Lettere dal Manicomio di San Girolamo

Dalle Norme di regolamento in un ospedale psichiatrico

“Gli infermieri non devono tenere relazioni con le famiglie dei malati, darne notizie, portar fuori senz’ordine lettere, oggetti, ambasciate, saluti: né possono recare agli ammalati alcuna notizia dal di fuori, né oggetti, né stampe, né scritti…”

Le lettere dei matti di San Girolamo, che furono scritte dal 1889 al 1974, vennero ritrovate solo nel 1981 da un gruppo di medici (Pellicanò, Raimondi, Agrimi, Lusetti e Gallevi) che allora lavorava nella struttura del San Girolamo. Fu anche pubblicato un libro dal titolo “Corrispondenza negata. Epistolario della Nave dei Folli” (Ed. Pacini). Il libro non aveva avuto ristampe e trovarne una copia è stata davvero un’impresa difficile.

Erano Lettere! Lettere scritte dai Matti.
Lettere che forse non dovevano trovarsi lì, ma a “Destinazione”.
Infatti, quando uno scrive una lettera, è perché vuole comunicare qualcosa a qualcuno.
Se la lettera non arriva a destinazione, la comunicazione è interrotta.

Queste lettere non sono mai state spedite, non sono mai arrivate a destinazione. Venivano prese e allegate alla cartella clinica dell’ammalato. Sono state occultate, nascoste, dimenticate. In una parola: queste lettere sono state censurate!

Gli autori delle lettere sono tutti morti. Oggi, l’unico modo per giustizia a queste persone, che come tutti avevano bisogno di un contatto con gli altri, di comunicare con il mondo; l’unico modo per poter vendicare questo assurdo crimine all’epoca legalizzato dall’istituzione manicomiale, è restituire una voce alle loro parole, rendere vivi questi messaggi d’amore, di delirio, di assoluta lucidità, di speranza e disperazione.

Leggile ad alta voce.
Farai un atto di giustizia!

p.s.: Un ringraziamento speciale alla Compagnia teatrale Gogmagog di Scandicci (Fi), che scrisse uno spettacolo bellissimo sull’argomento, dal titolo “Follia Morale”.

  • E’ stata una crudeltà inutile. Le emozioni, il dolore di quelle persone erano da censurare come d’altronde la loro stessa esistenza in quanto “matti”. Bisognava fare dimenticare al mondo che ci fossero, come se non fossero anche loro figli, fratelli, padri o madri, PERSONE.
    Somo contenta che queste cose siano venute allo scoperto e continuino ad essere denunciate. Non credo però che ci sia tanto da stupirsi visto che con l’andar del tempo non abbiamo poi molto sulla diversità. Nel nostro modernissimo e apertissimo 2007 la sensibilità diventa fessaggine, viene derisa così come i troppi scrupoli verso gli altri; risparmiamo come brave formichine previdenti tutte le nostre emozioni solo per le grandi commozioni di gruppo per l’eroe di turno o il bimbo ucciso barbaramente o per una bella canzone di un cantautore intelligente e sensibile e il giorno dopo torniamo a guardare di traverso il vicino di casa o di sedile in treno che ha sicuramente qualcosa di strano perchè non rientra nei nostri canoni di ‘normalità’, a prendere per il culo il compagno di classe o il collega un po’ timido che non si veste, non si comporta come gli è stato imposto non si sa da chi e quindi è uno sfigato. Bah…scusate per il sermone, è solo un piccolo sfogo.
    eliana

  • Quante parole in quelle parole, quanti visi già veduti…quante storie uniche ma drammaticamente simili alle storie che ho già ascoltato.
    Persone cui neppure s’è concessa la liberazione di un pensiero autobiografico, persone le cui parole sono rimaste imprigionate.
    Perchè le parole dei matti non valgono come parole “normali”.
    Le emozioni dei matti sono emozioni distorte…
    Penso alle tragiche emozioni di Bruno che ogni sera si stacca dal suo corpo e si vede dormire ranicchiato nel letto, fluttuando per un po’ su se stesso… la sua paura di non tornare nel proprio corpo è forse una paura che vale meno delle mie paure? Una paura che non merita la dignità di essere raccontata?
    Queste lettere, il fatto che siano rimaste segregate, sono simbolo del vero orrore dei manicomi: il fatto che un uomo non valga “uno”.
    Grazie, Simone.

