Ventidue secondi rock
[RedazioneSlacciata]
4 comments July 14th, 2008
…dalla porta posteriore si poteva vedere una Gallinella Nera circondata da Bianchi Gnu.

[RedazioneSlacciata]
1 comment June 30th, 2008
Qui potete trovare un’altra intervista “napoletana” a Simone.
[RedazioneSlacciata]
5 comments June 25th, 2008
Diamo il via a Scatti da (s)legare, il concorso fotografico ispirato alle canzoni di Simone!
Le fotografie, che saranno pubblicate sul Blog, dovranno avere come soggetto situazioni, personaggi o luoghi descritti nei brani di Simone, e dovranno essere accompagnate da una breve “didascalia” che indichi a quale canzone ci si riferisce, ad esempio:

“l’isola è un minuscolo
puntino in mezzo al niente…”
– L’Isola -

“barricato nella mia
cameretta al terzo piano…”
– L’Autistico –
Le foto, non più di 3 per ogni partecipante (meglio se di dimensione non eccessiva e in formato .jpg), andranno inviate a RedazioneSlacciata@excite.it con oggetto Scatti da (s)legare, entro e non oltre il 31 agosto 2008.
A chiusura concorso verrà attivato un sondaggio con cui gli Slacciati decideranno le prime 10 fotografie finaliste, che verranno rese note intorno al 10 settembre 2008. Tra queste dieci verranno scelte le tre foto vincitrici. La Giuria, composta dalla RedazioneSlacciata, Max e Simone stesso, proclamerà i tre vincitori il giorno 15 settembre 2008.
I premi… (ebbene sì, abbiamo anche dei premi) verranno svelati più avanti!
Aspettiamo i vostri scatti.
[RedazioneSlacciata]
13 comments June 16th, 2008
Metti una sera in salotto…
Metti una sera in salotto, si accendo le luci e… iniziano i rumori, poi l’accompagnamento di una fisarmonica e infine una voce che annuncia: “Vanda e i suoi tigrotti, Vanda e i suoi tigrotti solo per voi questa sera!”. È vestito di rosso.. le sue sembianze sono quelle di una tigre… si toglie la maschera ed è… Simone!! Pronto per una nuova avventura!! La prima emozione della serata è dal monologo sulla vita al contrario.. lo guardo, ascolto ogni parola,sento ogni suono e scorgo la mia emozione… E’ il tempo della prima riflessione, ma è anche del primo sorriso! Gli applausi non si fermano e la gente inizia a gridare “bravo!!”
Simone prende la chitarra in mano e inizia con la musica, tra luci soffuse e gente accoccolata intorno a lui… L’impressione della serata? Quella di tanti amici raccolti intorno al più bravo che,ancora una volta, regala grandi emozioni! Si parte con L’Italiano, poi Studentessa Universitaria e subito una lettera del CIM… per continuare con una canzone che sembra calzare a pennello… “Che bella gente!!”
Poi, per ridere un po’, Simone ci racconta della storia del suo portafoglio scomparso, per poi continuare con la splendida “Genova Brucia” che ha lasciato tutti nel silenzio assoluto… le splendide parole con cui è stato toccato un argomento così delicato… Mi giro per osservare il viso della gente intorno a me:le lacrime e l’ammirazione per la bellissima canzone sfociano in un applauso (meritatissimo) che non accenna a finire… così Simone, asciuga la sua tenera lacrima, e riparte con la storia tratta da “Racconto di Natale”: nonno Rinaldo e la campagna Russa. Lo spettacolo, un po’ per il luogo, per Simone,ma anche perché la gente inizia a capire il “vero” Simone, si alza di tensione.
Simone stesso sta dando tutto se stesso e regalando le sue emozioni. Poi si continua con Angelo custode che Simone definisce la sua preferita (oddio è anche la mia… e quella di tanti slacciati!!!). Poi un momento tutto di Gabriele che ci dà assaggio della sua bravura… e tra una battuta e l’altra lo spettacolo procede.
Simone continua con una lettera dal documentario sul Manicomio di Volterra, ancora ora sento l’emozione delle parole che risuonano nella mia mente e mi viene la pelle d’oca. La forza di Simone nel far conoscere questo suo lavoro viene percepita dall’intensità del suo racconto… la gente non cessa a dire “Bravo Simone, bravo”… Si continua con la splendida storia di NOF4, poi lo stornello toscano “Maremma” (apprezzato nel salotto fiorentino… avevate dubbi ?!?!).
