15 giugno, Milano
PS - Svelato (ufficialmente) il mistero del “cerchio rosso”
3 comments June 6th, 2007
PS - Svelato (ufficialmente) il mistero del “cerchio rosso”
3 comments June 6th, 2007
Con gli occhi dei bambini.
E’ questa la prospettiva migliore dalla quale mi sarebbe piaciuto vivere questa nuova, festosa, ricchissima giornata napoletana di Simone. Ed è da questa prospettiva che forse io, noi Slacciati, l’abbiamo vissuta. Accompagnati dal candido stupore, il contagioso entusiasmo, l’affettuoso e spontaneo calore dei bambini. I quasi ottocento (bambini e ragazzi), provenienti da molteplici scuole ( principalmente elementari e medie ) che venerdì riempivano lo splendido Auditorium di Castel Sant’Elmo in ogni ordine di posti. E che hanno condito di tenera magia e leggerezza una cerimonia altrimenti troppo “solenne”, data l’occasione culturalmente pregna.
Come accennato, non ero sola in questa nuova “avventura”… c’erano con me Annalisa, Guido, Olga… gli amici Slacciati che ho finalmente conosciuto o riabbracciato, e con i quali ho condiviso ore, risate, emozioni tanto più intense se distribuite tra cuori simili, tra cuori che non hanno bisogno di familiarità di sguardi per sentirsi familiari da sempre.
La mattinata inizia con una passeggiata “AntiAnsiaDaAttesa”, tutti insieme, sul Belvedere del Castello… mura intrise di storia e di storie, che stringono come in un abbraccio un panorama mozzafiato, di una Napoli che, guardata dall’alto e spruzzata, come un quadro impressionista, di mare, di bagliori, di cupole e di alberi, sembra del tutto scevra da qualsiasi malinconia, guarita da qualsiasi ferita. Qualche foto, inevitabile, anzi necessaria… poi si scende in Auditorium. Descrivere il vociare crescente degli studenti, dai bimbi piccolissimi che camminavano tenendosi reciprocamente le manine, ai ragazzi delle scuole medie, decisamente troppo “vivaci” e meno teneri, sarebbe francamente impossibile. Noi lì, in attesa di poter entrare, e di fianco a noi maestre concitate, professori indaffarati, zaini, risate, piccoli lettori che brandiscono come trofei i testi votati ( per la maggior parte, va detto, stringono il libro di Simone, e qualcuno canticchia “Ti regalerò una rosa”, strada facendo… ), tanta confusione ma anche la netta percezione di una gran soddisfazione, da parte delle scuole, di fronte ad un evento culturale di valore nazionale, che finalmente dà voce ai ragazzi e dà valore al loro punto di vista, troppo spesso trascurato quando si tratta di progetti del genere.
Finalmente si entra. E si cammina tra mura di tufo che intimoriscono ed affascinano per la loro grandiosità. Per quel che racchiudono e raccontano. Anche l’ambientazione ci suggerisce che questa non sarà una cerimonia come tante : può sembrar banale, ma ieri ho avuto l’ulteriore riprova che i luoghi parlano, e diventano parte integrante dell’occasione che li vede protagonisti, saturandosi delle sensazioni di chi vi transita, e rimandandole, come uno specchio.
L’Auditorium è un finissimo quadro di velluto e legno, elegante e importante… le poltrone… sembrano comode… ma non ne avremo mai la riprova, visto che riusciamo a sederci solo per qualche attimo, sperando che non tutte siano riservate a studenti, insegnanti ed autorità.. Ahimè, non ci mettiamo molto a scoprire che è proprio così. Poco importa. La gioia d’esserci ci rende molto molto adattabili !! Mentre cerchiamo uno scalino sul quale accomodarci, la sala si riempie, come un respiro che cresce affannoso e gioioso. Ci fanno da colonna sonora due ragazzi, uno dei quali si diletta a suonare la chitarra, mentre il suo compagno intona una canzone sulla bellezza della diversità. Ovvio, nella calca e nel frastuono, in pochi si accorgono di loro. Ma alla fine, l’applauso d’incoraggiamento parte ugualmente !
