilità di un bambino… ma anche con la capacità di guardare il mondo, gli altri, il male e il bene, con il cuore grande e puro di chi, pur nella malattia, ha il dono d’essere libero. Libero nei pensieri, libero negli sguardi, libero di cuore. Verrebbe voglia di salire sul palco ed abbracciarlo, chiudendo in quell’ abbraccio tutte le persone, tutti i “Santi Silenziosi” riassunti in quel personaggio, tutte le anime senza voce che, probabilmente, saprebbero dire più di tante voci senza anima. Tante parole, ma tutte “piene”… non c’è spazio per il superfluo, quello lo aggiungiamo noi, nelle nostre chiacchiere di “normali”… qui a parlare è un’anima. Semplice, essenziale, vera, e “matta”, scomodamente “matta”, forse proprio per questo.

Tante note, anche. Dalla trascinante “Senza”, a “Che bella gente” (che personalmente adoro e non vedevo l’ora di ascoltare live), che scuote ed entusiasma, a “La filastrocca della Morlacca”, coi bimbi in festa, a “Laureata precaria”, con tante braccia che si muovono nell’aria a simulare il battito d’ali della gallina. Poi però… è il momento del brivido, quello puro, autentico, che non ha bisogno di parole che lo ricamino o lo tratteggino. Simone si siede sulla sua sediolina, imbraccia, o meglio, abbraccia la chitarra… e sussurra di un uomo che sogna una vita diversa, tra distese di grano e di fiori, che tanto cozzano con quella macchina arida e senza cuore che lo costringe a respirare ancora… con quelle parole vuote di senso e di umanità di chi è troppo impegnato a star dietro alle proprie “stupide parole” per lasciarlo libero di finire.

Poi, ancora, la dolcissima storia d’amore di un custode del Museo, innamorato della Bellezza al punto di non tollerare che altri possano sporcarne l’assoluto incanto. La commozione è inevitabile. E non facciamo nulla per nasconderla. D’altronde, cosa più dell’Arte ci mette a contatto con la parte più profonda di noi e ci libera dai “lacci” dei sentimenti “condizionati”? Questa sera le note si fanno sentimento, appunto… note di chitarra, ma anche di un violino pizzicato da un Maestro straordinario, che riesce a tirarne fuori folate di magia. Note di piano, dolcemente elegante, e di fisarmonica, evocativa e struggente.

(continua…)

Ad Ercolano, io c’ero! (1/3)

Archiviato in: Io c'ero! — Max 25 Luglio 2007 @ 17:11

TRA STORIA E STORIE…
di ChiaraS

… la mia solita mania di attribuire un titolo al racconto di una nuova, splendida avventura vissuta in compagnia degli Amici (maiuscola voluta) Slacciati e di Simone… in questo caso, la storia è quella raccontata dalle mura della splendida Villa Campolieto di Ercolano, teatro (in ogni senso) di questa ennesima serata magica, le storie sono quelle che il nostro Cespuglio PensAttore ci ha narrato con le parole, con le note, soprattutto con l’anima.

Ma andiamo con ordine. Premessa necessaria e (forse) sufficiente: l’estate chiama relax, anche per le dita che battono sui tasti… quindi si sarebbe portati a pensare che anche i resoconti godano di questa situazione, trasformandosi in efficaci e sintetici ritratti di emozioni. Ma, per quanto mi riguarda, dubito che questo possa mai accadere… quindi anche stavolta proverò a non lesinare sui dettagli, sperando che di quel ritratto riusciate ad ammirare quante più sfumature sia possibile.

