Parole a vanvera
March 14th, 2007 posted by: Max
senza lacci
Per iniziare e chiudere un discorso che non merita grande attenzione a ragione della superficità culturale e di analisi davvero sconcertante dei destinatari dello stesso (e non chiedetemi quindi di entrare nel merito, ché davvero sarebbe deprimente per chi scrive farlo) dico solo che l’esegesi di qualsiasi testo (e quindi anche di una canzone) è cosa seria, e non pretesto per farneticazioni prive di alcun minimo fondamento. A quei pochi ai quali questa riflessione un po’ criptica è rivolta, un solo banale consiglio: informatevi meglio, prima di scrivere o parlare, ché così forse riuscirete a fare più bella figura.
[Max]
Postato in: SenzaLacci
16 Commenti Aggiungi il tuo
1. Francesco | March 14th, 2007 at 13:51
Caro Max, credo che il tuo discorso meriti di essere, almeno in parte, decrittato.Però premetto che non so se lo farò nel modo giusto: l’unico che può fare piena luce sei tu.
Ho la sensazione, ma chiedo conferma, che tu ti riferisca all’articolo del Corriere che ho segnalato in un commento ad altro post ed eventualmente ad altri similari…
In questo blog, dedicato a Simone,si è giustamente festeggiato il suo “momento di gloria”, e si è gioito anche perchè “Ti regalerò una rosa” ha trasmesso efficacemente un messaggio, con musica e poesia.
Ovviamente quel messaggio, giunto a molti, è oggetto di discussione, ha creato com’è giusto delle posizioni e, com’è un po’ meno giusto, ha condotto a delle strumentalizzazioni….quell’analisi del testo a cui io mi riferisco, e forse anche tu, appartiene a quest’ultima categoria, anche perchè legge nella canzone cose che proprio non ci stanno, e secondo me le “forza” a starci.
Ecco, io penso che chi cura il blog abbia il diritto-dovere di opporsi alle strumentalizzazioni create attorno a Simone ed al suo lavoro, pur rispettando la diversità delle posizioni determinate dall’efficacia del suo messaggio. Anche se a dire il vero è Simone stesso che si oppone, con semplicità.
Capisco che tu ti voglia limitare a un post criptico per evitare il degrado della polemica, sopratutto nel momento della festa, però forse è giusto approfondire un po’ (anche per capire se effettivamente stiamo parlando della stessa cosa)…
2. Max | March 14th, 2007 at 14:36
Caro Francesco,
ben vengano gli approfondimenti, e di qualsiasi tipo! In questo mi inviti a nozze, credimi. ;o) Comunque no: non mi riferisco ad un articolo in particolare, né ad una canzone in particolare: mi riferisco piuttosto a quel malcostume diffuso di scrivere (o parlare) senza quel minimo e necessario approfondimento per così dire… preventivo. L’urlo, lo schiamazzo, la notizia strillata, le prese di posizione assolutistiche ed integraliste e con l’obiettivo unico di creare senzazionalismo fine a se stesso… ecco, è questo in poche parole che a me sinceramente fa ribrezzo e trova il mio personalissimo disinteresse, giusto o sbagliato che sia.
So bene che va “di moda”, ma un conto sono le critiche costruttive, pensate ed anche dure, durissime; altro è il delirio di onnipotenza e di onniscienza di alcuni “esperti” (e con tale termine, non mi riferisco solo a quelli da te indicati, anzi).
Insomma, nel suo piccolissimo, questo blog senza lacci vuole semplicemente non assecondare questo diffuso “rumore di fondo”. Non fosse altro perché per favorire il dialogo e la contrapposizione costruttiva il rumore di certo non aiuta nessuno, oltre a non portare a niente.
Un caro saluto e grazie dell’attenzione che hai voluto dare a questa riflessione volutamente un po’ criptica.
