Dare voce, ad un genitore
Video realizzato dal dott. Nicola Gianmarco Ponsillo
[Psichiatra Rione Sanità - Napoli]
PS – Vedi anche: aipsimed.org.

Video realizzato dal dott. Nicola Gianmarco Ponsillo
[Psichiatra Rione Sanità - Napoli]
PS – Vedi anche: aipsimed.org.
Mara
7 mag, 2007
Come si fa a lasciare un commento ad una dichiarazione come questa?ad uno sfogo fatto con un filo di voce, da una persona che sa cosa significa sentirsi realmente impotenti di fronte ad un problema così grande…mi dispaice, ma non ho parole!
Max
7 mag, 2007
Mara, qualcosa lo hai già fatto: hai ascoltato la sua voce e ti sei sentita umanamente vicina a Domenico e Fabio ed hai deciso di lasciare questo tuo messaggio, qui. Può sembrare una piccolissima cosa ma, credimi, in confronto all’indifferenza generale no, non lo è affatto. Grazie.
PS – Questo video è estratto da un video più lungo (troppo, purtroppo per la migliore fruibilità sul net) nel quale intervengono altri genitori. Anche a loro va la solidarietà, l’incoraggiamento ed il ringraziamento di Simone e del blog senza lacci.
Emmanuelle
7 mag, 2007
Non saprei cosa dire… sono parole troppo personali e profonde.. e non potrebbero essere commentate come 1 semplice post… spero solo, che prima o poi, più prima, che le sue parole non siano dimenticate, e che magari,anche in 1 blog come il vostro,lui possa trovare conforto…
spero che comqunue venga aiutato..
Chiara di Fa(s)enza
7 mag, 2007
No, non è passato indifferente il video. Ero su msg con Olli, e le ho proprio chiesto di aspettare un attimo perchè volevo guardarmi e riascoltarmi il video… Eh. Penso che l’angoscia e la preoccupazione dei genitori sia grande quando si ha un figlio che ha bisogno di aiuto. Sicuramente si chiederanno che sarà di lui quando loro non ci saranno più… Quel che ha fatto e fa Simone è…come se qualcuno si fosse accorto del loro dolore e della loro preoccupazione e se ne fa portavoce… ci mette la sua voce. Purtroppo…in Italia, non so se è così dappertutto, una cosa esisite fino a che rimane sui giornali, per radio o per tv e se trova l’appoggio della maggioranza… Come ha detto Simone a Bologna, l’entusiasmo degli italiani spesso dura quanto un orgasmo. per questa cosa spero di no. Come chi conosce e apprezza Simone aumenta ogni giorno di più, credo anche che nasceranno tanti frutti dai semi lasciati cadere in tutti queesti incontri su e giù per l’Italia. Ho già sentito tanti ragazzi che han deciso di fare volontariato in centri diurni, o persone che si interessano a leggere e informarsi sulle realtà delle proprie zone. E la Ministro che telefona a Simone. Dai dunque! Io questo babbo coraggio e la mamma li vorrei abbracciare! Ma Simo’, ma ti rendi conto di quello che stai facendo? Te bbacio e t’abbraccio pure te!!
olimpia
7 mag, 2007
Questo commento è in risposta a Max.
Sono sicura che in molti, passati in blog questa sera, si siano fermati per quei 5 minuti e 17 secondi ad ascoltare la voce ed a guardare il volto e gli occhi di questo papà… credo che nessuno sia riuscito a rimanerne indifferente… penso che a volte sì è vicini alle persone condividendo silenziosamente il loro dolore… a volte non si hanno parole… a volte si è talmente coinvolti, perché a volte si vivono esperienze simili, da non riuscire a dir nulla… e a volte, questo non significa esser indifferenti…
ed io non lo sono.
elisa
7 mag, 2007
un pensiero a voi…
*ILA*
7 mag, 2007
Mi colpisce il dolore profondo di quest’uomo, cos’ forte da non riuscire ad esprimere tutto quello che ha dentro.
Mi auguro davvero che il macigno lanciato nello stagno putrido serva a smuovere le acque stagnanti .
Anzi, che ci siano tanti sassolini da poter lanciare nello stagno, per far muovere le acque stagnanti e portare acqua pulita… ossigeno… speranze.
elisa
8 mag, 2007
mi sento piccina davanti ad una sofferenza così grande,mi sento impotente,vedo il dolore ma non posso fare altro che offrire le mie orecchie per ascoltare ed i miei occhi per guardare…vorrei fare di più,sono con Domenico e con tutti gli altri genitori di angeli silenziosi…chissà se la loro voce di dolore arriverà un giorno alle orecchie dei potenti..lo spero.