Parte importante nella bellezza di questo viaggio è sempre rappresentata dalla compagnia… ritrovarsi, abbracciarsi, raccontarsi, condividere attese e vita, colmando con le parole le distanze poste dal tempo e dagli impegni. L’impressione, ancora una volta, che i giorni dall’ultimo incontro non siano mai trascorsi, che i legami trovino cemento nel profondo, e che non abbiano, di fatto, concretamente bisogno di “vicinanza materiale”. Un bel pomeriggio in viaggio per le strade di Napoli, trasformato, quasi senza accorgercene, in un salotto di risate, pensieri, amicizia. Tra un sorriso e l’altro, l’arrivo alla Villa. Anche in questa occasione, la città ci riserva una magnifica giornata di sole, che dipinge splendidi riflessi tra le pareti. Il primo tentativo di entrare fallisce: troppo presto, rispetto agli orari previsti. Ma non ci perdiamo d’animo: la macchina torna ad ospitare nuovamente le nostre chiacchiere allegre. E la nostra attesa crescente.

Ecco un’auto… ecco un inconfondibile Cespuglio. Adesso sì che non ci faremo fermare!! Si entra… anche se in punta di piedi, per non disturbare il soundcheck, ma soprattutto per non disturbare Simone ed i suoi musicisti. Lì, alle spalle del palco, ci godiamo indisturbati il verde panorama, grazie anche alla disponibilità della Security.

Poi, Simone ci vede: un gran sorriso, un abbraccio, e per quanto mi riguarda, finalmente, al terzo tentativo, la possibilità di “presentarmi” senza essere assalita da una bolgia dantesca di persone!! Anche con lui la sensazione, naturale e scevra da imbarazzi di sorta, da distanze, da condizionamenti di “ruolo”, è quella di aver ritrovato un caro amico. Si chiacchiera per qualche minuto: Simone è molto stanco, ci si è messo anche un brutto mal di testa, non lo nasconde, ma non nasconde nemmeno solarità, simpatia, dolcezza, disponibilità. Come sempre. Ci promette uno spettacolo più “intimo” e tranquillo, adatto al contesto, uno splendido cortile settecentesco che si allarga tra un colonnato prezioso e l’altrettanto prezioso azzurro del mare. Gli strumenti suggeriscono, effettivamente, una emozione prettamente “acustica”: chitarra classica, pianoforte, fisarmonica, violino.

Ma prima di verificare che le premesse vengano mantenute, si fa ora di cena. Salutiamo Simo con la promessa di rivederci dopo lo spettacolo e, dopo una frugale accoppiata pizza/gelato, condita da altre risate, corriamo di nuovo in Villa. Sul palco, la bravissima (lo scopriremo poi…) Ginevra Di Marco prova con i suoi musicisti, mente noi ci chiediamo chi tra lei ed il nostro CantAttore darà il via alle danze in quella che si prospetta una serata d’Autore, nel senso più pieno del termine. La risposta arriva di lì a breve: il cortile si riempie, notiamo subito che l’età media del pubblico è piuttosto elevata, ma la cosa certo non ci “scoraggia”. Simone riuscirà a sorprendere anche chi non lo conosce se non per Sanremo 2007. Una voce annuncia che sarà della Di Marco il primo spazio.

(continua…)

La Voce di Ricaldone

Archiviato in: Io c'ero!, Luigi Tenco, ParolaDiFan, VoceDelleCittà — Loh 23 Luglio 2007 @ 0:09

Splendide, splendide sono le sue colline… è questo il paesaggio che cattura l’occhio arrivando a Ricaldone: l’intenso verde dei vigneti di moscato che toccano il cielo, abbracciano il paese e riempiono gli spazi che si aprono tra le stradine, i vicoli e i tetti delle case… [foto di Chiara]

Poi il vento, che corre tra le strade, che ci avvolge, che parla e racconta di storie di vita lontana… il sole caldo si sposa con il vento in un interminabile silenzio… ogni cosa qui, ogni filo d’erba, il sassolino a terra e ogni mattone sembra custodire l’anima di chi tra queste vie, tra queste case, tra questi vigneti è passato e vissuto… tutto qui è molto suggestivo: è semplice riuscire ad immaginare le voci dei bambini che un tempo correvano e giocavano su e giù per le strade, nei cortili, di questa verde isola… e tra questi bambini anche lui, Luigi…

“Visse in una grande casa bianca, una casa che affaccia su un cortile immenso dove il bambino Luigi passava lunghi pomeriggi a giocar”;
La persona che amo di più è la mamma, si chiama Teresa. È alta di statura, ha i capelli color castagno e gli occhi dello stesso colore” (tema del 1946).