Alla fine l’applauso di 2 minuti non accenna a finire, cessa solamente quando Simone inizia con la divertente e solare “Fabbricante di canzoni” e in un boato di risate troviamo: Paola e Chiara, Lunapop, Tanto e A te di Jovanotti, Perdono, Te dico turututtu, tre minuti e infine come sempre tocca anche a Vorrei cantare come Biagio… poi?? Una sorpresa… Gigi D’alessio!!! Si torna,poi, seri con Laureata Precaria (oddio la mia canzone!!)
Arriviamo alla fine…c’è ancora tempo per la storia della farfalla e per Ti regalerò una rosa che porta la serata al culmine con un applaudo immenso… mentre mi rendo conto di essere invasa dalle lacrime, accanto a me scorgo Agnese: anche lei è un po’commossa… il mio sguardo incrocia quello di Simone ed anche lui, come noi, è emozionato, contento per la serata, forse anche un po’ sorpreso. Anche stavolta l’applauso è grande, immenso, non cessa. La gente gli grida “bravo”,ancora e ancora…. Allora, Simone decide di continuare con un omaggio al suo amico Cristiano:e canta “Senza”. Stavolta è veramente la fine, ci saluta e,insieme ai due musicisti,esce di scena.
Si alzano le luci… Il resto della serata è trascorso in un bellissimo giardino in compagnia delle ragazze di Bologna, Stefano, Raffaele, Gabriele, Daniela, Patty, Simone (il mio), e naturalmente Simone… Grazie Simone! Veramente Grazie! Per tutto il prima e il dopo e per le parole che hai avuto per me! Per lo stupendo spettacolo! Ti meriti veramente il successo, gli applausi e le emozioni ad ogni spettacolo… sei stato un GRANDE artista! Ogni volta ti superi, cresci,ma l’emozione è sempre la stessa.. quella che ti sfiora la pelle, il cuore e l’animo.. che fa riflettere e sorridere insieme. Continua così.
Alla prossima…
Federica
1 comment June 4th, 2008
(segue da qui)
Si comincia da una riflessione semiseria su come sarebbe una esistenza vissuta al contrario, dalla anzianità al ritorno nell’utero materno, e si corre rapidamente da una nota all’altra, da un brivido all’altro, da una risata all’altra.
C’è “L’italiano” al quale bastano la bandiera in tintoria e la crema da barba alla menta per sentirsi parte di un popolo e colui che, da “italiano nero”, vorrebbe finalmente farne parte a prescindere dal suo colore di pelle; c’è l’insopportabile disagio causato dal pregiudizio che può distruggere una vita e c’è ancora una volta la voglia di gridare “Che bella gente”; c’è il commovente racconto di Nonno Rinaldo, del freddo incancellabile che la guerra porta con sé assiderando il corpo e l’anima; ci sono la rabbia, l’indignazione, il dolore che accompagnano la memoria vivissima della vergognosa ed impunita mattanza del G8 del 2001 gridate in “Genova brucia”, accolta con grande partecipazione dal pubblico (ammetto che speravamo tanto che Simone la mettesse in scaletta… chi ha avuto la fortuna di ascoltarla qualche mese fa, quando solo per poche ore fu pubblicata sul suo Space, sa bene quanto sia realisticamente cruda ); c’è Stupidowski che sa ancora stupirsi delle piccole cose, quelle alle quali nemmeno più facciamo caso dandole, noi sì, da veri stupidi, sempre più per scontate ; c’è la “Studentessa universitaria” con i suoi sogni e la sua nostalgia (esecuzione essenziale, ancora più suggestiva del solito) e la preghiera, con tanto di cero e di breviario, a San Precario perché possa prendersi a cuore le sorti di tanti giovani e meno giovani ai quali è stata tolta ogni possibilità di guardare al futuro con fiducia e dignità… ma il santo è evidentemente distratto, perché la povera studentessa, come volevasi dimostrare, è riuscita solo a diventare una “Laureata precaria”; c’è Angelo il custode che riempie la propria vita con un commovente ed impossibile grande amore e chi invece non sa come riempirla, la propria vita, perché è “Senza”. Anche qui una perla che stempera in una ironia più marcata l’amarezza di una canzone solo apparentemente leggera: il finale viene interpretato da un esilarante Simone in versione MondoMarcio, con tanto di movimenti da rapper DOC e tipica cadenza vocale tra il marcio, appunto, e l’incazzato nero.
