Archive for May 5th, 2007

Piero si avvicina…

[Ps: questa non è la copertina]

18 comments May 5th, 2007

Incontri prima dei CIM

Prima dei C.I.M. in alcune città vi saranno incontri/dibattito con Simone Cristicchi sul libro e sullo spettacolo “Centro di Igiene Mentale“.

- 3 maggio BOLOGNA (zona centro fiera)
alle ore 17.30
Libreria Coop - Officine Minganti, Via della liberazione 15
tel 051 352639

- 5 maggio FIRENZE (zona centro stazione duomo)
alle ore 17.00
Libreria Melbookstore - Via Dé Cerretani 16rosso
tel 055 287339

- 7 maggio NAPOLI
alle ore 11.00
facoltà di Medicina Federico II
(per altre info: phooenix@libero.it)

- 10 maggio CATANIA (Auditorium G. De Carlo)
facoltà di Lettere e Filosofia
ore 16:00 - presentazione del documentario
ore 16:30 - proietteremo “Dall’altra parte del cancello”
ore 17:45 - confronto-dibattito con Simone

16 comments May 5th, 2007

Canzoni per studiare l’italiano, a Mosca

Ciao Simone! Sono ragazza russa, ho 30 anni e vivo a Mosca! Studio la lingua italiana da un anno. Miei amici italiani mi mandano tanti canzone italiane - cosi piu faccile studiare la lingua! Anche mi hanno mandato la tua canzone con qualle hai vinto a Sanremo! E mi piacciuta! Vorrei dirti che sei una persona brava simpatica e anche sei un bell ragazzo con i capelli ricci ;o) Peccato che non potremo sentirti a Mosca. Ma 30 giugno vado in Italia! Vorrei andare per vedere un concerto di te! Pero non lo so se ci sara qualcosa in quest periodo. Scusami per gli errori! Ti saluto! E aspetto la tua risposta! Bacio abbracio! A dopo! Ciao.

Yulya

13 comments May 5th, 2007

Io al CIM di Bologna, c’ero! (2)

Andrea Rosatelli, contrabbasso; Davide Aru, chitarra e mandolino; Desirèe Infascelli, fisarmonica e glockenspiel(?), Olen Cesari, violino, e le loro divise della realtà istituzionalizzante. Un viaggio di note scivola nelle mie orecchie, appena si spengono le luci.. un viaggio di note che cominciano ad emozionarmi e senza che me ne accorgo ho gli occhi chiusi, finchè non li apro ad un tratto e vedo sorpresa, ad un metro e mezzo da me, per la prima volta dal vivo, questo Matto. No ragazzi, non era Simone, lui l’ho incontrato il pomeriggio nelle ex officine Minganti, se pensate che fosse lui sbagliate. Era uno dei suoi amici Matti, io con delicatezza, in disparte comincio ad ascoltarlo, proprio come quando conosci una persona che ti spiazza al suo primo sguardo ed hai la curiosità di sentirlo parlare. Con la lampada a petrolio illumina la sua strada e io mi chiedo se quella strada odori di varicchina, lui si siede, accende la televisione. Una televisione senza segnale.

I suoi gesti sono nervosi, a scatti, incredibilmente veri, talmente veri che se fossi stata in quella stanza materializzatasi sul palco avrei avuto un certo timore ad avvicinarmi. Le emozioni cominciano a susseguirsi in un vortice sempre più frenetico e ormai senza più ritorno e smetto anche di fare delle foto (solo ogni tanto mi ricordo del contributo per la redazione), perché fare le foto era un distacco, e io non volevo essere a teatro. No. Io volevo esser li, in quella stanza. Il truciolato. Il truciolato mi colpisce. In quella stanza entro, ma ad un tratto salto dalla sedia. Quel Matto mi ha spaventato! Ha urlato: “MIAOO”, un urlo cosi cattivo e inaspettato che mi ha messo paura.

“Simò devi prendere la terapia, Simò devi prendere la terapia, Simò la terapia, la terapia, Simò devi prendere l a t e r a p i a

tutto si ferma. non si muove più nulla intorno a me. nulla. è tutto incredibilmente fermo. ci siamo solo io e lui. con la rabbia nella voce. e mi smonta. non c’è niente da fare. sono li bloccata, la morsa in gola di quando stai per piangere, solo io, lui, e quel tono di voce. E io che cazzo posso fare? Applaudire? No. Ma cosa mi applaudo. Io sto li che lo fisso. E poi mi calmo un po’ con le note di Yann Tiersen. ‘Stò uomo mi racconta della sua Margherita, della sua lettera che gli scrive da 10 anni, mi racconta del Professore del classico dell’Eur, che conosce tutta la Divina Commedia. Io penso a questo Professore, penso che vorrei chiedergli aiuto per comprendere il canto dell’inferno che reciterò tra un mese nelle strade di Bologna. Ma non posso.

Durante questo racconto mi dice di quando si è chiamato, si è dato appuntamento, si è aspettato, si è detto che si stava facendo tardi, che magari forse si è imbottigliato nella tangenziale.. Mi torna in mente Max che fornisce una risposta al mio quesito sulle risate. “In generale quindi ti risponderei sì: il contesto (in questo caso quello teatrale) non solo giustifica, ma da un senso particolare alla risata. Altro è invece il momento della riflessione, che può seguire il sorriso, e che acquisisce il suo vero significato nella realtà e non certo nella sua rappresentazione scenica” . Mi accorgo che volente o nolente mi devo sdoppiare. Devo invertire la realtà che avvertivo. Devo quindi sorridere alle sue frasi. Che buffo!.. La realtà mi sembrava quella presente nella stanza, non quella da spettatore. Buffo..

