Una su 1255 risposte

June 11th, 2007 posted by: Max

“A prescindere da tutta la trattazione storica letteraria sulla follia, vorrei far presente un’ulteriore considerazione sul matto.

Nei tarocchi, la prima carta degli arcani maggiori è il matto, e dà l’idea di un essere umano meraviglioso. La carta è l’unica senza numero, la più enigmatica. Rappresenta un uomo che porta un bastone con un fagotto e che guarda davanti a sé senza prestare attenzione al cane che lo morde. Il suo atteggiamento simboleggia la mancanza di legami con gli altri e per questo va via: è un avventuriero.

Il laccio che si carica sulle spalle rappresenta le sue esperienze. Non le abbandona e non le dimentica, ma non si lascia controllare da esse. In realtà il palo a cui è legato il suo fagotto è il bastone del potere. Ballerino del mondo, tiene la sua bacchetta in modo così disattento da celare il suo potere.

E’ la ricerca dei segreti della vita. Il viaggiatore eterno alla ricerca di esperienze alla ricerca della perfezione. Rappresenta anche il mistero e l’inganno. E’ il soffio che dà e toglie la vita. E’ la parte più oscura di ognuno di noi che viene fuori con un altro volto. E’ lo sguardo allo specchio, l’autoinganno, la strada verso la frenesia e il delirio.

Il matto è la sorpresa. Chi riesce ad essere avventuriero della vita e della fantasia viene additato come matto. Il suo coraggio è la sua incoscienza, ed è questo che spaventa la società irreggimentata di oggi.”

[di Reginadispade]

Postato in: RASSEGNA blog

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  • 1. Cris  |  June 11th, 2007 at 5:18

    Grazie a Reginadispade per l’interessante riflessione!
    Di tarocchi non mi intendo molto, non ci avevo mai pensato!
    Mi viene pero’ da ricordare che nelle carte da gioco classiche il matto e’ passato iconograficamente come “Jolly” (dall’inglese=vivace, burlone, allegro) in riferimento al giullare o buffone di corte tipico dell’epoca rinascimentale.
    Il quale quasi sempre era definito anche come “fool”, matto, ma oltre a divertire e intrattenere era l’unico ad avere una posizione riconosciuta di VOCE LIBERA, senza lacci; ridendo e divertendo e usando una logica “altra” (del matto) poteva parlare liberamente anche contro il potere ed era quindi il portatore della VERITA’ (di questo ci testimonia bene l’opera di Shakespeare, soprattutto “Re Lear”).
    E storicamente succedeva fino al ‘600, l’epoca che sanci’ la nasita della cultura manicomiale e dell’esclusione del matto dalla societa’. Purtroppo cancellando quel ruolo e ribaltandolo fino alla negazione stessa della sua credibilita’.

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