C’è il tempo per l’emozione, e quello per la risata incontenibile che scoppia fragorosa quando il nostro CantAttore lancia nel bel mezzo della serata, come si trattasse di una pallina in un flipper, la sua particolare “ode” a Massimo Giletti… e ancora di più quando spiega come è facile diventare “Fabbricante di canzoni”. Di concerti, ormai, ne abbiamo seguiti tanti… e questo pezzo, fra i più geniali e teatrali scritti da Simone, uno di quelli nei quali il suo talento espressivo emerge in tutta la sua forza, ce lo siamo goduto in ogni salsa, compresa quella rock. Ma la versione presentata al Mutiny ci ha visti letteralmente piegarci dalle risate e tributare all’autore un applauso forte abbastanza da sentire quasi dolore alle mani!
Il caso ha voluto che, nel pieno dell’esecuzione, l’audio della chitarra abbia cominciato a fare i capricci, generando un sibilo prolungato che definire sgradevole come le unghie sulla lavagna è dir poco… mentre Raffaele e Gabriele mettevano mano agli strumenti per cercare la causa del fastidiosissimo rumore, Simone non ha perso occasione per trasformare in spettacolo anche un momento di disagio, dapprima imputando il problema alla ribellione dell’impianto di fronte alle note di “Vamos a bailar”, poi utilizzando il sibilo come base per una piccola improvvisazione chitarristica.
Una volta compreso che l’origine del disturbo era proprio la chitarra, da parte nostra è partita una esultanza da stadio… raffreddata per un paio di secondi da un altro lieve sibilo… “Sono i capelli!”, dice Simone. Ma il colpo di grazia arriva subito dopo, quando tra le canzoni “scritte con la calcolatrice” inserisce “L’amore che non c’è”, del nostro illustre( ?! ) concittadino Gigi D’Alessio. No Simone, ti prego, Gigi D’Alessio no. Forse abbiamo dimenticato che le parodie si chiamano così proprio perché pongono l’accento sui maggiori difetti di un personaggio o sulle peggiori caratteristiche di un prodotto artistico. Così è stato: quell’insopportabile modo di pronunciare le vocali trascinandole e drammatizzandole come nella più classica delle sceneggiate di quart’ordine è stato riproposto impeccabilmente, suscitando uno scrosciante applauso (al quale è seguito un nuovo sibilo… stavolta chiaramente causato dalla Tatangelo!) per questa ennesima dimostrazione che definire Simone semplicemente un cantautore, per quanto questo titolo sia più che meritorio, è senz’altro riduttivo.
Parlo di “dimostrazione” perché le risate spontanee e consistenti con le quali sono stati accolti anche gli altri brani citati in “Fabbricante” e la rumorosa, affettuosa partecipazione a tutte le interpretazioni mi ha fatto intuire che molti degli astanti conoscessero ben poco del suo repertorio… e che, come già capitato in altre occasioni alle quali ho avuto la fortuna di prender parte, siano rimasti notevolmente sorpresi dalla sua versatilità espressiva.
Il concerto viene chiuso da “Ti regalerò una rosa” : dopo tanti e tanti ascolti, questa struggente poesia in forma di lettera non smette di prendere l’anima. E il silenzio che cala nel locale, fino a quel momento riempito da un entusiasmo decisamente caloroso (oltre che da un caldo difficilmente sopportabile!!), ne è la più palese delle prove. Il passaggio dal fragore alla partecipazione emotiva intensa ma silenziosa è una caratteristica dei concerti di Simone, e risponde pienamente all’altalena di emozioni sulla quale inevitabilmente si finisce per salire ogni volta che si sceglie di parteciparvi.
