A Napoli, io c’ero! (2/2)
June 2nd, 2008 posted by: Max
(segue da qui)
Si comincia da una riflessione semiseria su come sarebbe una esistenza vissuta al contrario, dalla anzianità al ritorno nell’utero materno, e si corre rapidamente da una nota all’altra, da un brivido all’altro, da una risata all’altra.
C’è “L’italiano” al quale bastano la bandiera in tintoria e la crema da barba alla menta per sentirsi parte di un popolo e colui che, da “italiano nero”, vorrebbe finalmente farne parte a prescindere dal suo colore di pelle; c’è l’insopportabile disagio causato dal pregiudizio che può distruggere una vita e c’è ancora una volta la voglia di gridare “Che bella gente”; c’è il commovente racconto di Nonno Rinaldo, del freddo incancellabile che la guerra porta con sé assiderando il corpo e l’anima; ci sono la rabbia, l’indignazione, il dolore che accompagnano la memoria vivissima della vergognosa ed impunita mattanza del G8 del 2001 gridate in “Genova brucia”, accolta con grande partecipazione dal pubblico (ammetto che speravamo tanto che Simone la mettesse in scaletta… chi ha avuto la fortuna di ascoltarla qualche mese fa, quando solo per poche ore fu pubblicata sul suo Space, sa bene quanto sia realisticamente cruda ); c’è Stupidowski che sa ancora stupirsi delle piccole cose, quelle alle quali nemmeno più facciamo caso dandole, noi sì, da veri stupidi, sempre più per scontate ; c’è la “Studentessa universitaria” con i suoi sogni e la sua nostalgia (esecuzione essenziale, ancora più suggestiva del solito) e la preghiera, con tanto di cero e di breviario, a San Precario perché possa prendersi a cuore le sorti di tanti giovani e meno giovani ai quali è stata tolta ogni possibilità di guardare al futuro con fiducia e dignità… ma il santo è evidentemente distratto, perché la povera studentessa, come volevasi dimostrare, è riuscita solo a diventare una “Laureata precaria”; c’è Angelo il custode che riempie la propria vita con un commovente ed impossibile grande amore e chi invece non sa come riempirla, la propria vita, perché è “Senza”. Anche qui una perla che stempera in una ironia più marcata l’amarezza di una canzone solo apparentemente leggera: il finale viene interpretato da un esilarante Simone in versione MondoMarcio, con tanto di movimenti da rapper DOC e tipica cadenza vocale tra il marcio, appunto, e l’incazzato nero.
C’è il tempo per l’emozione, e quello per la risata incontenibile che scoppia fragorosa quando il nostro CantAttore lancia nel bel mezzo della serata, come si trattasse di una pallina in un flipper, la sua particolare “ode” a Massimo Giletti… e ancora di più quando spiega come è facile diventare “Fabbricante di canzoni”. Di concerti, ormai, ne abbiamo seguiti tanti… e questo pezzo, fra i più geniali e teatrali scritti da Simone, uno di quelli nei quali il suo talento espressivo emerge in tutta la sua forza, ce lo siamo goduto in ogni salsa, compresa quella rock. Ma la versione presentata al Mutiny ci ha visti letteralmente piegarci dalle risate e tributare all’autore un applauso forte abbastanza da sentire quasi dolore alle mani!
Il caso ha voluto che, nel pieno dell’esecuzione, l’audio della chitarra abbia cominciato a fare i capricci, generando un sibilo prolungato che definire sgradevole come le unghie sulla lavagna è dir poco… mentre Raffaele e Gabriele mettevano mano agli strumenti per cercare la causa del fastidiosissimo rumore, Simone non ha perso occasione per trasformare in spettacolo anche un momento di disagio, dapprima imputando il problema alla ribellione dell’impianto di fronte alle note di “Vamos a bailar”, poi utilizzando il sibilo come base per una piccola improvvisazione chitarristica.