Paola
8 mag, 2007
L’ho rivisto più volte stasera..Simone ha dato la scossa..ha permesso di dar voce a chi non ne ha..speriamo che chi ha il potere faccia ciò che deve..un abbraccio a Domenico e alla sua famiglia
adri
8 mag, 2007
io direi dare VOCE A CHI VOCE NON HA…
ANCH’IO SONO GENITORE CHE LOTTA SOFFREE SPERA SEMPRE CHE L’UNICA COSA CHE RESTI DA AFFRONTARE SIA LA MALATTIA…
E NON ANCHE LE ISTITUZIONI VARIE CHE CI COSTRINGONO ALL’UMILIAZIONE PER OTTERE DIRITTI NEGATI…
NOI SIAMO LA VOCE DEI NOSTRI FIGLI CHE NON NE HANNO…
VOI SIATE LA NOSTRA VOCE PERCHè LA NOSTRA NON FA PIù RUMORE!
crederci ancora adri
lunablu81
8 mag, 2007
Ho appena finito di vedere il filmato. Volevo solo ‘dire’ a Domenico, anche se non mi sentirà, di non mollare, mai, di continuare ad essere la voce di suo figlio. Posso solo sperare che “non siano le solite promesse”, che si faccia qualcosa per bonificare questi stagni ancora putrefatti.
Alina
8 mag, 2007
Mamma mia… io non sono un granchè cn le parole, lo dico spesso, e questo video le solite quattro che dico sempre, me le ha fatte perdere. Ultimamente sono entrata più da vicino in questo pezzettino di mondo e di persone come Domenico ne ho conosciute. E’ vero che vogliono più attenzione, più rispetto, e vogliono solo un po’ di voce da aggiungere alla loro sempre più fioca, ma soprattutto desiderano orecchie, orecchie che li stiano ad ascoltare, che s’interessino dei problemi loro e dei figli. Un paio di orecchie hanno appena ascoltato la storia di Domenico, il papà di Fabio e come le mie tante altre prima di me. E’ impossibile rimanerne indifferenti. Non serve parlare per forza, a volte basta semplicemente ascoltare.
Rosanna
8 mag, 2007
non saprei da dove iniziare io so solo che sò cosa vuol dire sopportare il peso di questa malattia…..sono pienamente d’accordo con Domenico….dobbiamo lottare non solo con la mente ma con tutta la burocrazia non c’è differenza se si è laureati o ignoranti…siamo trattati tutti alla stesso modo…lottare per dei diritti negati…..io ringrazio Simone perchè ha dato voce al mio dolore……il mio Antonio non c’è più….è volato un anno fa……per la sua incolumità è stato rinchiuso nel OPG di Napoli e ci hanno gentilmente avvisato della sua scomparsa dopo 13 ore….e in tutto questo ho dovuto chiamare tutti gli obitori per cercare il corpo di mio fratello perchè nessuno sapeva dove era finito…….
rinchiuso in quel posto per la sua incolumità…..la cosa più assurda è che lo Stato in cui viviamo non fa differenza di regolamento tra le carceri “normali” ed i manicomi…….
queste PERSONE possono acquistare di tutto presso gli spacci anche il gas nelle bombolette per riscaldare le vivande è grazie a questo mio fratello ha posto fine alla sua VITA……grazie STATO PER AVER GUARDATOE SALVAGUARDATO LA VITA DI UNA PERSONA CHE NOI FAMIGLIA NON ABBIAMO MAI ABBANDONATO…….CI SIAMO RITROVATI IN UN VORTICE SENZA FINE…….IO DA SOLA NON POSSO FAR CAMBIARE LA LEGGE….MA VORREI TANTO CHE TUTTI INSIEME , INSIEME A TUTTI COLORO CHE SANNO COSA VUOL DIRE E NON CI SONO LE PAROLE PER DISCRIVERE….DI UNIRCI E COMBATTERE X CAMBIARE IL MONDO……INSIEME SI PUO’…….