L’applauso finale è dei più sinceri, lunghi e forti. Per il nostro CantAttore che non si è risparmiato, ma anche per Raffaele e Gabriele, protagonisti di primissimo livello, due scoperte davvero belle, musicisti eccellenti che hanno vestito splendidamente ogni brano, regalandogli un aspetto del tutto nuovo. Simone ringrazia a più riprese, felice.
Ma non può finire qui, come sempre. “Ti regalerò una rosa” è un irresistibile sprone a chiedere il bis… lo facciamo, a gran voce. Rieccoli in scena… e non sarà per una volta sola. Ebbene sì, stavolta il bis si trasforma in un tris. La seconda volta, richiamati con ancora maggior entusiasmo della prima. Simone è, dopo quasi due ore, logicamente accaldato e stanco, ma non per questo meno disposto a dare il massimo. C’è ancora tempo per “Bastonaci”, corale come fosse un vero canto di chiesa, ma il tono per fortuna è molto meno sacro; per “L’Italia di Piero”, trascinante anche quando eseguita con l’accompagnamento della sola chitarra ; per “Era de maggio”, un omaggio alla nostra città sempre graditissimo ed emozionante.
C’è tempo perché il nostro CantAttore resti sul palco per diversi minuti a raccogliere un applauso che sembra non voler cessare, le grida “Simone! Simone!” da parte di tutti noi, di ogni età; c’è tempo anche per una sua corsetta tra il pubblico, come a voler dire “grazie” a ciascuno… e sono pacche sulle spalle, “Bravo!”, sorrisi a pioggia. Ancora applausi, tanti.
Da parte di noi Slacciati, la felicità autentica di rivedere sul suo volto la soddisfazione di un ritorno salutato da enorme affetto… unita all’orgoglio di ascoltare i commenti di chi era entrato al Mutiny spinto da una curiosità vagamente diffidente, e ne è uscito divertito, commosso, più ricco… sicuramente sorpreso. Dopo lo spettacolo, è il momento delle chiacchiere, dei complimenti, dei saluti.
Mentre la serata continua tra un cocktail e l’altro, in un angolo del locale si crea una piccola fila ordinata. Simone, infaticabile e paziente come suo solito, si rende disponibile per foto, autografi, dediche. Tocca anche a noi, dopo qualche minuto: e questi sono i momenti più preziosi di ogni occasione. Aldilà di note ed interpretazioni che abbiamo imparato ad amare, aldilà di un talento artistico geniale, fantasioso, colto, che emoziona e non stanca mai, aldilà di suoni sempre diversi e sempre affascinanti, c’è Simone. Ci sono il suo sorriso sincero e dolce, la semplicità disarmante, la profonda sensibilità che traspare anche da piccoli gesti, la simpatia contagiosa e mai sopra le righe, l’ironia intelligente e vivace che affonda senza ferire, l’affetto palese e gioioso col quale ci accoglie, sempre.
Guardarlo chiacchierare e ridere e fermarsi a pensare anche solo per un attimo che questo ragazzo, in pochi anni di carriera, ha vinto tutti i più prestigiosi Premi ai quali un cantautore possa aspirare, ha ricevuto complimenti ed attestazioni di stima da parte di “mostri sacri” quali Dacia Maraini, Vasco Rossi, Alda Merini (giusto per citarne qualcuno) e da parte di tanti altri suoi colleghi di grande valore, ha avuto la possibilità di lavorare con artisti con la A maiuscola quali Fiorella Mannoia e Gigi Proietti, ha realizzato progetti di uno spessore che va ben oltre il semplice libro autobiografico o la raccolta di greatest hits… beh, lascia decisamente senza parole. Soprattutto quando poi si considera l’odiosa spocchia, l’inspiegabile arroganza, il vuoto snobismo di quanti credono che basti un minuto di telecamera, magari guadagnato svendendosi al migliore offerente, per meritarsi il titolo di Maestri di vita e d’arte.
C’è chi si accontenta di godere dello spettacolo che un protagonista del Palcoscenico, della Letteratura, della Musica, sa offrire, senza stare a chiedersi se dietro quelle interpretazioni, quelle parole, quelle note, ci siano o meno una testa ed un’anima ricche, autentiche, grandi. Non ho problemi a dire che non faccio parte di questo gruppo, non sono mai riuscita a farne parte. Sono perciò davvero felice d’avere avuto la possibilità di andare “dall’altra parte del cancello”, di scoprire la persona oltre all’artista. E di trovare Tanto. Come me, ne sono certa, tutti i ragazzi Slacciati, di ogni età, che stanno condividendo questo viaggio con me e quelli che sabato sera, dopo il concerto, si sono intrattenuti a chiacchierare con Simone dei suoi prossimi progetti, della calda accoglienza napoletana, del successo di questa nuova sperimentazione, tra abbracci, risate, foto, imitazioni e chi più ne ha, più ne metta.