Una volta compreso che l’origine del disturbo era proprio la chitarra, da parte nostra è partita una esultanza da stadio… raffreddata per un paio di secondi da un altro lieve sibilo… “Sono i capelli!”, dice Simone. Ma il colpo di grazia arriva subito dopo, quando tra le canzoni “scritte con la calcolatrice” inserisce “L’amore che non c’è”, del nostro illustre( ?! ) concittadino Gigi D’Alessio. No Simone, ti prego, Gigi D’Alessio no. Forse abbiamo dimenticato che le parodie si chiamano così proprio perché pongono l’accento sui maggiori difetti di un personaggio o sulle peggiori caratteristiche di un prodotto artistico. Così è stato: quell’insopportabile modo di pronunciare le vocali trascinandole e drammatizzandole come nella più classica delle sceneggiate di quart’ordine è stato riproposto impeccabilmente, suscitando uno scrosciante applauso (al quale è seguito un nuovo sibilo… stavolta chiaramente causato dalla Tatangelo!) per questa ennesima dimostrazione che definire Simone semplicemente un cantautore, per quanto questo titolo sia più che meritorio, è senz’altro riduttivo.
Parlo di “dimostrazione” perché le risate spontanee e consistenti con le quali sono stati accolti anche gli altri brani citati in “Fabbricante” e la rumorosa, affettuosa partecipazione a tutte le interpretazioni mi ha fatto intuire che molti degli astanti conoscessero ben poco del suo repertorio… e che, come già capitato in altre occasioni alle quali ho avuto la fortuna di prender parte, siano rimasti notevolmente sorpresi dalla sua versatilità espressiva.
Il concerto viene chiuso da “Ti regalerò una rosa” : dopo tanti e tanti ascolti, questa struggente poesia in forma di lettera non smette di prendere l’anima. E il silenzio che cala nel locale, fino a quel momento riempito da un entusiasmo decisamente caloroso (oltre che da un caldo difficilmente sopportabile!!), ne è la più palese delle prove. Il passaggio dal fragore alla partecipazione emotiva intensa ma silenziosa è una caratteristica dei concerti di Simone, e risponde pienamente all’altalena di emozioni sulla quale inevitabilmente si finisce per salire ogni volta che si sceglie di parteciparvi.
L’applauso finale è dei più sinceri, lunghi e forti. Per il nostro CantAttore che non si è risparmiato, ma anche per Raffaele e Gabriele, protagonisti di primissimo livello, due scoperte davvero belle, musicisti eccellenti che hanno vestito splendidamente ogni brano, regalandogli un aspetto del tutto nuovo. Simone ringrazia a più riprese, felice.
Ma non può finire qui, come sempre. “Ti regalerò una rosa” è un irresistibile sprone a chiedere il bis… lo facciamo, a gran voce. Rieccoli in scena… e non sarà per una volta sola. Ebbene sì, stavolta il bis si trasforma in un tris. La seconda volta, richiamati con ancora maggior entusiasmo della prima. Simone è, dopo quasi due ore, logicamente accaldato e stanco, ma non per questo meno disposto a dare il massimo. C’è ancora tempo per “Bastonaci”, corale come fosse un vero canto di chiesa, ma il tono per fortuna è molto meno sacro; per “L’Italia di Piero”, trascinante anche quando eseguita con l’accompagnamento della sola chitarra ; per “Era de maggio”, un omaggio alla nostra città sempre graditissimo ed emozionante.
C’è tempo perché il nostro CantAttore resti sul palco per diversi minuti a raccogliere un applauso che sembra non voler cessare, le grida “Simone! Simone!” da parte di tutti noi, di ogni età; c’è tempo anche per una sua corsetta tra il pubblico, come a voler dire “grazie” a ciascuno… e sono pacche sulle spalle, “Bravo!”, sorrisi a pioggia. Ancora applausi, tanti.
Da parte di noi Slacciati, la felicità autentica di rivedere sul suo volto la soddisfazione di un ritorno salutato da enorme affetto… unita all’orgoglio di ascoltare i commenti di chi era entrato al Mutiny spinto da una curiosità vagamente diffidente, e ne è uscito divertito, commosso, più ricco… sicuramente sorpreso. Dopo lo spettacolo, è il momento delle chiacchiere, dei complimenti, dei saluti.