S’inizia… l’Auditorium è gremito oltre ogni dire… vengono aggiunte sedie su sedie… ma non bastano, e due classi con relative insegnanti son costrette ad accomodarsi, come noi, all’impiedi o sulle scale. E’ una festa… la forma conta poco, ed è giusto così.
Grande onore : a prendere per prima la parola, sul palco, è Dacia Maraini, presidentessa della Giuria di Qualità, che conta altri illustrissimi nomi come quelli di Maurizio Costanzo e Vincenzo Cerami. La scrittrice cerca di “moderare” la folla caciarona, e ci riesce raccontando con semplicità e affascinante immediatezza gli obiettivi e l’importanza di questo Premio, nonché i criteri utilizzati nella scelta dei tre vincitori. Accanto a lei, tra gli altri giurati, Tjuna Notarbartolo, direttrice del Premio, ed Emanuele Trevi, scrittore e critico. Vengono annunciati i titoli… e il boato da stadio che segue alla nomina del libro di Simone dà una indicazione già abbastanza precisa su quale sia stato il prescelto “supervincitore”. “Tre bellissimi libri dell’anima”, così vengono definiti i testi selezionati. Libri che parlano di vita guardandola da una prospettiva di profonda umanità. La presentazione continua… ma la signora Maraini viene interrotta da un altro, corale boato, che rompe il silenzio vagamente irreale della sala : Simone è appena entrato, sta scendendo le scale dell’Auditorium, e i ragazzi lo abbracciano con tutta la voce che hanno.
Lui ringrazia con un cenno della mano e del capo, con la sua consueta e dolce aria d’incredulità. La scrittrice sorride, e afferma “ Mi aspettavo una accoglienza del genere,Simone è ormai nel cuore di tutti noi ! “. Il nostro Cespuglio si accomoda in platea, in prima fila… accanto a lui, tutte le autorità, dal Presidente della Provincia di Napoli, il dottor Dino Di Palma, ad assessori ed organizzatori, oltre che agli altri due premiati, Sabatino Scia e il teologo Gennaro Matino.
Segue un momento estremamente suggestivo : vengono invitati a salire sul palco gli studenti rappresentanti delle varie scuole facenti parte della Giuria Popolare… ciascuno di loro viene chiamato ad esprimere le motivazioni della propria scelta. E’ una girandola di voci tenere ed emozionate, seriose ma tremanti. Da una dolcissima bimba, piccola ma già in grado di esporre convintamente le sue idee, ai ragazzi delle medie, addirittura più intimiditi dei loro “colleghi” più piccini. Ogni rappresentanza viene salutata con una piccola “ola” dai rispettivi compagni di classe… ogni volta che viene pronunciato il nome del libro di Simone, l’entusiasmo si fa sonoro e consistente !! Uno sguardo nuovo su una realtà sconosciuta. Uno sguardo nuovo perché in grado di raccontare il dolore con poesia, di avvicinarsi a persone speciali con gli occhi dell’anima. In grado di svelare storie che fanno commuovere ma anche sorridere, che fanno innamorare di queste persone e che restituiscono di loro, per la prima volta, un ritratto di profondissima umanità, pur denunciandone le orribili sofferenze ingiustamente vissute.
Il tutto condito da un linguaggio non aulico e perciò capace di arrivare, con ancor maggiore facilità, dritto ai cuori notoriamente definiti come “puri” per eccellenza. E’ questo che i ragazzi hanno amato del libro di Simone. E’ questo che, con parole di volta in volta diverse e di volta in volta sostenute da lunghi applausi, hanno detto per motivare la loro scelta di premiare “Centro di igiene mentale”. Simo ha toccato anche loro, li ha scossi senza impaurirli, li ha emozionati senza allontanarli da ciò che non conoscevano. Li ha presi per mano e portati con sé in viaggio… proprio come ha fatto con tutti noi.