Max
3. Francesco | March 14th, 2007 at 14:44
A proposito, ho trovato il testo dell’articolo apparso domenica scorsa sul “Corriere” cartaceo sull’edizione web.
4. lunablu81 | March 14th, 2007 at 16:17
Ho appena letto l’ articolo e mi sembrato che lo specialista in questione abbia capito poco o nulla del significato della canzone pur avendola accuratamente ‘psicanalizzata’. Oppure è un ennesimo tentativo di pararsi il didietro dei professoroni con i paroloni…
5. Giusy | March 14th, 2007 at 17:17
Caro Max, anch’io ho letto l’articolo … Voglio essere concisa.
Di sicuro il professore in questione non credo abbia avuto la capacità di interpretare in maniera sufficientemente “elasitca” la canzone di Simone … Io, quel gesto mimato da una sedia … l’ho visto più come un volo verso la libertà … E solo Antonio può sapere da cosa in quel momento abbia voluto “liberarsi”!
Posso però dirti sinceramente la mia ? Ti accanisci così duramente su chiunque non abbia parole di elogio su Simone. Lascia più spazio alle critiche … anche negative. Dite che questo sia un blog senza lacci … In effetti ha delle enormi “catene” !
Spazio al pensiero e alla parola dunque … Non abbiate paura di chi la pensa diversamente da voi .
6. Max | March 14th, 2007 at 17:36
Giusy, mi hai fatto sorridere! ;o) In senso buono, amichevole e positivo, intendo. E ti ringrazio della critica che mi rivolgi. Permettimi allora di precisare due cose. Come sopra già detto, questa riflessione “criptica” qui sopra NON si riferiva specificatamente a quell’articolo. In secondo luogo, credimi: non ho paura di chi la pensa diversamente da me, ma anzi cerco in continuazione persone che la pensano diversamente da me. E’ piuttosto l’assenza di pensiero che mi spaventa (e chi mi legge - e da anni - sa bene che è così). ;o)
Ricordo ancora che questo non è un forum, ma un blog dei fan di Simone. Se servirà invece uno spazio aperto alla discussioni di tutti sempre e comunque, qualcuno lo aprirà e lo gestirà. Non io però, e solo perché ho sufficiente esperienza di internet (diciamo da quando si usavano le BBS e il browser si chiamava “Mosaic”) per sapere che il risultato sarebbe qualsiasi cosa tranne quella liberazione dalle “catene” che tu dici. Opinione personale, certo, ma per farti capire come la penso in tema di “lacci” e di libertà, ti lascio un aforisma di S.J. Lec che mi piace molto:
“Un passero in una gabbia per aquile è libero”.
Un caro saluto e a presto!
Max
7. Francesca | March 14th, 2007 at 17:38
Dopo essere stata illuminata dall’articolo postato da Francesco (che non avevo letto) dico la mia su questa questione delle parole in libertà e poco fondate.
Presumo che sia andata così: il capo del giornalista che ha scritto il pezzo ha chiesto al giornalista che ha scritto il pezzo di sentire uno psichiatra in merito alla canzone di Cristicchi. Il giornalista ha preso il telefono e lo ha chiamato. Lo psicanalista sulle prime si è schernito (no, no, non ho sentito la canzone, non me ne intendo). Poi si è lasciato convincere e ha iniziato a parlare, magari anche un po’ a ruota libera.
Quando il giornalista è andato a raccontare al suo capo che cosa gli aveva detto, il capo gli ha detto di pompare un aspetto particolare della chiacchierata che gli interessava venisse fuori. Ed ecco fatto che t’invento la voce fuori dal coro sul cantautore del movento che muove 400 persone in un pomeriggio per sentirlo parlare di matti (ho già detto quanto sia straordinaria la cosa in un post precedente).
Ora, io mi stupisco di più del titolo della Stampa sulla Merini, non ricordo se uno o due giorni dopo il Festival che faceva apparire la poetessa quasi in contrasto con Simone (quando così difatti sappiamo che non è).