Mentre la serata continua tra un cocktail e l’altro, in un angolo del locale si crea una piccola fila ordinata. Simone, infaticabile e paziente come suo solito, si rende disponibile per foto, autografi, dediche. Tocca anche a noi, dopo qualche minuto: e questi sono i momenti più preziosi di ogni occasione. Aldilà di note ed interpretazioni che abbiamo imparato ad amare, aldilà di un talento artistico geniale, fantasioso, colto, che emoziona e non stanca mai, aldilà di suoni sempre diversi e sempre affascinanti, c’è Simone. Ci sono il suo sorriso sincero e dolce, la semplicità disarmante, la profonda sensibilità che traspare anche da piccoli gesti, la simpatia contagiosa e mai sopra le righe, l’ironia intelligente e vivace che affonda senza ferire, l’affetto palese e gioioso col quale ci accoglie, sempre.
Guardarlo chiacchierare e ridere e fermarsi a pensare anche solo per un attimo che questo ragazzo, in pochi anni di carriera, ha vinto tutti i più prestigiosi Premi ai quali un cantautore possa aspirare, ha ricevuto complimenti ed attestazioni di stima da parte di “mostri sacri” quali Dacia Maraini, Vasco Rossi, Alda Merini (giusto per citarne qualcuno) e da parte di tanti altri suoi colleghi di grande valore, ha avuto la possibilità di lavorare con artisti con la A maiuscola quali Fiorella Mannoia e Gigi Proietti, ha realizzato progetti di uno spessore che va ben oltre il semplice libro autobiografico o la raccolta di greatest hits… beh, lascia decisamente senza parole. Soprattutto quando poi si considera l’odiosa spocchia, l’inspiegabile arroganza, il vuoto snobismo di quanti credono che basti un minuto di telecamera, magari guadagnato svendendosi al migliore offerente, per meritarsi il titolo di Maestri di vita e d’arte.
C’è chi si accontenta di godere dello spettacolo che un protagonista del Palcoscenico, della Letteratura, della Musica, sa offrire, senza stare a chiedersi se dietro quelle interpretazioni, quelle parole, quelle note, ci siano o meno una testa ed un’anima ricche, autentiche, grandi. Non ho problemi a dire che non faccio parte di questo gruppo, non sono mai riuscita a farne parte. Sono perciò davvero felice d’avere avuto la possibilità di andare “dall’altra parte del cancello”, di scoprire la persona oltre all’artista. E di trovare Tanto. Come me, ne sono certa, tutti i ragazzi Slacciati, di ogni età, che stanno condividendo questo viaggio con me e quelli che sabato sera, dopo il concerto, si sono intrattenuti a chiacchierare con Simone dei suoi prossimi progetti, della calda accoglienza napoletana, del successo di questa nuova sperimentazione, tra abbracci, risate, foto, imitazioni e chi più ne ha, più ne metta.
Arriva ancora una volta il momento di congedarsi… prima che il nostro risalga sul Dodge, ancora abbracci e la promessa di rivederci quanto prima. Salutiamo Stefano e Giampy, gentilissimi come sempre, e ci avviamo verso le macchine. Prima, lasciamo all’hotel le amiche e gli amici pugliesi… anche con loro grandi abbracci, ringraziamenti per aver condiviso una serata decisamente speciale… e un arrivederci a molto, molto presto. Il breve viaggio di ritorno ha, come sempre, il dolce sapore dell’allegria, delle emozioni da lasciar decantare, delle impressioni a caldo. Un sapore che, anche dopo tanti mesi, non perde nell’aria neppure una sola delle sue tante sfumature. Ci salutiamo con grandissimo affetto. Tra noi, ormai, non servono più tante parole. Ed è bellissimo anche questo.
Insomma… la ripartenza non ha certamente deluso le aspettative, anzi, le ha addirittura superate. Simone si è dimostrato più in forma che mai: la lunga sosta, impreziosita dal grande dono che la vita gli ha fatto, l’ha caricato di una energia incredibile, l’ha stimolato e soprattutto l’ha visibilmente arricchito. Di idee, di progetti… ed anche dal punto di vista umano. Quel genere di arricchimento che non si può facilmente descrivere… ma che viene palesemente fuori da gesti e parole, da sguardi e sorrisi.
