A San Sebastiano, io c’ero! (2/2)
October 8th, 2007 posted by: Max
Intanto… primo e secondo tempo della storia di quella famosa studentessa di filosofia… e mentre sfioriamo con lei il suo pancione e speriamo che prima o poi quel contratto “co.co.co” diventi ben altro, scopriamo di esser “Senza”… e ci ricordiamo di “Che bella gente” spesso punti i suoi occhi su di noi… una carrellata puramente affascinante, coinvolgente, ironica. Che non spegne né testa né cuore, neppure per un secondo. E quando le note lasciano spazio ai monologhi… si ride di gusto, ci si infervora, ci si sorprende di quanto ancora ci si possa sorprendere di fronte a storie e riflessioni ormai note, ma apparentemente sempre nuove, sempre capaci di regalare sensazioni diverse, a seconda del contesto nel quale vengono esposte, dello stato d’animo con il quale le si accoglie, della espressività e dei gesti coi quali Simone le regala.
In una rapida altalena di sorrisi e brividi, che risuonano forti nell’aria anche quando silenziosi, arriva il momento della STORIA per eccellenza, quella di Carlo, e della sua voglia di volare… “Te lo sei mai chiesto quanto ci mette un bruco a diventare farfalla?”, ci chiede Simone… e come era quasi surreale, pochi istanti prima, lo scatenamento eterogeneo di voci e mani, così lo è il silenzio commosso che cade all’improvviso sulla platea… già, quale sarà poi il senso della vita di una farfalla, se impiega otto mesi per diventare tale e solo tre giorni per morire ? La risposta è nel desiderio di essere finalmente libera… nel senso più totale del termine… come libero di sentire, di tremare, di sognare, di amare, vuole essere anche Antonio, nonostante tutto.
Simone ci regala ancora una volta le sue rose… e ancora una volta non riusciamo, tutti, a trattenere una lacrima. L’applauso comincia molto prima che il nostro Cespuglio salga sulla sedia e ci chieda di volare con lui… è un applauso corale, intensissimo, rigorosamente all’impiedi… un applauso che sembra, in ogni occasione nella quale l’ho sentito riempire il luogo nel quale mi trovavo ad assistere ad uno spettacolo, sempre di più frutto di qualcosa di autentico, di profondo, di sincero, di molto, molto lontano dal “vabbè, e se non applaudiamo a questa che è la canzone che ha vinto Sanremo…”.
Ed è forse questa capacità di puntare in modo semplice e diretto al cuore di chiunque, la vera magia di “Ti regalerò una rosa”. Di puntare al cuore attraverso, anche, una interpretazione altrettanto sincera, partecipata, raccontata, che sa molto poco di “finzione artistica”, e molto di vita. Vera. Le mani non accennano a fermarsi, gli sguardi sono lucidi ed affettuosi. Simone ringrazia con la consueta tenerezza. E per più di qualche attimo, a noi Slacciati sembra di leggere anche sul suo viso un velo di quella commozione dalla quale, in certi frangenti, non si scappa neppure volendo. Ancora applausi, ancora inchini. Poi il Cespuglio lascia il palco… ma non può finire così, come chiediamo tutti a gran voce. La parola viene presa dal responsabile di una delle associazioni organizzatrici della manifestazione, che ringrazia anch’egli per la numerosa e calda partecipazione, non solo al concerto, ma a tutti gli eventi settimanali. Partecipazione che è anche speranza, come si diceva all’inizio. Simone viene richiamato in scena, e premiato con una targa a ricordo dell’evento.
Poi, gli strumenti sono di nuovo tutti suoi. E qui, si può dire, ci slacciamo tutti… liberi dalle sedie, liberi dalla “istituzionalità” apparente del contesto e della platea. Bandierona tra le mani, eccola, “L’Italia di Piero”, questa Italia di magagne e sotterfugi, di omini cazzari e di qualunquismo imperante… è un coro scatenatissimo, il nostro… energia ancora immensa, nonostante l’ora e nonostante Simone e i ragazzi della band non si siano certo risparmiati, nei pezzi precedenti!!
E poi… eh sì, è il momento di “Malarazza”, un altro dei pezzi che desideravo fortissimamente vedere ed ascoltare interpretato da Simo. Con lui sul palco tornano Marco Fabi e Leo Pari… è una vera e propria festa. “Ti lamenti, ma che ti lamenti…”, un unico grido che rimbomba tra mani che applaudono e gambe che saltano. Alla fine, siamo stremati. Quasi quanto Simo. Stremati ma felici. Anche di vedere felice lui, probabilmente sorpreso da una partecipazione sicuramente al di sopra del prevedibile. Davanti a noi, fino all’ultimo istante, una signora piuttosto avanti con gli anni, incredibilmente coinvolta ed entusiasta, che al momento di andarcene, si gira verso di noi e ci fa, spalancando un enorme sorriso, “Eh, ogni tanto un po’ di bella musica ci vuole !” … parole che accogliamo con divertito orgoglio.
