Concerto al Pistacchio di Bronte
Ingredienti:
n.1 batterista di ottima qualità
n.1 tastierista fisarmonicista e altro ancora di perizia
n.1 chitarrista verace e capace
n.1 bassista bello e simpatico acclamato dalla folla
n.1 violinista Maestro
n.1 cantattore riccio predisposto alla genialità
Pistacchio e bontà di terra sicula q.b
Prendere un palcoscenico ampio e resistente. Assicurarsi della presenza di tutti gli ingredienti e iniziare a preparare gli strumenti di lavoro per cuocere e perfezionare ogni portata. Far si che si esegua il soundcheck e nel frattempo accertarsi della buona forma di ogni componente con foto di rito, saluti, sorrisi e imitazioni varie. E’ consigliabile, preventivamente, far accomodare gli spettatori invitati nella piazza di fronte il palco. Dietro potrebbero dare qualche problema e Stefano ne sa qualcosa.

Nel frattempo intrattenere tutti con un aperitivo di nome Paolo Meneguzzi, nell’attesa di gustare il piatto forte della serata.
Subito dopo fate si che che le note siano ben rosolate, le parole ben distribuite e che la folla salti.
Non preoccupatevi, vi accorgerete che ogni ingrediente è talmente di ottima qualità che penseranno a far tutto loro: vedrete così che ogni portata sarà ben accompagnata all’altra e all’altra ancora.
Iniziando con “L’italiano” in salsa rock, per poi proseguire con piatti più dolci come “Angelo custode” e “Studentessa universitaria”. Piatti più piccanti come “L’ Italia di Piero” e “Vorrei cantare come Biagio Antonacci” potrebbero mandare in delirio gli ospiti, e così è! Accompagnate il tutto con le delizie locali al pistacchio, applausi, risate e momenti intensi è il concerto è servito.
Buon Appettito!

[Dopo l’assaggio della Ricetta…]
[Tabata per la RedazioneSlacciata]
October 8th, 2007
Nome e cognome:
Raffaele Rebaudengo
Soprannome:
Ne ho più di 100, con un nome così pieno di sillabe. C’è una specie di premio letterario in corso.
Strumenti suonati:
Viola e violino con bazzicamenti giovanili di chitarre e l’abcdef del pianoforte che, si sà, serve sempre.
Frasi tipiche:
“El metodo”, ma sono logorroico per natura e ho un mazzo di frasi tipiche per ogni occasione…
Come, dove, quando e perché hai incontrato Simone?
Come se sapessi di doverlo incontrare, in una specie di enorme baita in montagna l’inverno scorso. Comunque prima di cenare e uscire abbiamo suonato insieme perciò credo
che fossimo lì soprattutto per quello.
Quale sua canzone ti diverte di più suonare?
Forse Fabbricante di canzoni ma una delle mie vere must la ascolto, si tratta di “Legato a te”.
Quali sono i tuoi autori e genere musicali preferiti?
Sono troppo curioso della musica per via delle note e delle parole cantate, quindi ascolto di tutto. E vado anche a periodi. Comunque jazz, classica e cantautori non mancano mai.
Hai collaborato o collabori con altri cantanti, musicisti?
Sì è troppo evasivo? Questo mese, oltre alle collaborazioni degli Gnu, con: Federico Sirianni, Orchestra Bailam e Roberta Alloisio, OFT, ottantasette signori al Carlo Felice, un contrabbassista e un’attrice in uno spettacolo su Satie che ho anche scritto.
Che rapporto hai con i tuoi strumenti? Li chiami per nome?
Sono loro che chiamano me. Se per errore lascio una custodia aperta non riesco a passarci vicino senza fare due note.
Hai qualche passione oltre la musica? Hobby?
Mi piace la vita, praticare il buddismo e leggere. Gli hobby non li riesco ad imparare
Usi internet? Hai un tuo sito web, una pagina, un blog?
Uso tutto ma non ho una pagina mia che comunque è in progetto da circa dieci anni…
Vorresti lasciare un messaggio agli Slacciati?
Slacciatevi il più possibile e usate la poesia di Simone per raccontare quella di ognuno di voi.
(Ringrazio ancora Raffaele per essersi prestato all’intervista via e-mail e per il bellissimo messaggio finale n.d.r.)