Arriva ancora una volta il momento di congedarsi… prima che il nostro risalga sul Dodge, ancora abbracci e la promessa di rivederci quanto prima. Salutiamo Stefano e Giampy, gentilissimi come sempre, e ci avviamo verso le macchine. Prima, lasciamo all’hotel le amiche e gli amici pugliesi… anche con loro grandi abbracci, ringraziamenti per aver condiviso una serata decisamente speciale… e un arrivederci a molto, molto presto. Il breve viaggio di ritorno ha, come sempre, il dolce sapore dell’allegria, delle emozioni da lasciar decantare, delle impressioni a caldo. Un sapore che, anche dopo tanti mesi, non perde nell’aria neppure una sola delle sue tante sfumature. Ci salutiamo con grandissimo affetto. Tra noi, ormai, non servono più tante parole. Ed è bellissimo anche questo.
Insomma… la ripartenza non ha certamente deluso le aspettative, anzi, le ha addirittura superate. Simone si è dimostrato più in forma che mai: la lunga sosta, impreziosita dal grande dono che la vita gli ha fatto, l’ha caricato di una energia incredibile, l’ha stimolato e soprattutto l’ha visibilmente arricchito. Di idee, di progetti… ed anche dal punto di vista umano. Quel genere di arricchimento che non si può facilmente descrivere… ma che viene palesemente fuori da gesti e parole, da sguardi e sorrisi.
Quanto a noi Slacciati… ci siamo ritrovati esattamente come ci eravamo lasciati: stessa complicità, stesso entusiasmo, stessa voglia di “sentire”, con le orecchie e con il cuore. Sempre più profondamente convinti che simili viaggi vadano vissuti e respirati pienamente, per la loro unicità e per la loro particolare bellezza, che resterà difficilmente comprensibile a chi si accontenta di piangere, urlare, mandare a quel paese i neuroni e l’anima davanti al primo idoletto da quattro soldi che gli riempia la vita. O a chi è convinto che seguire il percorso umano e professionale di un artista significhi semplicemente trascorrere una piacevole serata di divertimento e relax, che lasciano il tempo che trovano, escludendo qualsiasi possibilità che tale percorso possa andare ben oltre e rappresentare un terreno fertile sul quale far crescere confronti, pensieri, conoscenze. Sul quale crescere, appunto.
Per concludere: ciascuno di noi, come si diceva all’inizio, non è ovviamente in tutto e per tutto il medesimo di sette mesi fa, ma medesimo è il fil rouge che ci unisce, quello profondo, resistente, autentico. Quello che corre fuori dal tempo e non ne conosce l’usura. Quello che, mi auguro davvero di cuore, ci legherà con la stessa forza ancora per tanto. Nell’attesa del trionfale ritorno di Vanda e i suoi Tigrotti, nell’attesa di un nuovo palco e di un nuovo scrigno da aprire insieme…
… semplicemente, grazie Simo, grazie ragazzi… e alla prossima.
ChiaraS
8 comments June 2nd, 2008
Dove eravamo rimasti?
[di ChiaraS]
E’ con queste parole che si torna, di solito, a raccontare un nuovo capitolo di una storia interrotta per qualche tempo, ma ben presente nella mente di chi legge. E’ con queste parole che, anche stavolta (ahivoi!), proverò a raccontare le sensazioni e i momenti di una nuova tappa di questo magnifico viaggio, iniziato ormai un anno fa, ma che non per questo smette di sorprendere. Anzi, che sorprende ad ogni tappa, se possibile, un po’ di più.
Le attese, come era ovvio che fosse, alla vigilia erano più grandi ed importanti del solito: così come ci eravamo detti alla fine della ancora oggi incredibile serata del 20 ottobre, il timore che questi lunghi mesi di “sosta creativa” potessero cambiarci, tutti, in termini di esperienze di vita, di rapporti interpersonali, di intensità di un legame alimentato da una meravigliosa abitudine all’incontro che si era fatta mensile se non anche più frequente, era piuttosto presente in noi, anche se alquanto celato.