Lasciamo, un po’ intontiti e parecchio afoni, i nostri posti, e cerchiamo di andare a ringraziare Simone. Ci proviamo, girando per quasi tutta la Villa, ma è inutile… mai come in questa occasione, la Security non vuol sentire ragioni. Ma non ci arrendiamo. Torniamo verso il palco, e troviamo Andrea che si sta riposando prima di rimettersi in marcia, mentre i tecnici smontano le strumentazioni. Gli chiediamo di Simone… e lui ci dice che è stato portato via praticamente un attimo dopo aver finito il concerto. Un vero peccato. Ci intratteniamo ugualmente un po’, e Andrea ci racconta le emozioni della serata, la sorpresa provata di fronte ad un pubblico inizialmente all’apparenza freddo ed impostato, la soddisfazione di essere riusciti a coinvolgerlo, la stanchezza inevitabile, e l’altrettanto inevitabile malinconia che si prova alla fine di un tour così speciale, così affollato, così intensamente adrenalinico come quello di quest’anno. Lo salutiamo, ringraziandolo per la cordialità con la quale si è intrattenuto a chiacchierare con noi, salutiamo anche Marcos, e ci dirigiamo all’uscita.
Il ritorno è un consueto scambio di impressioni, di risate, di commenti a caldo, di battute. Con la consapevolezza di aver portato con sé ogni volta qualcosa in più, un altro, piccolo gioiello di sensazioni da custodire gelosamente, e con il quale arricchirsi dentro. Forse scontati, ma comunque d’obbligo, sono i ringraziamenti: in primis a Simone, il nostro CantAttore, una sorpresa continua e magnifica, che conferma ulteriormente di possedere un talento espressivo e musicale fuori dal comune, restituendo alla parola “talento”, strabusatissima, il significato originale di “dono naturale”. Che arricchisce il dono naturale di una componente interiore altrettanto naturale, che nessuno può insegnare né regalare: un animo anch’esso fuori dal comune, ancor di più perché questo animo viene svelato senza retorica, senza orpelli, senza arroganza. Producendo inevitabilmente l’effetto di un sincero, immediato, profondissimo affetto. Sempre in crescendo, come in crescendo è la bellezza del suo viaggio. Un “grazie” che ci sarebbe piaciuto dirgli a parole e con un abbraccio… ma che sono sicura gli sia ugualmente arrivato, seppure sottoforma di un caldo mantello di applausi e sorrisi.
Poi, un grazie doveroso ai ragazzi della band (uno in particolare ad Andrea), in questo tipo di concerto ovviamente più protagonisti di quanto accada nel CIM: molto più che accompagnatori, vere e proprie spalle, Maestri nel maneggiare le note ed ottimi co-protagonisti di uno spettacolo assolutamente entusiasmante. Fuori dal palco, poi, ragazzi come noi, affabili e veri. Proprio come Simone. D’altronde… i compagni di viaggio non si scelgono a caso…
E a proposito di compagni di viaggio, l’ultimo ringraziamento è per i miei… più tempo passa, più esperienze condividiamo, più mi accorgo che effettivamente le parole non bastano, ma anzi spesso diventano solo un “di più”… sono semplicemente FELICE di poter condividere tutto questo con persone che, e ne sono progressivamente più convinta, in qualche modo prima o poi avrebbero dovuto entrare a far parte della mia vita. Perché, se ci si ferma a pensare, tra tanti astrusi vicini di strada, inspiegabilmente tali, con i quali continuamente ci si incontra e ci si scontra, capitano talvolta volti ed animi talmente consonanti che quasi ci si sorprende che non ci abbiano accompagnati da sempre. Grazie ragazzi.
Al prossimo viaggio…
ChiaraS
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4 Commenti Aggiungi il tuo
1. elis@ | October 8th, 2007 at 12:55
Chiarina che dire…amo l’uso che fai delle parole, mai a caso, sempre ricche di significati ed emozioni..Grazie a te per il modo in cui racconti del tuo viaggio, che così, diventa anche il nostro..
2. Annalisa | October 8th, 2007 at 19:06
Piccoletta, l’hai detto tu.. le parole non bastano, sono appunto superflue! Grazie di cuore per aver messo su carta le emozioni che tutti noi abbiamo provato, incapaci di esprimerle a voce, ma ben visibili nei nostri occhi!
Al prossimo viaggio!
3. SimonaBologna | October 8th, 2007 at 20:51
Chiara…ormai io sono diventata una tua fan sfegatata…..il tuo talento (come tu ben spieghi….un dono naturale) è veramente grande…quando scrivi mi sembra di vedere un quadro dipingersi da solo….con colori forti, tenui, sfumati, decisi…..
Forti le emozioni, rapidi i pensieri, dolci le parole…….continua così….e grazie…ancora una volta grazie!
4. olga | October 15th, 2007 at 20:40
Al prossimo viaggio…
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