Intervista a cura di:
*ILA* per la Redazione Slacciata
Via e-mail
h. 10.47
05.10.2007
October 8th, 2007
Intanto… primo e secondo tempo della storia di quella famosa studentessa di filosofia… e mentre sfioriamo con lei il suo pancione e speriamo che prima o poi quel contratto “co.co.co” diventi ben altro, scopriamo di esser “Senza”… e ci ricordiamo di “Che bella gente” spesso punti i suoi occhi su di noi… una carrellata puramente affascinante, coinvolgente, ironica. Che non spegne né testa né cuore, neppure per un secondo. E quando le note lasciano spazio ai monologhi… si ride di gusto, ci si infervora, ci si sorprende di quanto ancora ci si possa sorprendere di fronte a storie e riflessioni ormai note, ma apparentemente sempre nuove, sempre capaci di regalare sensazioni diverse, a seconda del contesto nel quale vengono esposte, dello stato d’animo con il quale le si accoglie, della espressività e dei gesti coi quali Simone le regala.
In una rapida altalena di sorrisi e brividi, che risuonano forti nell’aria anche quando silenziosi, arriva il momento della STORIA per eccellenza, quella di Carlo, e della sua voglia di volare… “Te lo sei mai chiesto quanto ci mette un bruco a diventare farfalla?”, ci chiede Simone… e come era quasi surreale, pochi istanti prima, lo scatenamento eterogeneo di voci e mani, così lo è il silenzio commosso che cade all’improvviso sulla platea… già, quale sarà poi il senso della vita di una farfalla, se impiega otto mesi per diventare tale e solo tre giorni per morire ? La risposta è nel desiderio di essere finalmente libera… nel senso più totale del termine… come libero di sentire, di tremare, di sognare, di amare, vuole essere anche Antonio, nonostante tutto.
Simone ci regala ancora una volta le sue rose… e ancora una volta non riusciamo, tutti, a trattenere una lacrima. L’applauso comincia molto prima che il nostro Cespuglio salga sulla sedia e ci chieda di volare con lui… è un applauso corale, intensissimo, rigorosamente all’impiedi… un applauso che sembra, in ogni occasione nella quale l’ho sentito riempire il luogo nel quale mi trovavo ad assistere ad uno spettacolo, sempre di più frutto di qualcosa di autentico, di profondo, di sincero, di molto, molto lontano dal “vabbè, e se non applaudiamo a questa che è la canzone che ha vinto Sanremo…”.
Ed è forse questa capacità di puntare in modo semplice e diretto al cuore di chiunque, la vera magia di “Ti regalerò una rosa”. Di puntare al cuore attraverso, anche, una interpretazione altrettanto sincera, partecipata, raccontata, che sa molto poco di “finzione artistica”, e molto di vita. Vera. Le mani non accennano a fermarsi, gli sguardi sono lucidi ed affettuosi. Simone ringrazia con la consueta tenerezza. E per più di qualche attimo, a noi Slacciati sembra di leggere anche sul suo viso un velo di quella commozione dalla quale, in certi frangenti, non si scappa neppure volendo. Ancora applausi, ancora inchini. Poi il Cespuglio lascia il palco… ma non può finire così, come chiediamo tutti a gran voce. La parola viene presa dal responsabile di una delle associazioni organizzatrici della manifestazione, che ringrazia anch’egli per la numerosa e calda partecipazione, non solo al concerto, ma a tutti gli eventi settimanali. Partecipazione che è anche speranza, come si diceva all’inizio. Simone viene richiamato in scena, e premiato con una targa a ricordo dell’evento.
Poi, gli strumenti sono di nuovo tutti suoi. E qui, si può dire, ci slacciamo tutti… liberi dalle sedie, liberi dalla “istituzionalità” apparente del contesto e della platea. Bandierona tra le mani, eccola, “L’Italia di Piero”, questa Italia di magagne e sotterfugi, di omini cazzari e di qualunquismo imperante… è un coro scatenatissimo, il nostro… energia ancora immensa, nonostante l’ora e nonostante Simone e i ragazzi della band non si siano certo risparmiati, nei pezzi precedenti!!