  • Grazie Simone! Grazie per aver dato alla psichiatria la dignità di essere cantata.
    Anche io ho visitato i manicomi di Quarto e Cogoleto a Genova, l’ho fatto mentre studiavo. Sono un tecnico di riabilitazione psichiatrica e ho ben presente i brividi che ti percorrono davanti a certi spettacoli, davanti alla calligrafia da prima elementare.
    Lavoro in una struttura che accoglie molti ex manicomiali. Sai, c’è una paziente che quando si arrabbia con noi minaccia di chiamare il vigile…proprio come facevano con lei ogni volta che veniva ricoverata… spesso mi fermo a pensare mentre sto lavorando, osservo…. le stereotipie e le abitudini del tempo del manicomio si distinguono, si notano.
    Le persone etichettate come pazienti psichiatrici hanno il diritto di essere ascoltate, ma nessuno mai lo fa.
    Tu li hai fatti ascoltare a tutta Italia ed è per questo che ti ringrazio.
    Hai un grande dono: questa sensibilità particolare. Probabilmente a volte ti fa soffrire, ma credo che ne valga sempre la pena, perchè riesci a vivere tutto più intensamente, anche le cose belle.
    Grazie!
    silvia

  • E’ una domanda banale in confronto agli altri interventi, ma dove è stato reperito il libro “Corrispondenza negata. Epistolario della Nave dei Folli”? Grazie

    risposta di max:
    non lo so esattamente. Posso dirti che è stato difficile trovarlo perché non ripubblicato, e credo di ricordare che fu Cristina (che ha collaborato alla realizzazione del dvd) a trovarne una copia, dopo lunghe ricerche. Dal net, sembra che sia consultabile alla Biblioteca civica di Carrara (MS), ma non ne sono sicuro.

  • Anche nel Circuito delle Biblioteche della provincia di Como pare ne abbiano una copia.
    Dico pare xchè ancora, nonostante sia in lista d’attesa dallo scorso agosto, ancora non ho avuto prove tangibili della sua esistenza…

  • Ho fatto una ricerca nel sistema SBN nazionale, e ne risultano copie nei seguenti luoghi:
    FI0597 [UFIKE] – Biblioteca di scienze sociali dell’Universita’ degli studi di Firenze – Firenze – Novoli
    NA0079 [NAPBN] – Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III – Napoli – NA

  • ho trascorso un anno con il servizio civile presso il servizio di salute mentale adulti di Volterra… Ho potuto toccare con mano ciò che rimane del vecchio ospedale psichiatrico S. Girolamo…. i padiglioni spettrali, abbandonati, gli oggetti di uso quotidiano consumati dal tempo, le divise usurate e strappate….
    Ho potuto, allo stesso modo, conoscere personalmente i volti, gli sguardi, le emozioni di che ha trascorso buona parte della propria vita in quegli stessi padiglioni, ha mangiato in quelle scodelle e indosssato quelle divise…
    Sono riuscita ad aprie il mio mondo a loro ma soprattutto ad entrare in punta di piedi nel loro mondo… con tutto il rispetto di cui ero capace.
    Ho conosciuto persone sofferenti ma dolcissime, desiserose di essere ascoltate, incoraggiate, sostenute, accompagnate, più semplicemente desiderose di un sorriso…
    solo un invito: non fuggiamo da chi apparentemente non ci assomiglia la vera ricchezza stà prorio nella diversità di ciascuno di noi….

  • Ciao Simone, sono oramai molti anni che di tanto in tanto faccio “una visita” al vecchio manicomio di Volterra.
    Ho un amico che qualche anno fa, ha fatto un documentario sul graffito che ormai “esisteva” sulle pareti esterne del padiglione FERRI, dove tu hai girato il video. Il Nannetti, così si chiamava quel matto/artista, fu rinchiuso come criminale solo per aver offeso un Carabiniere, ma si sa, a quei tempi tutto era consentito pur di far passare per matta una persona che in realtà non lo era…!
    Quella, credimi, era un’opera d’arte. Metri e metri di incisioni sul muro fatte un po’ per giorno, con la sola fibbia del panciotto. Nomi, date, disegni, astronavi aliene, figure di Carabinieri con il pennacchio sul cappello, donne nude, fiori, antenne per captare i segnali alieni…Tutto questo era sul muro del Ferri, che qualcuno ha cercato disperatamente di salvare come opera d’arte, anche dall’estero. Ma non c’è stato niente da fare. Il muro è con intonaco di tufo, ed il tempo, le intemperie e la non buona volontà di qualcuno, ha contribuito alla perdita di tutto questo.
    Ero là anche il giorno di Pasqua, con alcuni amici, per mostrare la realtà di cio che poteva essere vivere in un posto come quello, ed ho visto la carrozzella arancione che credo sia anche nel tuo video. Chiunque abbia visto il San Girolamo, se ne è tornato via con un velo di tristezza, pensando a tante persone chiuse lì dentro anche per ingiustizie, invidie, gelosie familiari o solo per crudeltà.
    Su questo argomento hai fatto veramente un ottimo lavoro.
    Saluti cordiali. Lara.