Quanto a noi Slacciati… ci siamo ritrovati esattamente come ci eravamo lasciati: stessa complicità, stesso entusiasmo, stessa voglia di “sentire”, con le orecchie e con il cuore. Sempre più profondamente convinti che simili viaggi vadano vissuti e respirati pienamente, per la loro unicità e per la loro particolare bellezza, che resterà difficilmente comprensibile a chi si accontenta di piangere, urlare, mandare a quel paese i neuroni e l’anima davanti al primo idoletto da quattro soldi che gli riempia la vita. O a chi è convinto che seguire il percorso umano e professionale di un artista significhi semplicemente trascorrere una piacevole serata di divertimento e relax, che lasciano il tempo che trovano, escludendo qualsiasi possibilità che tale percorso possa andare ben oltre e rappresentare un terreno fertile sul quale far crescere confronti, pensieri, conoscenze. Sul quale crescere, appunto.
Per concludere: ciascuno di noi, come si diceva all’inizio, non è ovviamente in tutto e per tutto il medesimo di sette mesi fa, ma medesimo è il fil rouge che ci unisce, quello profondo, resistente, autentico. Quello che corre fuori dal tempo e non ne conosce l’usura. Quello che, mi auguro davvero di cuore, ci legherà con la stessa forza ancora per tanto. Nell’attesa del trionfale ritorno di Vanda e i suoi Tigrotti, nell’attesa di un nuovo palco e di un nuovo scrigno da aprire insieme…
… semplicemente, grazie Simo, grazie ragazzi… e alla prossima.
ChiaraS
Postato in: Io c'ero!
8 Commenti Aggiungi il tuo
1. Rosa | June 2nd, 2008 at 9:40
Chiara,ormai scontato dirlo…i tuoi “resoconti” sono sempre da pelle d’oca…Grazie!!!
2. Simone | June 2nd, 2008 at 22:27
ciao Chiara,leggendo le tue parole mi sono commosso.
grazie a te. grazie a tutti. simone
nota di max: sì, il commento è di simone cristicchi
3. osmida | June 2nd, 2008 at 23:25
davvero complimenti ChiaraS… soprattutto per aver centrato un punto fondamentale, il percorso di questo artista va “ben oltre”…rappresenta per tutti noi una miniera di espressione dei propri vissuti, sul quale crescere… al passo della sua musica.
4. SimonaBologna | June 3rd, 2008 at 10:45
Chiara…che dire……aspettavo da tempo un altro dei tuoi meravigliosi commenti…..non deludi mai!!!
Rendi vivo tutto ciò che descrivi…sembra di poterlo toccare….
Grazie a te!!
5. Marialaura | June 3rd, 2008 at 11:45
semplicemente grazie, Chiara, riesci a esprimere con le parole tutto quello che per un motivo o per l’altro alcuni, anche io, non riescono a dire. A presto
6. Ele90 | June 3rd, 2008 at 16:42
Grazie a te,Chiara,per l’ennesimo,bellissimo resoconto che ci hai regalato.I tuoi lavori sono intrisi di pure emozioni e sempre contraddistinti da un marchio inconfondibile…la tua autentica sensibilità.È più che doveroso farti i miei complimenti…non deludi mai.Aspetterò con impazienza il prossimo “incontro” con i tuoi meravigliosi scritti…
Un abbraccio.
7. LUIGI MARIANO | June 4th, 2008 at 23:11
Che spettacolo, che spettacolo…. ehh, Chiaretta ha stoffa, quando scrive non la ferma più nessuno, è precisa come un orologio, ma anche tanto sentimentale e piena di emozioni vive e palpitanti. Gli slacciati sono così, come Simone.
PS: Ripeto a Chiara: devi scrivere libri, biografie e saggi musicali, sei fantastica.
8. Annalisa | June 5th, 2008 at 0:32
Grazie piccoletta, per avere ancora una volta trasportato nelle parole scritte tutti i nostri pensieri e le nostre emozioni…
Alla prossima tappa del viaggio!!
(Imitazioni…?EHHHHH!!!)
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