Un po’ come accade alla fine di una vacanza nel corso della quale si trascorrono 24 ore al giorno con amici con la A maiuscola… ogni momento diventa talmente prezioso che si ha l’impressione sia estraneo al trascorrere del tempo, ma quando l’estate finisce e si sale sul treno, sull’aereo, in macchina, per tornare ciascuno nella propria città ed alla propria quotidianità, pur sapendo che gli affetti sinceri e profondi, proprio perché tali, possono solo crescere e mai scemare, la paura un po’ “infantile” che quegli abbracci dopo un anno non abbiano più lo stesso sapore e la stessa forza viene fuori anche quando razionalmente cerchiamo di spazzarla via. E’ un modo come un altro di dimostrare a noi stessi e agli altri la felicità di una condivisione dalla bellezza più unica che rara.
La serata di sabato ha dato ragione alla… ragione, ed ha rappresentato una ulteriore prova del fatto che questo viaggio non solo musicale ha creato fra noi “compagni d’avventura” qualcosa di stabilmente, solidamente autentico. Che va oltre la geografia, oltre gli impegni, oltre le malinconie ed i sorrisi che costellano le giornate. Ritrovarsi è ogni volta come fermare l’orologio, tirarsi fuori da quelle lancette che girano, segnano, cambiano. Ritrovarsi è ogni volta un essersi salutati solo poche ore prima. Identici sorrisi, identici abbracci, identica voglia di stare insieme, identica volontà di buttarsi alle spalle, anche se solo per qualche ora, la quotidianità con le sue salite e le sue discese. Stavolta, dopo sette lunghi mesi, più che mai.
Stavolta più che mai perché non saremo soli, noi Slacciati napoletani. Ci saranno anche Paddy e Marialaura dalla Puglia. L’idea di salire di nuovo su quel treno fatto di note e di emozioni e di riabbracciare nello stesso giorno gli amici di Napoli, quelli pugliesi e Simone, porta con sé la gioia abituale, ma moltiplicata per cento.
Così, ci si mette in marcia: prima l’incontro con le ragazze di Bari e le loro famiglie in una delle più belle piazze della città, particolarmente affollata a causa dei concomitanti “Trl Awards” di MTV che hanno reso questo sabato pomeriggio decisamente più caotico e colorato del solito. E sono i primi momenti di autentica felicità, accompagnati dall’ormai abituale pizzico di incredulità nel rendermi conto che l’impressione che questi sette mesi siano stati vissuti al di fuori del normale scorrere del tempo non è solo mia. Tante chiacchiere, tante risate, un breve giro turistico mentre si aspetta l’arrivo degli altri ragazzi imbottigliati nel traffico cittadino. Ci si ritrova, tutti, davanti al locale, diverse ore prima che il concerto inizi.
Si prospetta una lunghissima attesa… ma la felicità di cui sopra rende questo dettaglio del tutto trascurabile. Tra foto e battute, resoconti di vita e scherzi, una piccola pizzeria al taglio fino a quel momento vuota che si ritrova assediata ed una spietata caccia alle bottigline d’acqua minerale causa arsura da temperatura africana, il passaggio dal sole pomeridiano al buio serale è quasi impercettibile.
Verso le otto e mezza si vede spuntare dall’altra parte della strada un inconfondibile camioncino bianco e celeste… il tempo di una manovra, e quando il Dodge arriva davanti al Mutiny l’accoglienza da parte nostra è quella delle grandi occasioni: flash che scattano come si trattasse della Papamobile… ma diciamocela tutta, non si può non immortalare un pezzo di storia su quattro ruote così pittoresco!
Ancora più calorosa è l’accoglienza che tributiamo al nostro CantAttore: ed anche questa volta, forse davvero per la prima volta, quel sentore di essersi congedati solo qualche giorno prima, con ancora vivissimo ogni singolo ricordo dell’ottobre 2007, si fa sentire netto. In un forte abbraccio, in un enorme sorriso sincero, in un “finalmente !” sussurrato ma nemmeno poi tanto, si sciolgono tutti i piccoli, sciocchi timori che avevano accompagnato questi mesi di lontananza.