E’ chiaro che sparare su Simone in questo momento assicura la stessa visibilità che ha lui.
E’ chiaro che questa straordinaria popolarità a qualcuno può non andare giù
Magari qualcuno pensa e spera che dal punto di vista sanremo-mediatico faccia la fine dei Jalesse
Ma che ci importa?
Da qual poco che l’ho conosciuto e ci ho parlato e l’ho sentito parlare mi pare che lui abbia ben chiaro che cosa voglia fare e dove vuole arrivare con il suo progetto artistico e che ben chiaro lo abbia chi gli sta attorno.
Non demordete e andate avanti, allora, perché abbiamo bisogno dei cantautori, che scrivono canzoni in un momento in cui tutti fanno cover, che leggono la realtà coi loro occhi …
Sapete qual è una delle cose chi mi piacciono di più di Simone? Che ha trent’anni come me e racconta la vita con gli occhi di un trentenne con ironia e disincanto e con uno spirito di denuncia pacato e forte. I cosidetti grandi cantautori di una volta (tranne forse l’immenso De Gregori) non lo fanno più perché si sono seduti sulle loro precedenti creazioni e forse è anche giusto che lascino il passo a gente nuova che ha delle cose nuove da dire
E’ di questo che ha bisogno chi lo sta ad ascoltare, perché poi le canzoni a questo ci servono, a sentirci meno soli.
scusate lo sproloquio
forza e coraggio
Francesca
8. ste | March 14th, 2007 at 19:11
Ho appena letto l’articolo…. sinceramente io nn gli darei tutta questa importanza…. il tizio in questione, “lo psicologo” , credo ke nn abbia capito davvero niente della canzone di Simone e del messaggio ke lui voleva lanciare….
è stato detto + volte ke la storia di Antonio è una storia di anni e anni fa…. quindi nn capisco perkè si punga così tnt e veda la canzone come un attacco alle strutture moderne…. credo sia davvero fuori luogo…
e poi nn capisco come si possa interpretare coma ha fatto lui la frase “questa è malattia mentale e nn esiste cura”… a mio avviso Simone intendeva dire semplicemente ke i “sani” ritengono ke i “matti” , in quanto tali ,siano incurabili e quindi pericolosi o cmq da tenere lontano…come ha fatto il tizio a portare il discorso su medicinali e tecnike moderne di cura????? bho!!! Sinceramente nn capisco… non dico ke tutti la debbano pensare così….. ma praticamente è stato stravolto il significato della canzone!!!
Cmq basta con le polemike.. non ne vale la pena….
Scusate lo sfogo…..
Simo sei il migliore… continua così……
9. ChiaraS | March 15th, 2007 at 1:29
Sinceramente resto sempre più basita nel leggere articoli come quello postato ( ma non solo )… articolo che, francamente, mi era sfuggito… e alla luce dei fatti, non che la cosa mi spiaccia. Mi sento di quotare appieno, pur non avendone alcun titolo, il pensiero espresso da Max…
Questa mattina ho prestato particolare attenzione alla trasmissione di Repubblica TV… sapevo della presenza di illustri psichiatri, ed ero curiosa di ascoltare altre campane in merito alla reale posizione di questa branca della Medicina rispetto alla canzone di Simone. Quel che è stato detto mi ha confermato che gli “esperti critici per partito preso” sono davvero pochi rispetto alla maggioranza di professionisti del settore che hanno compreso fino in fondo la bellezza e la sincerità della poesia sanremese che Simo ha interpretato. Sia il prof. Losavio, sia il prof. Cocchi, sia la dottoressa Di Nella sono stati concordi nel sottolineare la straordinarietà ( è stata proprio questa la parola usata ) dell’interesse suscitato dal brano… interesse che va ben oltre la kermesse canora. E che ha dimostrato quando un’opera musicale così delicata e al contempo forte possa rappresentare una sveglia per le coscienze fin troppo sopite rispetto a determinati problemi.