Tra un suo racconto e l’altro mi soffermo su un bellissimo sorriso di Olen seguito dalla voce di Simone (simone?) quando verso la fine canta: “Contro questa iettatura io ti faccio una fattura anche senza.. partita ivaaaaaa”…ED ECCOLO!!! E’ QUI!! in questo preciso istante che Olen lo guarda e gli fa ‘sto sorriso ammicante, furbo, sorpreso e di intesa! Mi soffermo sull’ombra che si riproduce sulla parete destra al di fuori della stanza (o del palco per chi preferisce). Mi soffermo ancora, continuamente, per tutto il tempo, su Andrea, questo bravissimo contrabbassista i cui polpastrelli hanno continui contatti con le corde del bambinone, il suo contrabbasso è un’anima che vibra e parla grazie a lui, non riesco a smettere di guardarlo, mi catalizza. Lo fa anche quando in “Ti regalerò una rosa” suona chiudendo gli occhi, li tiene stretti, è APPASSIONATO.. Cosi come sono appassionati gli occhi di Olen, di Davide, di Desierèe, questa ragazza che alla fine del CIM non riesci a capire che sensazioni provi. La romanità di Andrea e Davide si fanno sentire nei camerini, ma lei, lei sembra quasi che voglia stare altrove, ma non ci posso credere che sia cosi, per cui mi incuriosisce, la osservo e mi intriga proprio perché non riesco a cogliere le sue sensazioni. Mi rimane troppo impresso il viso di Simone quando canta: “Siamo senza, siamo senza religione” con un’espressione del tipo: “Eh.. siamo senza religione.. Noi siamo senza eh.. cosa ci vuoi fare?!” Un’espressione sarcastica, di sfida, direi, sperando che sia il termine più adeguato. .

A me dispiace ragazzi, mentre scrivo questo resoconto, mi spiace che lo leggerà solo chi è già interessato a Simone, perché la cosa che a me colpisce troppo di lui è che quando canta, tutto ciò che dice sono sicura che lo sente, perché altrimenti non esprimerebbe a tal modo, con il viso, con i gesti, quelle parole. Io l’ho visto fare a pochi cantanti.. Veramente pochi.. E sono quasi tutti morti.. Forse è anche per questo che quando nomina Tenco, Endrigo, De Andrè, Martini, dalla platea parte un applauso forte.

Rimango fissa a guardare nuovi pezzi del documentario, nella doppia immagine sulla sedia: sullo schermo e al tempo stesso a due metri da me in carne ed ossa. Rido in Fabbricante di canzoni. Rido in Laureata Precaria con il nostro “co.co.co”. Inizialmente mi dispiaccio che io e altri 5 gatti abbiamo una reazione e cantiamo, ci facciamo coinvolgere, ma poi la gente si scalda. Un po’ tardi forse. Ma lo fa. Mi interrogo su come si sia svolto l’incontro tra Celestini e Simone. Al termine di alcune canzoni non riesco ad applaudire, talmente forte è la tensione che avverto, come ad esempio in “Che bella gente”, che canto con rabbia, sento le viscere dentro che si induriscono, i denti stretti. Non applaudo neanche dopo “Angelo Custode”, talmente forte mi ha trafitto il violino di Olen. Ma non applaudo neanche ad alcuni racconti, non applaudo quando si rivolge a Sua Maestà, dove lui si agita e io mi sento schiacchiata sulla poltrona da lui, come se mi avesse colpito con un corpo contundente.

Applaudo però, insieme a tutto il teatro, con tanto fragore, per minuti, minuti lunghissimi, applaudo Simone, in piedi, davanti a me. Lo fisso, i miei occhi fissano i suoi, che parlano di un’emozione fortissima, che esce fuori, alla fine, dopo tutto questo viaggio, come un fiume in pieno. Viso contratto, serio e grato. Intenso. Sembrava stesse per piangere da un momento all’altro. Dovevate vederlo ragazzi, dovevate vederlo. A cosa diavolo stavi pensando Simò in quel momento?? Cosa diavolo stavi provando? Non te l’ho chiesto, troppo caos, non riesco a parlare di cose che mi stanno a cuore in mezzo a tanta gente nei camerini, ma ti prego, mandami una mail, una lettera, prendiamoci un caffè, MA TI PREGO, DIMMI COSA DIAVOLO STAVI PROVANDO E PENSANDO IN QUEL MOMENTO, perché ti giuro che ero senza parole. Applausi intensissimi anche a Olen, Andrea, Desirèe, Davide, degli Angeli! E Applausi di Olen, Davide (i suoi proprio colmi di gratitudine!), Desirèe e Andrea rivolti a Simone. Eh si Regà. Ci ho pensato.. anche per loro deve essere una cosa strana, si sono fatti trascinare come noi da Simone. E poi Simone che corre salta rimbalza ride si sfoga sul palco!

POESIA

Ivv

21 comments May 5th, 2007


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