  • Cara Lara, si può visitare il san girolamo? Come? TRamite chi o cosa? Grazie

  • …e chiedere alle, se ancora esistenti, edizioni pacini, di pubblicare un pdf del libro??

  • Invito tutti quanti alla lettura di alcuni altri testi molto significativi e toccanti. Uno è il recente “La pecora nera” di Ascanio Celestini (che ringrazio personalmente…); il secondo è difficile da reperire, ma fareste una buona azione comprandolo, magari tramite internet: “L’umanità negata” di M. Piludu (PuntoDiFuga ed.). “Cure disperate” di Vallenstein è un saggio sulla psicochirurgia per animi forti.
    Io ho fatto volontariato in una casa di cura, e tutti i malati mi hanno riempito di lettere e poesie, disegni e regali vari, che conservo gelosamente in una cartella. Sarebbe bello poter condividere questo materiale con gente sensibile…
    Grazie Simone!

  • Sarebbe davvero bello Nicola e cmq ti ringrazio fin da ora per i tuoi suggerimenti. Il libro di Celestini spero di averlo a breve, spero di recuperare anche gli altri.
    Grazie!

  • Grazie, Nicola. Hai ragione, libri su questi argomenti se ne dovrebbero leggere di più, ci renderemmo conto di molte cose…in merito ai tuoi suggerimenti, cercherò quei libri. Sono un’appassionata della lettura, e recentemente mi sto appassionando anche a questo tema.

  • Grazie mille anche da parte mia, Nicola. Quando si ha la possibilità di riascoltare voci per troppo tempo nascoste, confuse nel baccano del quotidiano o peggio ancora ignorate, il minimo che si possa fare è amplificarle il più possibile. Il testo di Ascanio Celestini era già annoverato tra i miei primari acquisti in libreria… quanto agli altri, mi unisco alle parole di lunablu. Nuovamente grazie.

  • mi unisco a Nicola, a quel che avete detto questi giorni anche di Celestini che in qualche modo ha partecipato al progetto del dvd di Simone… io ho potuto solamente leggere il libro. A teatro non ho potuto, spero che avendo messo in dvd dopo diverso tempo molti suoi progetti teatrali chissa’ se il nostro Simo gli strizzera’ l’occhio per mettere al pubblico anche LA PECORA NERA recitata? Io non so cosa darei… Ho letto il libro ed ho riso e pianto in un modo cosi’ alternato da non saper dire se ero ubriaca o meno, ma mi sentivo viva e fortunata di essere nata in un’altro periodo storico.

  • Ciao a tutti per la mia tesi volevo parlare del passaggio dell assistenza infermieristica dal manicomio a oggi,qualcuno può darmi un idea,su materiale,libri ecc ecc che mi possono essere utili per documentarmi?GRAZIE MILLE

  • grazie simone da uno che con i “matti” ci lavora,sono appena tornato da un soggiorno al mare con loro e aiuta a crescere anche a quasi 40 anni.
    dove posso trovare il tuo dvd che nei vari negozi che ho girato ho trovato solo il cd peraltro splendido?
    e ci sta qualche speranza di trovare il libro “corrispondenza negata.epistolario dalla nave dei folli”?
    ciao,aspetto notizie.