In particolare il prof. Losavio ha tenuto ad evidenziare, ringraziandolo con affetto, che Simo ha raccontato una “storia di uomini”… che è riuscito a restituire ai matti, attraverso una dolce storia d’amore, la dignità di persone, arrivando al cuore di quanti l’hanno ascoltato, al cuore non solo dei “sani”, ma anche dei matti stessi, delle loro famiglie, e di chi da anni cerca di penetrare il loro mondo, accompagnandoli per mano verso la riscoperta della vita.
A questo punto davvero mi chiedo quale sia il senso di queste alquanto squallide “analisi del testo”, se non quello di attaccarsi pretestuosamente alle parole senza provare a scendere nel profondo, al fine di negare all’Arte e in particolare alla Musica, per sterile snobismo o per chissà quale altra “irragionevole ragione”, qualsiasi possibilità di travolgere gli animi e stimolare la mente, qualsiasi possibilità di riuscire a scavalcare il confine del “solecuoreamore” e intridersi di riflessione, oltre che di poesia. Cercare di confinare in binari temporali ormai lontani la canzone di Simo, cercare a tutti i costi di confrontarla e “scontrarla” con la realtà attuale della cura della malattia mentale, sporcarne l’intensità, la sincerità, la purezza con l’accusa di istigazione alla rassegnazione e, peggio ancora, al suicidio, è, a mio modo di vedere, tristemente incommentabile. A prescindere dai titoli di studio di chi pontifica in merito, dimostrando una superficialità di pensiero ed una mancanza di sensibilità che troppo cozzano con le responsabilità che mestieri come quello dello psichiatra e/o dello psicologo richiedono. Tant’è.
Spero che Simo non tenga in alcun conto queste pseudocritiche e continui ben dritto per la sua strada. Una strada della quale può e deve essere davvero orgoglioso…
10. Dominique | March 15th, 2007 at 9:51
Ciao a tutti! Ho letto l’articolo e non credo che vada preso come una vera e propria critica alla canzone.. Si tratta di una serie di precisazioni che servono a far capire alla gente la differenza tra la poesia e la realtà (attuale!).. Io apprezzo molto Simone e trovo che la sua canzone sia bellissima e commovente ma come laureanda in psicologia e esperta in questioni cliniche e psichiatriche (anche per vicende personali) posso dire che mi trovo pienamente d’accordo con il professore. Le due cose sono perfettamente compatibili credetemi.. Basta non confondere i livelli del discorso.. Per fortuna la concezione della malattia mentale si é evoluta e bisogna ammettere che certi tipi di psicologia e psichiatria hanno dato un grosso contributo al progresso civile della società occidentale, offrendo nuove chiavi di lettura del disagio psichico (alcune anche piuttosto rivoluzionarie e tutt’altro che poco umane). Non credo che la canzone di Simone ambisse al ruolo di “manifesto dell’Antipsichiatria”, o almeno lo spero. Ciao!
precisazione di max:
grazie del tuo commento, Dominique! Il tuo commento è un bell’esempio di come, almeno io, credo sia possibile ed utile confrontarsi in modo utile e costruttivo, anche discutendo di una canzone. Diversa la mia personalissima opinione, scusa per questo, su quell’approccio giornalistico al quale ti riferisci. Nel merito aggiungo solo che in particolare la storia di Antonio, oltre a non voler affatto ambire al ruolo di chissà quale manifesto, è chiaramente riferita non alla realtà attuale, ma alla realtà del tempo nel quale esistevano i manicomi: “Mi chiamo Antonio e sono matto, sono nato nel ’54 e vivo qui da quando ero bambino”. Grazie ancora dei toni e dei modi della tua riflessione. Ciao!
