NAPOLI 7 MAGGIO, UNA GIORNATA CON SIMONE
Sicuramente ricorderò questa giornata come la più “incredibile” e “particolare” della mia vita!!! Mi chiamo Olga, sono laureata in medicina e sono interna nel reparto di psichiatria al II Policlinico di Napoli. Ormai sono quasi due anni che seguo Simone e lo apprezzo per la sua musica e per la sua dote innata di raccontare storie, di matti e non. Per questo ho pensato di organizzare un incontro alla facoltà di Medicina, per far vedere il documentario agli studenti e aprire un dibattito con loro e ovviamente con Simone.
Detto-Fatto!… Mi ritrovo nel giro di qualche giorno in un “vortice organizzativo” fatto di telefonate, mail, incontri…e man mano che la data si avvicinava avevo(chissà perché!!!) una sensazione di ansia crescente! (negli ultimi 2 giorni credo di aver dormito 4-5h totali!) Arriva il fatidico giorno, l’incontro è alle 11.00, ma alle 8.00 sono già in Aula Magna a provare tutto… Non sia mai!!! I ragazzi cominciano ad arrivare… Conosco anche qualche slacciato (FINALMENTE! Che bello!)
Faccio partire il documentario, la gente è attenta, incuriosita, emozionata. Vado a “raccattare” Simone fuori il Policlinico imbottigliato nel traffico micidiale e bastardo della Zona Ospedaliera. “Ufff!!! Ce l’abbiamo fatta Simone!” Simone arriva giusto in tempo per sentire il grande applauso alla fine del documentario. Ci scambiamo uno sguardo, non so chi dei due è più teso! “Andiamo Simò?” - “Andiamo!”
Un enorme e sentito applauso accoglie Simone. L’incontro comincia…Simone parla della sua esperienza, del suo viaggio. Ci tiene a sottolineare che si trova a disagio dietro una cattedra, che non è venuto per insegnare ma per raccontare…C’è un meraviglioso e affettuoso scambio di apprezzamenti e di stima con il Prof. Piro(famoso psichiatra napoletano) che loda la grande umanità e sensibilità di Simone. L’ incontro continua con le tante domande dei ragazzi e con alcuni interventi(alcuni prolissi e magari proprio evitabili) di persone venute ad esporre i loro problemi, a sfogarsi. Una madre parla di suo figlio…chiede aiuto. Simone ovviamente sottolinea di essere un cantante, di voler portare avanti questo progetto per sensibilizzare l’opinione pubblica (lancia l’idea della giornata del matto!), ma ovviamente le decisioni spettano ad altri…
Senza accorgercene si fanno le due! E’ veramente tardi, la giornata qui a Napoli di Simone deve continuare. I ragazzi lo salutano, è stato veramente un bell’incontro. Lo sto per salutare, ma scopro con gioia infinita che anche la mia giornata con Simone continuerà. A pranzo abbiamo un po’ di tempo per parlare (interviste telefoniche permettendo). Siamo entrambi soddisfatti dell’incontro e soprattutto entrambi più distesi. “Che casino Simò, quante cose sono cambiate in questi mesi! Ti ricordi a Lusciano, dove tutti aspettavano “quello di Biagio Antonacci!” Con la signora che mi chiedeva quando sarebbe arrivato Simone Vessicchio!…Ma tu sei sempre lo stesso!” Simone mi ricorda che anche per me le cose sono cambiate e mi prende in giro per mezz’ora…”Dottooooreeeessaaaaaa!!!” (Anch’io ho subito il processo di trasformazione da studentessa universitaria a laureata precaria!)
La giornata continua! Di corsa alla sede del Mattino per un’intervista. Al termine mentre aspettiamo S. con la macchina (in semi esaurimento perché ovviamente è rimasto imbottigliato nel traffico…!) è stato divertentissimo vedere la faccia delle persone che vedevano questo cespuglio di capelli sotto il palazzo! Mitica una signora che dalla macchina comincia a salutare come una pazza e un uomo in moto che passa e urla “Cristiiiiiiicchiiiiiii”! Saltiamo in corsa in macchina direzione teatro Acacia, dove la sera ci sarebbe stato lo spettacolo e divento “navigatore satellitare napoletano” facendo esaurire del tutto S. con frasi del tipo “Vabbè tu vai di là lo stesso, si non ti preoccupare si può passare di là, gira di là che c’ho una scorciatoia”…ma ‘sto traffico ci ha perseguitato per tutta la giornata! La stanchezza si comincia a far sentire e Simone si appisola un po’. Ma poi lo attende il ritiro di un premio…Oh mammamia ma qui non ci si ferma un attimo!
Arriva l’ora dello spettacolo. Non riesco a descrivere il turbinio di emozioni che Simone riesce a trasmettere da quel palco: le sue storie, i suoi personaggi sembrano veramente parlare con la sua voce. Ci sono momenti toccanti, emozionanti come quando canta “Legato a te”, altri divertenti, con la partecipazione del pubblico che mima i suoi gesti (tipo quello della gallina in “Laureta precaria”). Quando canta “Ti regalerò una rosa” sento un’emozione indescrivibile, un brivido e scopro che tutti abbiamo provato la stessa cosa, perché ci siamo trovati in piedi in un applauso che non sembrava finire mai. Simone è commosso, si vede. Trattengo una lacrima. Lo spettacolo è finito…Uffa, già! Il tempo è volato, questa giornata è volata! C’è un sacco di gente fuori il camerino di Simone, tutti si complimentano con lui. E’ stato veramente un bellissimo spettacolo! Aspetto, lo saluto, è molto stanco (e ci credo!). Mi colpisce, ma non mi stupisce che Simone si sia veramente emozionato in questa giornata…il suo incontro con gli studenti, con il suo pubblico durante e dopo lo spettacolo e questo accresce ancora di più la mia stima nei suoi confronti.
Lo ringrazio per tutto, ma soprattutto per avermi regalato ancora una volta un’emozione, che dura ininterrotta da due anni e che mi auguro duri il più a lungo possibile…perché solo un artista e una persona speciale come lui sa emozionarti così! GRAZIE SIMONE!