Dacia Maraini annuncia finalmente la classifica finale : “Centro di igiene mentale” vince il “Premio Elsa Morante Ragazzi 2007” con il 74% delle preferenze !! Inutile provare a descrivere neppure sommariamente l’entità, la forza, la bellezza dell’urlo che si alza dalla sala… e nemmeno la gioia, i sorrisi reciproci, l’orgoglio, l’entusiasmo “nascosto” in ultima fila, ma non per questo meno intenso, di noi Slacciati ! Un lunghissimo applauso… poi, ad uno ad uno, vengono chiamati sul palco i tre autori vincitori, per una piccola intervista e la conseguente consegna delle Targhe. Sabatino Scia, terzo classificato con un testo scritto a quattro mani con la grande Alda Merini ( ricorrenze d’anime e di nomi… ), racconta del suo rapporto con la poetessa e con le fiabe; Gennaro Matino, uomo di religione ma soprattutto meraviglioso uomo di cultura, affascina e commuove parlando della preziosità della vita.
Poi… arriva il momento di Simone : una rapidissima corsa mia e di Annalisa ci porta a percorrere tutto l’Auditorium in discesa, ad intrufolarci quanto più possibile nelle vicinanze del palco, ed a “scontrarci” quasi con la Sicurezza, pressoché esasperata dai ragazzi che tentavano in ogni modo di raggiungere Simo e di “rubargli” un autografo, fosse anche su una mano. Riusciamo a conquistare una posizione discreta ( praticamente quasi sedute sulla schiena del povero fonico… ) che ci consenta di fare foto decenti ( o quasi, data la pessima illuminazione ). Da lì si vede e si ascolta tutto. Bene. Perché ora, più che mai, è arrivato il momento di ascoltare. Viene letto un piccolo brano tratto dal libro ( la descrizione che Simo fa dei Matti visti come relitti giacenti sotto le acque ), poi iniziano le domande della signora Maraini e degli scrittori/giurati. Anche questa volta Simo si trova a raccontare il suo viaggio accanto e di fronte a personaggi di notevole peso culturale. Ed anche questa volta lo fa superando le attese.
Come ho scritto la volta scorsa, dopo l’incontro in Facoltà, è il suo modo di porsi, a renderlo speciale : a prescindere dal contesto, a prescindere dagli interlocutori, a prescindere dalle domande piuttosto ripetitive, il nostro Cespuglio Pensatore non è mai scontato, mai ovvio, né mai forzatamente “plasmato” in funzione dell’occasione. Al contrario, la spontaneità, la capacità di esprimersi permeando di sincera emozione le parole, con semplicità ed al contempo con notevole profondità, fa sì che sia quasi l’occasione, il contorno, a modellarsi sulla sua umanità. Sono sempre più convinta che questo sia un dono di pochi. Il dono di spogliare di pesante ridondanza un animo ricchissimo, e di ammantarlo di immediata, diretta, umile emotività, di modo che arrivi come un proiettile di sole a chi ascolta.
Dopo le domande di rito ( su una di esse in particolare, rivoltagli da Emanuele Trevi e un po’ “contorta”, Simone ha strappato a giurati e platea un divertito applauso : “Mi sono perso a metà domanda… potresti ripetere per favore ?” ), è finalmente il momento… Simo prende posto, sistema il microfono, imbraccia la chitarra : “Voi non potete immaginare quanto sia felice di questo regalo che mi avete fatto… per ringraziarvi, vorrei farvi un piccolo regalo anch’io, e spero vogliate scusarmi per la pronuncia non perfetta” . Le dita cominciano a scorrere sulle corde… “Era de maggio”… la pronuncia c’è… la melodia si fa perfettamente docile rispetto alla sua voce… le note incantano. E’ sospensione. E’ poesia. E poi è applauso, fragorosissimo. Ma non è tutto. No, perché se il pubblico più “adulto” ha apprezzato tanto l’omaggio, ed ha cantato con lui, i ragazzi si aspettano QUELLA canzone. Anzi, la chiedono a gran voce. La solennità della cerimonia è sfumata in una vera e propria ventata di festa. Il passaggio è stato rapido, ma inevitabile. E bellissimo.