11. Stefania | March 15th, 2007 at 18:20
Credo che affrontare il tema della follia sia molto delicato. Penso che sia il professore sia la canzone di Simone abbiano ragione. Spiegano il mondo dei matti su due livelli diversi: Simone lo ha fatto con la poesia suscitando profonde emozioni in ognuno, mentre il professore ha messo in luce la situazione attuale, su come in particolare la società sta affrontando questo tipo di problema ora. Sono contenta che la canzone di Simone abbia portato tante persone ad accorgersi di questa realtà parallela [ da quando hanno chiuso i manicomi non ci si è chiesto dove siano andate a finire tutte le persone con disagio mentale ]. Queste persone sono tra di noi! Sono sedute al tavolo vicino al bar, camminano per strada e si mescolano alla folla. Io sono vicino da sempre a tutto quello che è il mondo della follia mio malgrado per esperienze famigliari e la situazione, diversi anni fa, ci ha colti tutti impreparati. Avevamo timore di ricoverare un nostro caro al reparto psichiatrico perchè immaginavamo la realtà dei vecchi manicomi. In realtà non è più così fortunatamente, non esiste più l’elettroshoc ma delle gocce da prendere ed i dottori ed infermieri sono molto umani.
Il professore ha voluto sfatare i luoghi comuni e cogliere quest’occasione per far capire cosa si sta facendo per alleviare la sofferenza a queste persone. Sono anch’io pienamente d’accordo con lui.
Nella mia esperienza ho trovato molta chiusura a questo tipo di argomento ed informazioni sbagliate.
Trovo alcuni commenti del blog un po’ chiusi e un po’ rigidi nella loro posizione.
Penso che internet in termini di comunicazione sia un mezzo potente e forse un luogo dove si possa trovare ancora un po’ di libertà. Quindi è giusto che ognuno si senta libero di esprimere il proprio parere ed accettare le critiche.
Io faccio televisione da molti anni e rabbrividisco al degrado che vedo ogni giorno e la manipolazione che c’è. Internet forse è ancora la gabbia dell’aquila.
risposta di max:
grazie stefania del tuo interessante e costruttivo contributo. Se i termini del confronto fossero sempre quelli che tu così ammirevolmente esponi (critiche comprese) credo che la gabbia dell’aquila si allargherebbe quanto basta per essere utile motivo di crescita per tutti. Grazie ancora ed a presto.
12. ChiaraS | March 15th, 2007 at 19:23
Se posso permettermi… credo che la rigidità di alcuni commenti non sia stata dettata da una pura e semplice “levata di scudi” a protezione di Simone ( anche perchè mi appare una persona capacissima di esporre, argomentare e difendere autonomamente le proprie scelte ed i propri percorsi
), ma sia piuttosto imputabile ad una difficoltà di comprensione di alcuni giudizi, che paiono correre su un binario parallelo rispetto a qualsiasi spiegazione o chiarimento Simone stesso abbia voluto fornire in merito ad intenti e sentimenti che sono alla base di quella che è e resta, in primis, un’opera musicale, e non un trattato di psichiatria nè una messa all’indice di metodologie terapeutiche ormai, fortunatamente, cancellate dal tempo e dalla civiltà.
Ben venga, quindi, il ribadire a gran voce, da parte degli specialisti, che i tempi della mortificazione e dell’annullamento della dignità e della personalità del malato sono lontani, che tanto si è fatto e tanto ancora si farà per semplificare sempre di più il suo ritorno alla vita, che, proprio in questo momento in cui sembra che, come d’incanto, tutti abbiano nuovamente aperto gli occhi sul dramma della malattia mentale, sia dia a pazienti e familiari la certezza di un approccio umano alla terapia, che induca gli uni e gli altri ad allontanarne i timori.
Altro è ( e non mi riferisco esclusivamente all’articolo succitato, in questi giorni ho letto ed ascoltato diversi interventi grosso modo nello stesso stile ) criticare in modo alquanto pretestuoso un testo, tentando di attribuire alle parole contesti e significati che non appartengono loro. A ciascuno il proprio mestiere… tutto qui
Concordo appieno con Stefania in merito alla libertà di pensiero e di espressione che ancora Internet, a differenza di altri canali di comunicazione, offre… e in merito alla necessità di tutelarla e preservarla !!
