Il miracolo di Piero, a Pisa

May 25th, 2007 posted by: Max

Piero dice che ha inclinato la Torre di Pisa”

Il Campanile o Torre pendente, è conosciuto in tutto il mondo per la bellezza della struttura architettonica e la singolare pendenza che ne fa un vero miracolo di statica. Iniziato nell’agosto 1173 (1174 secondo il computo pisano), come documenta un’iscrizione a destra dell’ingresso, rimase interrotto a metà del terzo piano a causa di un sporavvenuto cedimento del terreno.

[da pisaonline.it]

Postato in: Varie&Curiosità

2 Commenti Aggiungi il tuo

  • 1. ChiaraFaenza  |  May 25th, 2007 at 7:13

    Sarebbe interessante “smascherare” ogni “pierata” con la verità… Ognuno approfondisce brevemente una cosa come questa della torre, che ne dici Max?

  • 2. barbara  |  May 25th, 2007 at 20:41

    Il mio primo esame alla facoltà di storia dell’arte dell’Università di Pisa è stato di Storia dell’architettura. Guarda caso, il professore che quell’unico anno teneva la cattedra del docente in congedo, si chiamava (e continua a farlo!) Piero Pierotti.
    Tra i libri in programma uno era dedicato alla celebre torre, scritto dallo stesso docente e intitolato “Una torre da non salvare”. Ancora più cattivo il titolo dell’estratto, “Come far cadere la torre di Pisa”.
    In entrambi i libri il professore ricostruisce la storia della torre, dimostrando l’incertezza per quanto riguarda l’autore del famoso monumento (in assenza di documenti e mancando iscrizioni lapidee che lo ricordino come tale, confortato dal fatto che i costruttori degli altri monumenti di Piazza dei Miracoli fossero incalliti “firmaioli”) e ricostruisce tutte le “operazioni” che le sono state fatte per ovviare il problema della pendenza, a partire dalla misurazione di Giovanni Pisano del 15 marzo 1298, fino alle “bretelle” dei nostri giorni.
    Conclusioni: non sappiamo chi l’abbia costruita, se la pendenza sia stata voluta, dal momento che a Pisa esistono altri campanili pendenti (San Michele e San Nicola), e forse, lasciandola stare raggiungerebbe la propria “equofinalità”, ossia, un punto di pendenza tale da rimanere in equilibrio.
    Su la mano a chi nella propria vita non ha conosciuto un Piero.

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