Simone non si fa pregare. Eccola, “Ti regalerò una rosa”. Inizialmente flebili, le voci ad accompagnarlo. Quasi impaurite. Ma frase dopo frase, nota dopo nota, vengono quasi strappate fuori dal cuore. L’Auditorium diventa un caldo abbraccio di legno, che racchiude ed amplifica. Per me, apparentemente distratta dalla attenzione richiestami dalla fotocamera digitale, è la prima volta che ascolto Simone dal vivo. E’ la prima volta che lo ascolto dal vivo, accompagnato solo dalla sua chitarra. E’ la prima volta che lo sento interpretare la canzone/poesia che mi ha condotta qui da lui, da voi. E’ la sensazione di una strana goccia che mi offusca un po’ la vista… e che confondo tra i sorrisi e la gioia. Almeno ci provo. Il finale è magia : seicento voci… maestre, professori, ragazzi… non ci sono più differenze… è una voce, unica : “Sorprenditi di nuovo perché Antonio sa volare”… quasi un grido, quasi un volo spiccato tenendoci per mano. E poi… una esplosione. Una eruzione straripante che non fa danni con il suo intensissimo calore. Una standing ovation, due minuti di applausi, grida fragorose d’ogni timbro, “Simone, Simone !”, ripete la platea… visi felici, bambini entusiasti, insegnanti che si sgolano nella medesima misura e che, forse, toccano con mano la propria parte più vera, più “bambina”, appunto…
Simo è quasi incredulo… emozionato tanto, anche lui… forse intimidito da questo tsunami d’affetto. S’inchina più volte, ci ringrazia con lo sguardo, quasi a voler fermare un applauso che sembra infinito a noi stessi che glielo tributiamo. Nei suoi gesti, nelle sue espressioni, la motivazione dell’impossibilità oggettiva di non volergli un gran bene, come ad un amico che ti regala un mondo con la convinzione di stare semplicemente… regalandoti una rosa.
“Simone è un ragazzo straordinario, in tutti i sensi”, è il commento di Dacia Maraini, qualche attimo prima che il presidente Di Palma salga sul palco e gli consegni la targa di supervincitore. “Vi voglio bene, davvero”, è tutto ciò che Simone riesce a dirci. “Anche noi”, è il coro unanime. Poi… è festa assoluta. Come un battaglione che rompe le righe, una marea di teste, mani, fogli sventolati, fotocamere, libri, penne, cellulari pronti allo scatto, si riversa su di lui e lo stringe in un nuovo, caldissimo abbraccio. Simo, instancabile seppure stanco, come sempre non si risparmia, né è spaventato da questa travolgente onda. Noi Slacciati ci teniamo in disparte, anche questa volta. Non riusciamo ad avvicinarci a lui nemmeno per un istante, ma forse è giusto così. E’ la festa dei ragazzi. Di fatto, per noi lo è ogni giorno, da quando abbiamo cominciato il viaggio con lui. Forse, d’altronde, è un peccato non essere riusciti a fargli sentire che c’eravamo, e che eravamo fierissimi di lui. Ma anche questo, Simo lo sente, ogni giorno. Almeno, è quel che spero.
E’ l’ora di andare… Simo viene quasi portato via di peso, non prima di avere alzato lo sguardo verso gli altri ragazzi in attesa, scusandosi con gli occhi e lanciando a tutti un affettuoso e tenero bacio di ringraziamento. E’ giunta anche per noi Slacciati l’ora di salutarci. Un grande abbraccio, la promessa di rivederci presto e di percorrere insieme tutte le tappe possibili di un percorso di giorno in giorno più intriso di una magia tanto semplice quanto inspiegabile a chi non la vive in prima persona.
Una “magia concreta”. Che non ha nulla a che fare con il fanatismo, con l’idolatria, con la becera offesa del proprio senso critico e della propria intelligenza. Ma che nasce dalla constatazione, occasione dopo occasione, che nel viaggio della vita, fatto di stazioni affollate, di paesaggi talvolta grigi e talvolta assolati, di troppi volti e troppe parole, di valigie smarrite e di cartine spiegazzate, non è così semplice incontrare passeggeri che abbiano il tuo stesso bagaglio. Il tuo stesso bisogno di partire. La tua stessa meta. E non è semplice incontrare una guida capace di accompagnarti e farti scoprire vere e proprie oasi di rara bellezza, di aria pura, salubre, da respirare a pieni polmoni, a pieno pensiero, a piena anima, della quale fare scorta. E grazie alla quale guardare quel viaggio da una prospettiva diversa. Migliore. Grazie ragazzi. Grazie, Simo. Sempre di più, sempre più di cuore.
ChiaraS
16 comments June 6th, 2007
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