UN SALUTO CON IMMENSO AFFETTO ALL’ANGELO PIU’ BELLO DEL PARADISO
maria
8 mag, 2007
questo padre, grazie al blog, è riuscito a parlare di un problema così grande, e credetemi quando si ha il coraggio di parlare il problema continua ad esserci, ma è come se ti fossi liberato da una grossa gabbia di vetro, dove puoi essere visto … ma nessuno ti guarda, dove puoi parlare quanto vuoi …ma nessuno ti ascolta!!!!!!
quando mio figlio era pccolo e non riusciva nemmeno a dire il suo nome o a chiamarmi mamma , ho
vissuto tanti momenti che ti cambiano completamente la vita, ho visto luoghi dove non vorresti mai accompagnare un bambino, ho visto bambini immobili ,altri capaci solo di dondolarsi o intrecciare le mani muovendole continuamente, altri su piccole sedie a rotelle con lo sgardo spento nel vuoto infinito e altri e altri ancora… tutti hanno preso una parte del mio cuore…e mio figlio con la sua mano nella mia , in quanto non completamente autonomo nei movimenti, che guardava questo luogo nello stesso modo di come guardava un parco giochi, guardava e toccava questi bambini nello stesso modo dei suoi compagni della scuola materna…. ed io che da lui ho imparato
ad ascoltare e guardare ….oltre quello che si sente e si vede…
ora mio figlio ha 17 anni non si esprime bene ma ama la vita, ama la musica , ama la gente in qualunque modo essa sia, non ha paura del diverso perchè per lui il diverso non esiste…..
ed io che tanto ho imparato da mio figlio continuo ad avere paura di questo mondo troppo egoista pieno di apparenze e superficialità…..
sabato 5 maggio abbiamo salutato simone in libreria ..bella stretta di mano che gli ha dato mio figlio… e lo spettacolo al puccini…. complimenti a simone da me a da alessio
Belinda
8 mag, 2007
Purtroppo, è una realtà che conosco bene..sono una psicologa e lavoro in un ospedale di Neuropsichiatria Infantile, mi occupo di bambini con patologie molto gravi..psicotici e autistici per lo più..La nostra realtà non è quella tipica dei vecchi manicomi, gli operatori son attenti e molto umani, una seconda famiglia per i bimbi, e comunque è un servizio semiresidenziale, i bambnii vengono portati per i trattamenti di vario tipo e poi tornano a casa..ma il dolore dei genitori, la sofferenza, l’umiliazione e la solitudune ..perchè cmq la sanità pubblica offre poco e non abbastanza ..è lo stesso.E’ vero quello che dice questo genitore sulla ricerca,si tende sempre alla raccolta fondi per le malattie fisiche, si sensibilizza la gente per lo più per la cura del corpo, ben venga..ma esiste anche un’altra malattia, altrettanto invalidante..è quella della mente e dell’anima..ma tutti, o cmq la mggior parte sembrano dimenticarlo, far finta che non esista, forse perchè spaventati, o solo perchè in questo modo pensano che così son lasciati fuori e non coinvolti in uno dei più grandi tabù della nostra società.Noi siamo uno dei pochi centri in Italia che tenta di far ricerca a questo proposito, di sperimentare nuovi metodi di trattamento, non invasivi e non farmacologici, ma spesso dobbiamo arrestarci, perchè non abbiamo i fondi sufficenti per procedere; ci impegnamo in raccolte fai da te, in mancanza di appoggio o cmq poco da parte della regione, facciam come possiamo. Però chiaramente non arriviamo a raccogliere le cifre sufficenti che ci permettono di portare aventi fino in fondo il progetto di ricerca e quindi andiamo avanti a singhiozzi, tra battute d’arresto e frustrazione.
Cosa che è accaduta proprio pohi giorni fa..
Il mio pensiero va ai genitori, ai pazienti e a tutit coloro che son sensibili atutto ciò..e quindi certo a Simone..se potete, in qualsiasi modo, date una mano..un abbraccio
unsognoperdomani
8 mag, 2007
Ringrazio di cuore papa’ Domenico: perche’ ha permesso che molte persone possano ascoltare la situazione in cui versa lui, la sua famiglia e come sta il suo Fabio.
Si puo’ fare tanto, si deve fare tanto. Lui ci ha messo la faccia e penso, andando nello stesso programma, andando sotto psichiatria, si possono trovare piccole storie di gruppi e associazioni con volontari e utenti che parlano di loro stessi… ben piu’ difficile e’ trovare singoli che parlano di se stessi. Pagine personali in inglese ne sono piene di video sulle tematiche riguardanti i propri disturbi: io preferisco video come questi, che segnalano situazioni, che puntano il dito CON GRANDE DIGNITA’. ESTREMA. Un primo passo viene fatto anche facendo in modo che il suo video si sia affacciato qui… e la malattia sia piu’ tangibile, per chi non la conosce davvero, non solo limitandosi a una canzone, e questo credo sia merito di Max, di Simone e della “politica” del blog che non è un solo blog di propaganda musicale da come si legge. Spero che tante persone come lei possano avere il coraggio di usare se stessi per parlare di psichiatria e di disagio. Io lo sto facendo per uno spot… vedremo quando e come uscira’. CHI SA, CHI LO VIVE, PARLI… come Domenico NON TACCIA PER SEMPRE. C’E’ UN MEZZO POTENTE: SENZA RENDERLO PERICOLOSO PER CHI ASCOLTA FATEVI SENTIRE ASSOCIAZIONI DI GENITORI, TRA MALATI E OPERATORI SE LO RITENETE OPPORTUNO. Basta inserire tra le tag: psichiatria e altre parole chiave. Io la butto li’… forse un giorno lo faro’ anche io.
