La saggezza del mondo
February 13th, 2008 posted by: Max
Martina ha inviato a Simone questa email:
“Ciao Simone, sono Martina, una ragazza di Sondrio. Il tuo lavoro sui centri di igiene mentale mi ha molto colpita. Sei riuscito a metterci senso critico e passione, emozioni e problematiche. Questa estate ho fatto un campo di lavoro vicino a Napoli, a Castel Volturno, con la comunità di Comboniani che lavora in quella realtà.
Ho lavorato prevalentemente con problematiche come l’immigrazione, ma ho frequentato anche per alcuni giorni una casa di riposo, o come la chiamano lì una “Villa” per anziani. È stato come catapultarsi in un altro mondo, un mondo parallelo un mondo dimenticato da quelli “fuori”. E riguardando il tuo video è stato come ritornare da quei nonni che mi hanno un po’ adottata, che mi hanno accolto,e che allo stesso tempo mi hanno fatto sentire straniera.
È lo straniero che c’è in noi che emerge quando siamo in situazioni diverse dalle nostre abituali. E guardando “dall’altra parte del Cancello” mi sono sentita straniera. ancora una volta! Grazie, perché forse dovremmo lasciarci travolgere un po’ più dalle sensazioni e emozioni che le persone ci trasmettono… e sentirci un pò più stranieri!!
Un sorriso!
Martina”
Io sono come un pianoforte con un tasto rotto
L’accordo dissonante di un’orchestra di ubriachi
E giorno e notte si assomigliano
Nella poca luce che trafigge i vetri opachi“Ti regalerò una rosa” - Simone Cristicchi
Due mani anziane, morbide, ricamate da sottili linee azzurre come dipinte con acquarelli, accarezzano e cercano di stringere le mie. Sono mani che hanno stretto la vita, l’hanno sfiorata e picchiata per 92 anni, in lungo e in largo per il mondo. Sono le mani di Marta, un’anziana signora lasciata sola in una casa di riposo a pochi minuti da Napoli. E come le mani di Marta, sono gli occhi lucidi di Antonietta, il sorriso sdentato di Ida, il silenzio obbligato di Ciro che mi fanno ripensare al valore che noi diamo alla memoria, agli (degli) anziani.
Entrare in un “ospizio” a Castel Volturno (provincia di Caserta) significa essere catapultati in un’altra dimensione, in un’altra realtà. Un mondo silenzioso in cui forse aleggiano solo i ricordi di una vita passata. Un silenzio irreale, fatto solo di occhi fissi davanti a se, interrotto solo da qualche parola senza senso o magari che un senso ce l’ha ma che si perde tra le fila di orecchie sorde e occhi ciechi.
Silenzio che si contrappone al continuo e monotono rumore della strada su cui si affaccia “villa Mary”. Crocevia di povertà, emarginazione, sofferenza, prostituzione, camorra immigrazione. Ma a sentire Marta una volta non era così. Strada dove spesso sono cresciuti e che ora guardano dall’alto, da un terrazzino, staccati da quel mondo così strano, emarginati da quel mondo così cambiato.
Un calendario vecchio di cinque anni fermo sul mese di aprile blocca il tempo per un istante, alcune foto sbiadite appese al muro raccontano le persone che sono state accanto a questi uomini e donne, che molte volte non hanno più la capacità di ricordare. Memoria dimenticata, come sono dimenticati dal resto del mondo questi anziani. E forse, in certi momenti, ci si chiede se non siano dimenticati anche da Dio.
Nella società moderna la memoria non viene più utilizzata perché sostituita da computer, sveglie, cellulari che ci ricordano gli appuntamenti, gli impegni, i numeri, le persone.. Diventa quindi sempre più difficile ricordarsi le cose che non salviamo nel nostro “disco esterno”. E forse le persone come Vincè, Ciro e Marta occupano troppo spazio, troppa memoria. È una memoria ingombrante, che fa un po’ male.
Ricordarsi gli occhi di una donna , con una vita alle spalle lunga quasi un secolo, che ti chiede delle promesse impossibili e irrealizzabili, mani che ti stringono e che ti supplicano di portarli via da quel luogo senza tempo e senza memoria, silenzi che ti interrogano sul valore della vita in queste condizioni.
Il cancello si chiude. E ti ritrovi in quel mondo caotico, che “loro” guardano dall’alto, mentre tu ci sei dentro. Lasci quel silenzio fatto di pantofole strusciate, speranze inutili, attese dolorose. Ti ritrovi di nuovo nel Mondo e pensi a quell’isola di infelicità e solitudine. Cammini con gli occhi di Antonietta, il fumo delle sigarette di Vincè, le mani morbide di Marta fissate nella testa. E nel cuore hai la memoria che non ti lascia, anche dopo mesi. Memoria che non ti abbandona, che ti fa pensare a quei Nonni ormai tuoi, che ti hanno dato più di qualsiasi libro, che ti hanno insegnato più di qualsiasi scuola. Solo con un sorriso.
Ed è come chiudere la saggezza del mondo in uno scatolone.
Martina 5°A
Postato in: ParolaDiFan
4 Commenti Aggiungi il tuo
1. martina | February 13th, 2008 at 20:42
grazie Simone.
semplicemente grazie.
con il cuore
buona strada..e buona vita!
un sorriso
Martina
2. micol | February 14th, 2008 at 19:49
Molto bello Martina, c’è da rilfettere su questo tema, e hai molta, moltissima ragione: gli anziani sono considerati inuliti, improduttivi in questa società moderna. Forse abbiamo bisogno di feramrci un attimo, spegnere i cellulari, computers, intrnet, tv ,e marchingegni vari per RICORDARCI di quei tanti nonni che ci SORRIDONO…
Fermiamoci un attimo, spegnamo tutto, e forse ci ricorderemo finalmente di un tempo in cui non c’era bisogno delle sveglie per aprire quel misterioso scatolone della MEMORIA.
Femiamoci un attimo, spegnamo tutto… scordiamoci di essere gli uomini del ventunesimo secolo, padroni delle tecnologie, noi che non vogliamo più aver bisogno di RICORDARE…
3. ChiaraS | February 15th, 2008 at 18:06
Grazie, Martina, per averci raccontato altre storie, altri sguardi, altri silenzi, altri gesti, di persone accantonate, nascoste, rifiutate, come un indumento liso e fuori moda.
Passate le ondate di sensazionalismo spicciolo in seguito ad inchieste, tragedie, o canzoni come quella sanremese di Simone, si torna alla vita di tutti i giorni, e gli Ultimi, per un attimo diventati Primi, vengono nuovamente riposti in quei polverosi cassetti, a vivere una vita che non è vita e che a nessuno interessa che lo sia. Relitti lenti e scomodi in una vita frenetica che non ammette pause per pensare.
Esperienze come la tua sono un cazzotto nello stomaco. Un faccia a faccia con la vita che ci fa sentire tutti un po’ colpevoli. E che ci insegna, nello stesso tempo, che basta poco, veramente poco, per andare dall’altra parte del cancello e far nascere, anche solo con un sorriso, un piccolo fiore colorato in mezzo a tanto grigio. Loro e nostro.
Un abbraccio.
4. SimonaBologna | February 16th, 2008 at 10:25
Gli anziani siamo noi nel futuro e coloro dai quali proveniamo….come si può abbandonare se stessi e chi ti ha creato!
Quando saremo noi gli anziani sarà troppo tardi per capire….
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