13. elio | March 15th, 2007 at 19:53
Grazie Simone, tu, il messaggio l’hai mandato: i malati di mente possono essere curati,ma ,come tu in altre circostanze hai detto,chi doveva non ha completato la 180 (L.Basaglia). Spero che i politici, gli Enti locali (Regione, Provincia, Comune) approvino la legge Proggetto Obbiettivo per completare finalmente la 180
14. Mara | March 15th, 2007 at 21:27
Da quando ho scoperto questo blog.. mi ritrovo spesso a consultarlo e vorrei innanzitutto complimentarmi con chi lo gestisce… Ho già espresso il mio parere e le sensazioni che Simone è riuscito a trasmettermi con la sua canzone e con il suo modo di comunicare…
Vorrei ora dire un’unica cosa in merito a quello che ho letto in questi ultimi commenti e soprattutto sull’articolo pubblicato sul corriere.. la libertà di parola è un diritto/dovere di ognuno ma posso dire che non è stato affatto piacevole leggere il modo in cui è stato affrontato il problema della malattia mentale… tutto è stato analizzato in maniera troppo razionale e distaccata, un’analisi in grado di far svanire tutta la sensibiltà che Simone è riuscito a mettere dentro una dolce melodia…
15. Pasquale | March 15th, 2007 at 23:19
Ho acquistato il cd “dall’altra parte del cancello” ma non mi è stato dato il dvd?.
Mi è stato detto che se c’era era nella confezione del cd ma io non vi ho trovato nulla. Sono stato imbrogliato dal negoziante? o sono in commercio copie del cd senza dvd?
Grazie.
risposta di max:
esiste la possibilità di acquistare il cd senza il dvd allegato. Il formato “combo” cd+dvd ha un’etichetta in bella evidenza (gialla, credo) con scritto, appunto “cd+dvd”.
16. Francesco | March 17th, 2007 at 0:27
Sono contento che il mio commento e l’articolo che ho postato abbiano fatto nascere una piacevole discussione.
Vi ho letto e vorrei precisare quanto segue.
Non sono un fan esasperato di Simone, quindi lungi da me l’idea di “levare gli scudi”, anche perchè come ho già scritto lui si difende benissimo da solo,se mai ve ne fosse bisogno.
Non credo di essere stato rigido, se chi ha detto questo si riferiva a me…Ho semplicemente associato a un post in cui si parlava di “esegesi farneticanti” un’ articolo in cui c’era un’analisi del testo che, almeno a tratti, un po’ lo è.
Quindi da parte mia nessun giudizio o pregiudizio sullo psichiatra in questione e sulla psichiatria in generale (figuriamoci faccio l’ingegnere)…piuttosto ho detto che l’articolo mi sembrava strumentale,a tratti, aggiungo ora. Insomma, giudicate voi quando dice che Antonio vola grazie ai farmaci di ultima generazione.
E’ senz’altro vero che la psichiatria da un lato e la poesia e la musica dall’altro stanno su due livelli differenti…sono d’accordo con chi l’ha scritto…il guaio è che in quel caso il giornalista ha goffamente tentato di metterle sullo stesso piano.
E comunque ragazzi…quant’è bello scoprire che nonostante il piattume e il pattume generale c’è ancora gente che ama ragionare, anche attorno a un’intervista apparsa su un giornale… mi auguro 1000, 10000 blog come “senza lacci” e spero che questo fermento sia contagioso e ridimensioni i “grandi fratelli” e gli “affari tuoi.”.
Simone e Sanremo quest’anno ci hanno fatto un grandissimo regalo, hanno portato la riflessione nelle case di 16000000 di italiani. Dovrebbe succedere più spesso.
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