Al Piccolo di Milano (2)
[foto inviata da Maurizio]
Il blog su Simone Cristicchi
note slacciate
Tolleranza significa accettazione, ma questa potrebbe essere anche di malavoglia, quando la differenza è sopportata come un peso inevitabile. La tolleranza cosmopolita invece va ben oltre. Non è difensiva né passiva, ma attiva e propositiva: significa cioè aprirsi al mondo dell’Altro, percepire le differenze come arricchimento, considerare e trattare l’Altro come nostro pari. Concettualmente, significa sostituire la logica di “o l’uno o l’altro” con la logica del “sia l’uno che l’altro”. Pertanto il cosmopolitismo non conduce affatto a uniformità o appiattimento. Gli individui, i gruppi, le comunità, le organizzazioni politiche, le culture e le civiltà desiderano ribadire la loro diversità, e spesso anche unicità, che hanno ogni diritto di preservare.
Ma per farlo, occorre trasformare in realtà la metafora, i ponti devono sorgere al posto dei muri. E ancor più importante, questi ponti devono spuntare non solo nella testa delle persone, nella mentalità e nell’immaginazione (la cosiddetta “visione cosmopolita”), ma anche in seno a nazioni e località (la “globalizzazione interna”), nei sistemi normativi (i diritti umani), nelle istituzioni (l’Unione Europea, per esempio), come pure nella “politica interna globale”, che intenda fornire una risposta alle problematiche transnazionali (quali la politica energetica, lo sviluppo sostenibile, la lotta contro il riscaldamento del pianeta, la battaglia contro il terrorismo).
[di Ulrich Beck, da corriere.it]