Riflettori accesi, prima e dopo (3/3)

I MALATI MENTALI (segue da qui)
di Franca Lanni, 1974

Colui che perde la ragione nella nostra società è spesso colui il quale “sceglie” l’angoscia e la solitudine quale ultimo rifugio da una realtà inaccettabile, una realtà che viene spesso subita ancor prima di essere vissuta , una realtà che porta con sé i segni di una violenza che si ripercuote ad ogni livello della vita sociale: dalla gerarchia del potere alla divisione dei ruoli, dalla classe differenziale al rione ghetto, oltre il forzato allontanamento dalla propria casa, dai propri affetti, dalla propria comunità (gli emigranti).

Del resto le statistiche (ndr. relative all’anno 1974) parlano chiaro: nel vasto campo delle malattie mentali, una altissima percentuale riguarda quelle che hanno come origine fattori socio-economici e socio-ambientali. In Italia esistono circa 5.000.000 di handicappati; nella sola Campania circa 400.000 soggetti hanno bisogno di assistenza neuropsichiatrica; nel giro di soli cinque anni circa 1000 sardi emigrati sono tornati alla loro terra di origine malati di mente; a Milano, nell’Ospedale che accoglie i tentati suicidi, una indagine ha portato a conoscenza che tentano il suicidio più immigrati in un anno che milanesi nel giro di intere generazioni; nella industria ogni anno 50.000 operai vengono colpiti da malattie professionali, mentre i ritmi eccessivi, l’ansia fa sì che il 30% soffre di disturbi psichici mentre il 20% soffre di malattie psicosomatiche.

Da questa indagine risulta chiaro come si può essere pazzi in un determinato ambiente sociale e come la scienza (psichiatria e psicologia, in particolare) con tutto il suo apparato scientifico può evitare di identificare le forze in gioco, quando in una prospettiva di soluzioni individuali si trasforma in un validissimo strumento di mediazione tra il potere e gli esclusi, evitando la diagnosi collettiva e lasciando così il problema di fondo insoluto.

Questa analisi ci aiuta a comprendere come non si possono risolvere i problemi dei malati di mente senza coinvolgere le strutture stesse della società. L’unico impegno rimane dunque lo sforzo da compiere perché ogni processo di emarginazione che il tempo ha perpetuato o istituzionalizzato scompaia e che il rapporto uomo-società non si vada sempre più disgregando, lasciando l’uomo sempre più solo alla disperata ricerca della sua identità.

Franca Lanni

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Comments

Ci sono voluti anni e anni per liberare i matti dai manicomi..per far capire alla società il grosso errore che si stava commettendo nell’internare delle persone e renderle non più persone…privarle della propria identità. E’ stato un grosso passo avanti…ma a volte mi sembra che si stia prendendo la stessa strada ma da un’altra parte..oggi è di nuovo la società a renderci matti..a farci prigionieri di un sistema sbagliato…a farci perdere il contatto con la realtà perchè costretti a vivere come vogliono altri…
Non ci rinchiudono nei manicomi ma nelle nostre stesse vite annullando la nostra capacità di reagire perchè “tanto non cambia mai nulla”…
Siamo tutti matti perchè ci fanno ammattire…perchè si è perso il valore delle cose, si da importanza a ciò che è sbagliato ed è sempre più facile perdere la propria identità!
E’ importante parlarne..di continuo….per tenerci stretti…..per continuare a credere che ancora qualcosa si può fare…che noi siamo gli artefici della nostra vita e non la società…

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