ChiaraS
8 mag, 2007
Ieri, in Facoltà, ho ascoltato diverse voci strozzate come quella di questo papà, di Domenico. Ho ascoltato un unico, grande grido di dolore e di impotenza, un’unica, disperata richiesta di aiuto e di speranza. Ho ascoltato parlare di una regione, la Campania, che non ha mosso un passo nella direzione del miglioramento delle condizioni delle persone con disturbi psichici, ma che preferisce chiudere gli occhi, come si fa davanti ad uno spettacolo raccapricciante e molesto. Ho ascoltato di ricoverati nei Centri Giudiziari che vivono, nel 2007, in condizioni peggiori rispetto a quelle degli animali da macello. Ho ascoltato la voce di mamme che non hanno più forza, nè voce, e che quasi imploravano d’essere aiutate, come se lottare per il benessere di chi si ama, e pretendere che ne venga rispettata la dignità, fosse un favore da chiedere anche al prezzo della propria. Ho ascoltato questi animi fragili e sconfitti ringraziare dolcemente Simone e chiedergli di continuare a gridare forte, attraverso la sua musica e i suoi viaggi, anche per loro. Facciamolo insieme a lui. Ascoltiamo. Non sarà mai abbastanza. Ma non possiamo permetterci di continuare a non guardare, non sentire, non parlare.
Nicola Gianmarco Ponsillo
8 mag, 2007
Grazie a Simone, Max e a tutto il suo gruppo, da parte mia dell’Aipsi-Med e dei familiari e pazienti di Napoli per il lavoro che state facendo con tanto amore: forse è più importante la vostra opera svolta in pochi mesi che quella di politici, medici e istituzioni messi insieme negli ultimi 30 anni. Prima familiari e pazienti si sentivano dei fantasmi, adesso molto meno. E’ vero che una sola immagine vale più di mille parole e questo video fa sentire fino in fondo cosa vuol dire malattia mentale, lo stigma presente ancora oggi, l’emarginazione, la colpevole assenza delle Istituzioni, l’esistenza tutt’oggi di strutture manicomiali, l’assenza
di ricerca scientifica.
E così è arrivato alla nostra redazione dell’Aipsi-Med, grazie al Blog di Simone, il seguente commento che pubblichiamo con piacere e che
contiene una proposta davvero geniale e interessante, che già l’Aipsi-Med aveva deciso di portare avanti da tempo e alla quale invitiamo tutti ad aderire.
Grazie a Simone, Max e tutto il suo prezioso Staff
Con affetto e stima
Nicola Gianmarco Ponsillo, presidente dell’Associazione Italiana
Psichiatri – Aipsi-Med
Segue il commento-proposta commentabile sul sito dell’Aipsi-Med:
QUESTALADEVODI'
8 mag, 2007
Quando sento voci disperate come queste, quando inizio ad aprire gli occhi e a guardare anche quello che non mi fa piacere inizio a polemizzare un pò.
