Descrivere un’ emozione stando seduta davanti ad un computer non è cosa semplice, anzi, forse è addirittura impossibile. Quello che ho provato, però, merita di essere raccontato e condiviso con chi non c’ era, ma ci sarà, e anche con chi non avrà l’ opportunità, almeno per ora, di assistere allo spettacolo di Simone.
Tutto inizia alle 20.15, quando, entrata all’ Auditorium, vengo fermata da due fans molto slacciati che hanno avvistato la mia matita (verde e viola, i miei colori preferiti). Dopo circa 10 minuti, ecco gli altri, in gruppo, ognuno con il proprio colorato segno di riconoscimento ben in vista. Inizia così una piacevole chiacchierata, interrotta dall’ avvistamento di una magra figura barbuta che non posso non fermare (le mie compagne di chat lo sanno, è il minimo che potessi fare).
In sala, qualche minuto di attesa, poi le luci si spengono, e lo spettacolo può cominciare. Si sente subito la voce di Simone che recita Lettera da Volterra, e dopo poco ecco un meraviglioso cespuglio pens-attore dotato di lanterna che cammina per la platea e sale sul palco. La scena si illumina, e parte un lungo applauso (che sarà seguito da numerosi altri durante la serata). E’ grande la tentazione di descrivervi nei dettagli il C. I. M, e confesso che la versione originale del resoconto lo prevedeva, ma un po’ per la lunghezza eccessiva, un po’ per non anticipare troppo a chi lo vedrà nei prossimi giorni, desisto.
Vi dico però che lo spettacolo si snoda, dall’inizio alla fine, tra ironia e riflessione, sempre in equilibrio e con delicatezza, senza eccessi né pietismi. C’ è spazio per le canzoni, tra le quali “Legato a te”, che strappa un applauso infinito… C’è spazio per la riflessione, con l’ elenco (il termine è riduttivo, data la bravura dell’ attore) di tutte le “terapie” in uso nei manicomi fino alla prima metà del ‘900. C’è spazio per le lettere, per le testimonianze dei matti, per Alda Merini; c’ è spazio per il ricordo dei grandi artisti scomparsi… C’è spazio per l’ amara ironia di “Laureata precaria”, per le risate di “Fabbricante di canzoni”.
E non manca, a coronare la serata, un momento di commozione: Simone canta “Ti regalerò una rosa”. Quello che ho provato in quegli attimi è ben impresso nella mia mente (e nel mio cuore) ma non può davvero essere descritto… Posso solo dire che al termine Simone sarà sorpreso da una vera e propria ovazione…
Quando le luci si riaccendono in sala, il pubblico si unisce in un applauso sincero ed entusiasta per questo Artista tanto semplice quanto completo, tanto riflessivo quanto scanzonato, tanto emozionante quanto emozionato. L’ ultima significativa immagine è quella dei sorrisi raggianti dei bambini saliti sul palco per l’ ultimo saluto. Il sipario si chiude sulla scena, ma non sulle emozioni.
In attesa di poter salutare Simone, noi slacciati ci ritroviamo per condividere le nostre impressioni. Siamo tutti molto emozionati, quasi sconvolti, certamente entusiasti, e non vediamo l’ora di comunicargli tutto questo. Così i minuti passano veloci, tra una chiacchiera e l’altra e, finalmente, Daniela avvista in lontananza una massa di capelli ricci circondata da un bel gruppetto di persone.
Non chiedetemi cosa ho provato a vederlo dopo due ore così intense, perché non saprei rispondere. So solo che mi sono fatta prendere un po’ dal “fanatismo compulsivo” (come direbbe la mia Chiaretta) che mi ha portato anche a momenti di panico, dato che la mia fotocamera ha visto bene di scaricarsi prima di poter fare una foto con Simone (grazie ad Alina, ho rimediato)… So che gli ho riversato addosso tutte le mie emozioni, l’ho travolto di complimenti, l’ho stretto in un abbraccio… So che avrei voluto dirgli ancora tante cose, parlargli di alcune mie esperienze personali, condividere delle idee. Ma per questo, si sa, c’ è sempre tempo.