E ci si rende conto, sensazione anch’essa difficile da descrivere, che quella che si ha davanti non è, o meglio, non è più la stessa persona che sembrava essere ai primi incontri, quelli durante i quali la si guardava con un’aria intimidita, impacciata, imbarazzata assolutamente non per sciocca idolatria, ma per quel rispetto un po’ distaccato che si deve a chi si stima conoscendolo da poco, a chi si vuol bene per “riflesso”, come conseguenza di una emozione forte transitata solo attraverso uno schermo televisivo, un pc, un lettore cd. Adesso quello che ci troviamo davanti è un amico, un amico speciale per mille motivi, ma un amico.
Presuntuoso definirlo così, lo so… ma, come mi son permessa di scrivere alla fine del resoconto post-Parioli, alla parola “amicizia”, per me una delle più belle e ricche del mondo, si possono dare infinite accezioni. Una di queste è sentire di poter essere fino in fondo ciò che si è, senza sentirsi né giudici né giudicati, senza maschere né trucco di alcun genere… a maggior ragione se, come nel caso di chi scrive, ci si può fregiare del ben poco meritorio titolo di “persona fra le più timide del Cosmo”. Questa sensazione di assoluto agio, di spontaneità assoluta, è esattamente ciò che si prova quando ci si trova davanti Simone. E tutto ciò ha un sapore talmente autentico, bello, da non sembrare vero, soprattutto se si pensa a quante e quali situazioni ogni giorno ci costringono a vestire abiti che non ci appartengono, a risposte che non ci sono proprie, ad odiosi rapporti, atteggiamenti e frasi di circostanza ai quali rinunceremmo più che volentieri, se solo si potesse. Tutto ciò sorprende come la prima volta, ancora.
Anche Simone sembra davvero felice di ritrovarci lì, così come gli avevamo promesso sette mesi fa. Considerazione banale, ma il suo viso ed il suo sguardo sembrano brillare di una luce diversa. La paternità, il desiderio di rimettersi in marcia, la prova che l’affetto intorno a lui è sempre forte, forse anche la sicurezza che può nascere dal rivedere ancora al suo fianco uno zoccolo duro di Slacciati che se ne sono guardati bene dal lasciarlo solo, gli danno un’aria di evidente, luminosa serenità, che si riflette automaticamente su di noi.
Come se felici non lo fossimo già abbastanza. Si chiacchiera per qualche minuto, qualche foto, da parte nostra due piccoli regali dal sapore di Napoli e poi ci separiamo… lui dentro, con Stefano ed i musicisti, per il soundcheck e l’intervista pubblicata sul Blog, noi fuori a scambiarci impressioni, pensieri, ed ancora risate. Simone esce di nuovo verso le 22, per andare a cena… noi sempre fuori, sempre in piedi, pazienti e stoici nonostante le gambe e la schiena comincino a protestare alquanto vivacemente! Intanto il piazzale antistante il locale comincia ad affollarsi… e la nostra guardia al portone si fa sempre più attenta: vuoi vedere che dopo tre ore di indefessa resistenza qualche furbetto appena arrivato e con lo scatto fresco ci frega pure i posti ? Non sia mai detto…
Alle 22:45 finalmente le porte si aprono… e per noi è, sinceramente, una liberazione! Il locale non è molto ampio ma suggestivo: un palchetto centrale, essenziale; puffs (che dopo tre ore all’impiedi non sono esattamente quello che si definisce il massimo della vita!), sedie di vimini, divanetti, tavolini di marmo su ognuno dei quali è collocata una piccola candela, luci soffuse, una ambientazione avvolgente che strizza l’occhio alla sensualità della cultura orientale e che sembra ideale per accogliere un set musicale acustico. Il gruppo Slacciato, come sempre, è in primissima fila… siamo a pochissimi metri, si potrebbe dire a pochissimi centimetri, dalle casse e dal palco, e da lì le note si apprezzano e si respirano quasi una per una.