Nulla sembra cambiato a Ricaldone da quegli anni ’40: qui non troverai il ristorante, la pizza al taglio o il supermercato, ma vedrai la vecchia fontana del paese, le chiese con il grande campanile che suona ogni ora, l’unico alimentari del paese, il piccolo circolo ricreativo… e la gente, molto accogliente, gentile e semplice.
Questa è Ricaldone.
20 Luglio 2007.

[Olimpia per la RedazioneSlacciata]

Io a Sordevolo, c’ero!

Archiviato in: Io c'ero! — Max 9 Luglio 2007 @ 0:01

Non ti stanchi mai. Non ne hai mai abbastanza di quella sensazione. Io, Olimpia, Valeria e Luca… Eccoci pronti per la nostra trasferta, indicazioni stradali alla mano e molta voglia di rincontrarsi.

L’appuntamento è a Sordevolo con le Slacciate Milanesi, finalmente gran parte del gruppo si riunirà.. nonostante gli assenti siamo 8, anche stavolta un bel numero! Arriviamo dopo due ore con largo anticipo, il posto è davvero bello, qualche ora di sole ci permette di stare nel parco al fianco dell’anfiteatro a chiacchierare.. fa un pò freddino, il vento è forte… ma una consolazione c’è… sicuramente niente pioggia!!! Per l’attesa ci muniamo di un plaid che casualmente avevo in macchina… esteticamente davamo l’impressione di vecchiette davanti alla tivù, ma tutti si saranno ricreduti a concerto iniziato.. lo stesso Andrea che già ci dava per Slacciate Smorte…

Arrivano finalmente le Slacciate Milanesi, è festa, ci stringiamo in abbraccio e ci scaldiamo! Ancora due parole, l’attesa ci carica… Mizzi sto vento però.. che qualcuno chiuda le finestre, c’è corrente!!! Il Silenzio si fa spazio, il pubblico è impaziente.. non molti, causa data infrasettimanale, causa luogo un pò fuori mano…non ci sarebbero scuse valide e i pochi che c’erano se ne sono accorti! Inizia la magia.

Solo una domanda ci poniamo noi Slacciati dopo L’Italiano… Ma come si fa ad assistere ad un concerto di Simone imbalsamati su una sedia?! Per praticamente tutto il concerto ci armiamo di tanta (ma proprio tanta) pazienza, moltissimo autocontrollo e una spiccata capacità nello scatenarci da seduti…

Momenti di profonda riflessione e commozione con Ti regalerò una rosa, Legato a te e Angelo custode, si alternano a momenti pieni d’ironia, si ride alleggerendo in parte la visione della nostra bella realtà da Italia di Piero.. ed ecco Senza, Che bella gente, Laureata Precaria, Studentessa Universitaria, La Morlacca…I will survive…

Poi il momento dei ricordi dei Grandi, perché come dice Simo, di persone così ne ha più bisogno la terra che il cielo, e allora cantiamole le loro parole, facciamoli rivivere con la nostra voce questi maestri di vita regalati al cielo, riprendiamoci parte della loro poesia, si può, si deve… eh, poi… poi Simone saluta ed esce… noi dalle nostre sedie fremiamo… Spunta la bandiera Italiana …ecco L’Italia di Piero, e non ce la fai più a trattenerti, quindi ti rassegni al ritmo e spicchi un volo fin sotto il palco e ti immergi nell’atmosfera, tieni il tempo della musica, canti, salti fino a non avere più fiato ma non ti fermi…

(continua…)

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