il Ministero della Salute, con tutto il rispetto per la Turco che sta cercando di fare salti mortali sulla psichiatria, sovvenzionera’ un bellissimo progetto di viaggio a cui per altro avrei potuto anche partecipare io: “Quel treno per Pechino”. C’è un programma dettagliato che spiega il valore E IL SIGNIFICATO PROFONDO DEL VIAGGIO ANTISTIGMA VERSO LA CINA, VERSO UN POPOLO DOVE ANDARE A PORTARE L’ESEMPIO DI UNA CAROVANA DI PERSONE CON DISTURBI CHE VIVONO ORMAI DA DECENNI SENZA IL MANICOMIO IN UN PAESE DOVE IL MANICOMIO E’ LEGALIZZATO. E’ sicuramente un’occasione, è sucuramente e lo seguiro’ in tutte le fasi .. ma quando sento di famiglie in Italia che non sanno come sbattere la testa con i loro problemi di integrazione dei figli: PERCHE’ ANDARE IN CINA A SENSIBILIZZARE GLI ALTRI QUANDO A CASA NOSTRA LA GIORNATA NAZIONALE SULLA SALUTE MENTALE LA FACCIAMO PASSARE TANTO IN SORDINA? PERCHE’ QUELLE SOVVENZIONI CHE IL MINISTERO DELLA SALUTE MENTALE CHE METTE A PERSONA NON LE USA PER FARE PIU’ CAMPAGNE DI SENSIBILIZZAZIONE? perche’ non usarli PER I NOSTRI PROBLEMI? PRIMA DI GUARDARE ALLA CINA, GUARDIAMO AI GUAI DELL’ITALIA CHE E’ DI CERTO PIU’ VICINA!!! senza nulla togliere al progetto che è pieno di ottimi intenti forse troppo precoci per un paese come il nostro che si e’ cristallizzato dopo il 1980 e non ha fondi per andare avanti. INCHINO.
Marialaura
8 mag, 2007
Tremendo. Come si fa a restare indifferenti? Certo che, è vero, queste cose possono impietosire, ma solo chi le ha provate può conoscerle veramente. Questi genitori sono “abituati” a convivere con un dolore così grande, ma è difficile, giorno dopo giorno, anno dopo anno.
Lo so perchè un ragazzino che conosco è vittima, seppure in forma molto lieve, di autismo. E anche per lui è difficile, avere una vita normale, integrarsi. Perchè il più delle volte, i suoi (e miei) coetanei sembrano non considerare minimamente ogni forma di diversità. Resta solo da sperare che, almeno in perte, la cosa possa migliorare, in modo da dare una voce a chi vive o partecipa a questa realtà.
Chiara di Faenza
8 mag, 2007
Innanzi tutto… è triste che in Italia la ricerca debba poter contare solo su donazioni di privati. Leggendo tutto, mi chiedo: e noi cosa possiamo fare ora? Siamo tanti a pensare che la ricerca è importante, che si deve fare qualcosa, che questi posti tipo macello non devono più esistere… Insieme, anche solo partendo da chi frequenta il blog, non si può fare nulla? Cosa bisogna fare per fare un’Associazione? Possiamo noi slaccaiti organizzare raccolte fondi? Da dove si comincia? io non sono motlo intelligente, se c’è qualcuno che sa fare, io dò un aiuto per quel che posso. Ci vorrebbero giornate tipo il “Free Hugs” per sensibilizzre e partire…
Doriana
8 mag, 2007
…le parole di questo papà centrano realmente il punto quando parla di ricerca,che per quanto riguarda la malattina mentale è praticamente inesistente!!Viviamo in un mondo dove si spendono fior di quattrini per le ricerche più disparate e supericiali…mentre non ci si preoccupa di capire il perchè VERO di un suicidio…cosa porta ad un gesto così estremo…il perchè VERO della mente che si ammala…come tutti gli altri organi…!!Sono con Simone…quando fra se’ se’ si sarà domandato mille volte se riuscirà veramente ad ottenere qualcosa lanciando il suo sasso…Sono con questo papà…perchè so cosa prova…no,non sono ancora genitore…ma la malattia mentale mi è molto molto vicina…so cos’è un CIM…so cos’è un reparto e un ospedale psichiatrico…so anche cosa sono i centri di cura per i disturbi alimentari…sono realtà forti…difficili da comprendere…e forse è proprio questo il punto!!Chi non ha esperienza diretta,ma anche chi l’ha…fatica a comprendere…fatica a capire perchè quel tale parla da solo…o perchè quell’altro ha la fissa per i cavatappi…o perchè ancora ci sia una giovane ragazza che sarebbe capace di ridursi allo stremo pur di non mangiare!!E’ vero….la legge Basaglia ha fatto molto…ma non tutto quello che c’era da fare…ovvero cambiare la mentalità verso queste PERSONE…che prima che pazienti sono ESSERI UMANI che soffrono…e a tutto questo c’è un perchè che va scoperto….noi tutti speriamo che il contributo di Simone valga veramente a qualcosa…e lo ringraziamo perchè ha parlato un po’ per tutti noi…famiglie e amici di chi soffre e combatte tutti i giorni per cercare di avere una vita come tutti gli altri!!…cerchiamo di andare TUTTI dall’altra parte del cancello…anche solo per ascoltare…o per tenere stretta una mano…