Aprono la serata Valerio Sgarra & Le Conseguenze del Bancone, terzetto formato dal solista con chitarra, da un fisarmonicista e da un contrabbassista. Una fusione d’altri tempi tra Paolo Conte, Buscaglione, Jannacci ed un certo tipo di folk spruzzato di arie latine che non smette mai d’affascinare. Bravi, bravi, bravi. Suonano per circa mezz’ora davanti ad un pubblico abbastanza disattento, ma convincono regalando ironica poesia. Queste occasioni riservano spesso graditissime sorprese, come la scoperta di gruppi del genere, con una carriera maggiormente apprezzata fuori dall’Italia che qui da noi, con uno stile che non viene considerato abbastanza “commerciale” per essere pubblicizzato, che devono accontentarsi del famoso pubblico di nicchia, ma che sanno offrire, a chi ha la saggezza ed il buon gusto di non farsi bastare le solite piazze, i soliti nomi, le solite note, momenti piacevolissimi.
Dieci minuti di pausa, durante i quali Stefano, Gabriele e Raffaele sistemano gli ultimi dettagli sul palco e poi si ricomincia. Il locale nel frattempo si è riempito, e lo si avverte dalle voci che salgono… la speranza è che la presenza del bar così vicino alla scena non induca qualche ascoltatore distratto a darsi alla chiacchiera libera infastidendo gli artisti ed il resto del pubblico. Per fortuna questo non accadrà.
Dopo esserci sgranchiti un po’ le gambe anche noi, riprendiamo posto: le fotocamere ben piazzate sul tavolino, come su una griglia di partenza di una gara di Formula Uno, le mani pronte per applausi che non vedono l’ora di essere lasciati liberi dopo tanto tempo… ed una gran voglia di cantare insieme, di ridere, di ritrovare quella complicità e quei battiti sempre uguali nell’intensità e sempre diversi nella forma, che rendono ogni concerto ed ogni spettacolo, a suo modo, indelebile.
Già le prime note dei due eccezionali musicisti raccolgono molti consensi : fin dall’inizio sembra evidente che il pubblico sia curioso, attento e… decisamente caloroso, come questa serata più che estiva. Meglio così! Simone sale sul palco con la sua maschera da tigre… ed inizia una delle performance più belle fra tutte quelle alle quali abbiamo assistito finora.
Quello che va in scena si potrebbe definire il classico cammino del nostro CantAttore fra vita e vite… ma “classico” è un aggettivo che non si addice ai suoi concerti. Dagli arrangiamenti ai monologhi, dalle espressioni ai dettagli, una stessa canzone, una stessa frase, si vestono di abiti ogni volta diversi nel taglio e nel colore. Tagli e colori particolarmente intensi, questa volta. L’organetto ed i suoni elettronici stordiscono ed affascinano, trascinando noi ascoltatori in una immersione continua durante la quale non c’è tempo né voglia di prendere fiato.
(continua)
2 comments May 31st, 2008

Da un commento allo space di Simone.
[RedazioneSlacciata]
2 comments May 26th, 2008
…o una formalità
non ricordo più bene, una formalità…
[Io sto bene - CCCP]
Uno stralcio dell’esibizione di Simone a Stazioni Lunari, tra CIM, CCCP e CSI…
“E’ stato un tempo il mondo giovane e forte,
odorante di sangue fertile,
rigoglioso di lotte, moltitudini,
splendeva pretendeva molto…”
[*]
Norme di regolamento di un ospedale psichiatrico: gli infermieri non devono tenere relazioni con le famiglie dei malati, darne notizie, portar fuori senz’ordine lettere, oggetti, ambasciate, saluti: né possono recare agli ammalati alcuna notizia dal di fuori, né oggetti, né stampe, né scritti…
Nessuno conosceva più, esattamente, i confini del Manicomio.
Alla fine dell’Ottocento era solo una grande villa con parco, metà pubblico e metà per gli ospiti. O meglio, era La Villa!
Perché in paese non avevano nemmeno piacere a pronunciarla, quella brutta parola: “Manicomio”.
[…]
Accadde una volta, che nessuno conoscesse più, esattamente, i confini del Manicomio.
“Povertà magnanima, mala ventura,
concedi compassione ai figli tuoi…
Glorifichi la vita, e gloria sia,
glorifichi la vita e gloria è… “
[* Del mondo - CSI]
[RedazioneSlacciata]
Add comment May 19th, 2008
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