E poi… eh sì, è il momento di “Malarazza”, un altro dei pezzi che desideravo fortissimamente vedere ed ascoltare interpretato da Simo. Con lui sul palco tornano Marco Fabi e Leo Pari… è una vera e propria festa. “Ti lamenti, ma che ti lamenti…”, un unico grido che rimbomba tra mani che applaudono e gambe che saltano. Alla fine, siamo stremati. Quasi quanto Simo. Stremati ma felici. Anche di vedere felice lui, probabilmente sorpreso da una partecipazione sicuramente al di sopra del prevedibile. Davanti a noi, fino all’ultimo istante, una signora piuttosto avanti con gli anni, incredibilmente coinvolta ed entusiasta, che al momento di andarcene, si gira verso di noi e ci fa, spalancando un enorme sorriso, “Eh, ogni tanto un po’ di bella musica ci vuole !” … parole che accogliamo con divertito orgoglio.
Lasciamo, un po’ intontiti e parecchio afoni, i nostri posti, e cerchiamo di andare a ringraziare Simone. Ci proviamo, girando per quasi tutta la Villa, ma è inutile… mai come in questa occasione, la Security non vuol sentire ragioni. Ma non ci arrendiamo. Torniamo verso il palco, e troviamo Andrea che si sta riposando prima di rimettersi in marcia, mentre i tecnici smontano le strumentazioni. Gli chiediamo di Simone… e lui ci dice che è stato portato via praticamente un attimo dopo aver finito il concerto. Un vero peccato. Ci intratteniamo ugualmente un po’, e Andrea ci racconta le emozioni della serata, la sorpresa provata di fronte ad un pubblico inizialmente all’apparenza freddo ed impostato, la soddisfazione di essere riusciti a coinvolgerlo, la stanchezza inevitabile, e l’altrettanto inevitabile malinconia che si prova alla fine di un tour così speciale, così affollato, così intensamente adrenalinico come quello di quest’anno. Lo salutiamo, ringraziandolo per la cordialità con la quale si è intrattenuto a chiacchierare con noi, salutiamo anche Marcos, e ci dirigiamo all’uscita.
Il ritorno è un consueto scambio di impressioni, di risate, di commenti a caldo, di battute. Con la consapevolezza di aver portato con sé ogni volta qualcosa in più, un altro, piccolo gioiello di sensazioni da custodire gelosamente, e con il quale arricchirsi dentro. Forse scontati, ma comunque d’obbligo, sono i ringraziamenti: in primis a Simone, il nostro CantAttore, una sorpresa continua e magnifica, che conferma ulteriormente di possedere un talento espressivo e musicale fuori dal comune, restituendo alla parola “talento”, strabusatissima, il significato originale di “dono naturale”. Che arricchisce il dono naturale di una componente interiore altrettanto naturale, che nessuno può insegnare né regalare: un animo anch’esso fuori dal comune, ancor di più perché questo animo viene svelato senza retorica, senza orpelli, senza arroganza. Producendo inevitabilmente l’effetto di un sincero, immediato, profondissimo affetto. Sempre in crescendo, come in crescendo è la bellezza del suo viaggio. Un “grazie” che ci sarebbe piaciuto dirgli a parole e con un abbraccio… ma che sono sicura gli sia ugualmente arrivato, seppure sottoforma di un caldo mantello di applausi e sorrisi.
Poi, un grazie doveroso ai ragazzi della band (uno in particolare ad Andrea), in questo tipo di concerto ovviamente più protagonisti di quanto accada nel CIM: molto più che accompagnatori, vere e proprie spalle, Maestri nel maneggiare le note ed ottimi co-protagonisti di uno spettacolo assolutamente entusiasmante. Fuori dal palco, poi, ragazzi come noi, affabili e veri. Proprio come Simone. D’altronde… i compagni di viaggio non si scelgono a caso…
E a proposito di compagni di viaggio, l’ultimo ringraziamento è per i miei… più tempo passa, più esperienze condividiamo, più mi accorgo che effettivamente le parole non bastano, ma anzi spesso diventano solo un “di più”… sono semplicemente FELICE di poter condividere tutto questo con persone che, e ne sono progressivamente più convinta, in qualche modo prima o poi avrebbero dovuto entrare a far parte della mia vita. Perché, se ci si ferma a pensare, tra tanti astrusi vicini di strada, inspiegabilmente tali, con i quali continuamente ci si incontra e ci si scontra, capitano talvolta volti ed animi talmente consonanti che quasi ci si sorprende che non ci abbiano accompagnati da sempre. Grazie ragazzi.
Al prossimo viaggio…
ChiaraS
October 8th, 2007