unsognoperdomani
8 mag, 2007
Cara Chiara, il tuo intervento mi fa capire che c’e’ qualcuno che non ha solo voglia di cantare ai concerti
e non credo che siamo in pochi e cio’ mi fa piacere. Io non ho idea di come questo accada ma sono sicura che si puo’ far qualcosa Non so se ci si puo’ creare delle Onlus ma io non l’ho mai fatto. So che forse potremmo comunque avere dei contatti con qualcuno, MA SOLO L’UNIONE FA LA FORZA. La lotta allo sigma da parte delle famiglie e dei malati stessi è una cosa che va combattuta CON LA VISIBILITA’ e con l’aiuto di volontari volenterosi 
SII IL CAMBIAMENTO CHE VORRESTI AVVENISSE NEL MONDO – GANDHI
lucia
8 mag, 2007
io ancora a 14 anni nn le capisco tante cose nn so il dolore il dispiacere ke c’è in queste xsone, ma una cosa la so, mi ha toccato il cuore questo messaggio .. spero ke cambi qualcosa e cristikki in qualke modo sta facendo capire ciò ke succede .. e spero ke questa situazione dei manicomi il più presto si aggiusti
Annalisa
8 mag, 2007
Cosa si può dire a questo papà? Come si fa a restare indifferenti davanti a tanto dolore? Ma soprattutto, anch’ io mi chiedo: cosa si può fare in concreto per la ricerca? Potrà mai venire il momento in cui la frase “questa è malattia mentale e non esiste cura” sarà solo il verso di una canzone? E’ possibile che non ci si renda conto che prima della malattia viene la PERSONA, che spesso non avrebbe bisogno che di un po’ di conforto alla propria sofferenza? Anche io sono certa che qualcosa si possa fare, anche solo partendo da qui, ma non saprei da dove cominciare… però non mi sento sola, e questo è già tanto…
elisabetta
11 mag, 2007
Piacere è triste ammetterlo,ma davvero ,solo per mezzo di una canzone ci si renda conto che per la malattia mentale non esiste cura.Bè è proprio così ,parlo perche di riflesso all’esperienza di mamma che per una deluione sentimentale 45 anni fa ha passato prima i manicomi e poi i c.i.m,che si fa poco.IL ATTO è CHE LA PERSONA IN QUANTO TALE ,NON ESISTE,NON è CONTEMPLATA COME UNA COSA DA TUTELARE,POTERE E POLITICA,NON RENDONO UNA RIVENDICAZIONE SOCIALE DI QUESTE PERSONE,MAMMA USCITA DAI MANICOMI RISULTA MORTA O INRRECUPERABILE,AL RAGGIUNGIMENTO DEI MIEI 18 ANNI IL C.I.M SI è LAVATO LE MANI DI LEI,Bè è LA RESPONSABILITà VIENE LASCIATA HAI PARENTI.TANTA MORALE NON SERVE A GNIENTE,PARLANO LA REALTà DEI FATTI,E IL PATIRE UMANO,LE PERSONE CHE TI ESTRANEANO E TI ADDITANO,SAPETE MAMMA ALLA FINE IL DANNO è STATO PROPRIO CREATO DA LORO,,LA SOCIETà è INDIFFERENTE,SAPETE COME è STUPENDO SENTIRSI DIRE,COME FAI AD AVERE UN CERVELLO SE TUA MADRE HA VUTO GLI ELETTROSCHOCK……..QUESTO A CINQUE ANNI,ORA NON LO DICONO PIù MA LO PENSANO EQUALE,CONTA L’APPARIRE CHE STIMO BNE,RICCHI MA UOTI DENTRO,IO CON MAMMA HO UN RAPPORTO TUTTO MIO E ,IL MIO CERVELLO HA FUNZIONATO,DIFFICILE MANTERE IL GIUSTO EGUILIBRIO,FORSE MA NON è CERTO COLPA SUA.PURTOPPO POCO C’è DA FARE,E AMMETTERE CHE IL SIGN.SIMONE CRISTICCHI,HA RESO NOTO UNA COSA CHE ESISTE DA SEMPRE,LA STORIA LO INSEGNA!!!!!!!A QUESTO IGNOE SONO NEL CUORE…..PERCHè SE NON LA VIVINON LA CAPISCI QUEL SENSO DI INDIFFERENZA SOCIALE E DI ABBANDONO..CI VUOLE MOLTO AMORE E CONTINUARE LA PROTESTA.I O PROTESTO DA UNA VITA ,NELLA VITA E NELLA REALTà,PER I DIRITTI SI DEVE COMBATTERE,SIAMO IN UNA DEMOCRAZIA……CHE BELLA PAROLA,MA SPOGLIA DEL SUO SENSO PRATICO.UN ABBRACCIO A TUTTI ELLISABETTA
stefano
30 giu, 2007
Sono un regista che sta lavorando ad un documentario sul disagio psichico e sulla storia della dismissione della struttura del manicomio di udine.
E’ un appello che faccio a Simone:
io vorrei usare per la colonna sonora del documentario alcune tue canzoni. a chi mi rivolgo per avere il permesso?
grazie per la tua disponibilità
stefano
risposta di max:
ciao. Puoi rivolgerti a questo indirizzo email: info@dueffelmusic.com
valentina
9 ott, 2007
Scrivo il mio commento con ritardo, ma solo adesso ho scoperto tutto quello che viene riportato in queste lettere, in questo video accorato, solo adesso che anch’io ho trovato il coraggio, o meglio, la disperazione di parlare e raccontare la mia storia.
Ho 40 anni e sono una donna colta e intelligente, eppure non ho niente di ciò che le persone normali hanno realizzato alla mia età e ho passato la mia vita chiusa in casa, sola con la mia malattia, vergognandomi di non essere come gli altri, vergognandomi delle mie paure, delle mie ossessioni, della mia fragilità come se fossero una colpa.
Nessuno mi ha aiutato a curarmi e ho dovuto cavarmela da sola: anni buttati via in inutili psicoterapie da psicologi assolutamente incompetenti e ignoranti, che passavano il tempo della seduta a parlare di banalità, che tanto erano stipendiati dallo stato e se ne fregavano se il paziente non migliorava affatto.
Chi non può permettersi una terapia privata è meglio che lasci stare i cosidetti centri di igiene mentale e cose del genere: con tutto il rispetto per quei pochi che svolgono bene il proprio lavoro, il paziente farebbe meglio a passare quel tempo a leggere un libro, una rivista, Topolino magari, che si impara di più!
Che poi anche tra gli psicologi privati non è che le cose migliorino molto…
Insomma, io c’ho passato una vita nella malattia mentale, e non ce l’ho passata per mia volontà e non mi sono divertita affatto eppure ancora oggi mi ritrovo di fronte certi cretini che mi dicono: ” Ma di che ti lamenti? In fondo non hai mai lavorato ma hai sempre avuto un tetto sulla testa e un piatto a tavola”
Ma cosa ne sa la gente sulla malattia mentale? Cosa crede o si aspetta che sia un matto?
Tre anni fa volevo scappare via,non ne potevo più, volevo rifarmi una vita, andare in un’altra città, realizzare i miei sogni, farmi curare seriamente, cominciare la terapia psicanalitica, sì proprio quella che costa tanti soldi e la possono permettere solo i ricchi, solo i ricchi possono guarire dalle nevrosi mentre se sei povero la nevrosi te la tieni e ci crepi dentro (perchè alla fine ci si muore di queste malattie, in un modo o nell’altro), insomma, azzerare tutto e ricominciare daccapo, una vita normale, volevo solo una vita normale…
Sapete cosa sono stata disposta a fare per realizzare il mio sogno? Sapete immaginarvi cosa sono stata capace di fare per avere una vita normale?
In ogni caso non è servito a nulla, non sono stata capace di andare fino in fondo, mi sono fermata a metà strada e mi sono fregata da sola perchè a quel punto anche quello che avevo fatto prima è stato tutto inutile.
Così ho deciso di parlare, di raccontare, tanto a questo punto non ho più niente da perdere. Ho scritto un memoriale e l’ho messo in un blog.
Si chiama: falseapparenze.spazioblog.it
Non è una bella storia. Non è una storia a lieto fine. Non ci faccio una bella figura, anzi so che ci faccio proprio la figura della matta perchè di una che arriva a fare quello che ho fatto io si può pensare davvero che è matta. Ma non m’importa, so, ho sempre saputo, e lo sto vedendo anche ora che ci sono tante persone come me, che il popolo dei matti purtroppo è un popolo vasto e numeroso.
E’ c’è una cosa che bisogna dire: molte di quelle vite “a perdere” diventano tali solo perchè non ricevono le cure adeguate, o perchè non vengono curate in tempo. Perchè spesso si diventa matti per motivi ben precisi, motivi che la società ci tiene a mantenere ben coperti, per salvare le apparenze, appunto, e il matto fa la parte del capro espiatorio.
Basta, io non voglio più stare zitta, me ne frego delle apparenze, della società, delle persone perbene.
La malattia mentale è una malattia come le altre e chi ne soffre ha diritto di gridare il suo dolore.
Spero che altre persone sappiano farlo quando si è ancora in tempo, prima che nella vita accadano le cose terribili che sono successe a me.
Valentina
Angela Pavone
22 ott, 2007
IO HO UN SOGNO
Anch’io ho preso coraggio e sono qui a raccontarmi:mio figlio ex militare non sta bene, diagnosi e son più di 3 anni che viene seguito dal c.s.m.della mia città.
E qui che tu cerchi aiuto ,sostegno ,informazioni,ma se non stai alle loro regole, incominci a fare domande sulla diagnosi ,sulla terapia ,allora si sentono controllati, cosa hanno da nascondere?
Non hanno informato nè il paziente e la famiglia di quale percorso terapeutico doveva seguire,non ci hanno informato degli effetti collaterali dei farmaci ecc.ecc.
Invece di aiutarci ci hanno creato tanti sensi di colpa con quel modo di parlare (al serenase),io non credo che sono tutti cosi
perchè oggi se sono qui devo ringraziare una PERSONA SPECIALE che mi ha capita , lei è riuscita a trasformare la mia rabbia in energia,io cercavo di sapere cosa era succeso a mio figlio per poterlo aiutare con il mio amore e quello del padre.
Invece ho trovato un muro di gomma,però non mi piango addosso vado avanti ,lotterò per mio figlio e per gli altri.
IO credo che noi dobbiamo scambiarci le nostre opinioni e cercare di far cambiare questi atteggiamenti che gli operatori hanno verso le famiglie. Un appello gli operatori più sensibili si possono avvicinare perchè il loro aiuto è importante per noi.
Angela
fernanda zanier
14 giu, 2008
Un breve messaggio per esprimere la mia solidarietà. Non ci sono molte parole, però volevo portare la mia testimonianza: un decennio fa feci del volontariato in ambito psichiatrico, ed assitei ad una scena sconcertante: un malato veniva preso a calci nel sedere da un infermiere, nel giardinetto attiguo al reparto. Segnalai subito la cosa ai dirigenti, ma non potei individuare il nome del responsabile.
Attualmente da noi in FVG la situazione è migliorata, ma le mie conoscenze attuali del fenomeno non sono tali da poter affermare quanto lo siano. Certo è che il disagio viene sostenuto dalle famiglie, con le conseguenze testimoniate dal papà del filmato.
Per quanti interessati al disturbo borderline volevo segnalare il mio blog:
Un blog dedicato a quanti ne sono coinvolti direttamente ed indirettamente; Spero di poter essere letta da molte persone e di avere soprattutto dei confronti diretti:Grazie. f
http://blog.libero.it/fernandazanier/
osmida
27 dic, 2009
…Dare voce a chi non a più voce…nel momento che stiamo attraversando…senza padri che lottano insieme a noi…e con resti di “famiglia sana”, luoghi di lavoro, reparti psichiatrici, rapporti amicali, dove la violenza nessuno riesce a fermarla.
….Il 17 gennaio 1889 Vincent può tornare a casa, ma è proprio ora che che inizia il tormento vero. L’intero paese lo tiene d’occhio e qualsiasi gesto, anche il più banale, sembra la conferma della sua pericolosità. Un arlesiano di nome Julien, molti anni dopo, rilasciò una testimonianza che vale la pena-è davvero una pena-leggere:”Eravamo una banda di giovanotti fra i sedici e i vent’anni, e come imbecilli ci divertivamo a gridare ingiurie a quell’uomo che passava, solitario e silenzioso, con una grossa camicia indosso e quei cappelli di paglia a buon mercato che si potevano comprare dappertutto. Ma lui li ornava con un nastro azzurro o giallo. Mi ricordo, e con quanta vergogna ora, di avergli gettato dei torsoli di cavolo. Che volete, noi eravamo giovani, e lui era strano. Andava in campagna a dipingere con la pipa fra i denti, il grosso corpo un pò incurvato e quello sguardo da folle. Aveva sempre l’aria di fuggire, e non osava guardare nessuno, e forse proprio per questo lo tormentavamo con le nostre ingiurie. Non dava mai scandalo, neppure quando aveva bevuto, il che gli accadeva molto spesso. Soltanto, ci ci spaventammo molto tutti, dopo la sua mutilazione, perchè capimmo che era veramente matto. Ho pensato spesso a lui: era una creatura dolce, un essere desideroso di essere amato, e noi lo lasciammo alla sua terribile solitudine di genio, al suo isolamento terrificante”. Ecco un esempio del famoso senno di poi.
Follia? Vita di Vincent van Gogh G.B. Guerra