  • Ma come si fa…. Come si ha il coraggio di nascodere delle lettere di aiuto forse con degli usi grammaticali scorretti ma il contenuto è molto triste perchè lì se ti andava bene rimanevi in camera con le catene e pane e acqua peggio di un carcerato.. Se ti andava male invece andavi nella sedia elettrica nelll’elettroschock….. Poche persone infatti sono sopravvisute ma le loro parole le loro disperazioni sentendoli non possiamo capirle per quanto ci sforziamo… Forze io si non è per vantarmi ma ho fatto molti sogni dove mi mettevano nella sedia elettrica e non riesco neanche a parlare neanche a dire: aiuto! Ma questo è ben poco di quello che si prova certo tu Simone li hai visti li hai sentiti parlare confidare ma nessuno io,voi nemmeno tu Simone puoi capire quello che si prova… Questo non è un rimprovero per me per voi o per te Simone ma la verità è questa nessuno li può capire….Ma è stato solo Simone a prestarsi a visitarli è questa è una cosa da lodare

  • Ciao a tutti anchio come voi ammiro immensamente simone e sono “affascinata” da quello che la mente umana può creare, ma sono anche inorridita da quello che le “persone” possono fare ai propri simili con la scusa di curarli. Ritengo che nel libro “Corrispondenza negata. Epistolario della nave dei folli” la censura sia stata doppia, quelle lettere sono state occultate ai loro legittimi destinatari e che il libro non abbia avuto ritampe. LE LETTERE SONO STATE CENSURATE 2 VOLTE dimostra che la “questione” non aveva il minimo peso.
    In ogni caso ho scoperto che (non posso dare la certezza che il libro sia lo stesso, ma prego che sia così per dare giustizia) che nel Gennaio 2008 Editori Del Cerro pubblicherà un libro di 400p. col titolo “Corrispondenza negata. Epistolario della nave dei folli”. Speriamo sia propio il libro che tutti noi stiamo così disperatamente cercando.

  • Ciao Simone, mi chiamo Elena ed ho 21 anni. La mia nonna materna è stata vittima del manicomio di Imola e di Castel Bolognese negli anni 70.Ha subito ben tre elettroshock ed è morta all’età di 42 anni. Mia madre purtroppo, soffre spesso di depressione e nonstante ciò, io non riuscirei mai a rinchiuderla in un dipartimento di salute mentale. Conosco la psicologia e so come applicarla, e ti dirò, non è facendoli sentire estranei o diversi il modo di aiutarli; bisogna renderli protagonisti di una vita reale, bella o brutta che sia. Un abbraccio. Elena

  • Scrivo e recito monologhi per il teatro sociale. Dopo il tema dell’usura , della violenza e dell’infanzia negata, eccomi a studiare manicomi e 180.
    la storia che sto scrivendo è interessante ma mi piacerebbe ricevere qualche testimonianza, il racconto di chi è stato a contatto anche indirettamente in quei luoghi dell’orrore. Non so, un parente, un amico, nelle lettere trovate al S.Girolamo spunti per costruire una storie ce ne sono ma ho proprio l’esigenza di saperne di più.

  • Un mio prozio morì al manicomio di Volterra negli anni quaranta, aveva poco più di quarant’anni; di lui non si sa quasi nulla, anche il certificato di morte è irreperibile, perché la residenza degli internati veniva trasferita nella struttura psichiatrica dove trascorrevano l’esistenza. Avrei bisogno di ritrovare la sua cartella per questioni di famiglia ma anche e soprattutto umane: lo sento come un dovere nei confronti di un ‘dimenticato’, dal mondo prima di tutto ma in fondo anche dai suoi caro, Perché il vero dramma di queste persone era proprio questo: essere dei morti in vita. Di loro in famiglia si parlava come di defunti. Qualcuno di voi sa dove è stato trasferito l’archivio del S. Girolamo? Vi ringrazio fin d’ora.

    Roberta

  • informazione per chi sta cercando il libro: dovrebbe uscirne una nuova edizione nei prossimi giorni, per le Edizioni del Cerro.
    ciao
    eugenio

  • la sensibilità dovrebbe accumunarci tutti per non discriminare e abbandonare nessun essere umano: ognuno è in grado di “dare”; un “folle” probabilmente saprà darti qualke carezza in più e tutti i cosiddetti “normali” ovrebbero imparare a saper ascoltare e a dare qualke carezza in più……

  • ho letto il libro di cristicchi
    è un bel libro,fatto veramente bene,mi ha dato tanto e mi ha fatto capire molte cose che forse non sono chiare a miliardi di persone..
    le lettere sono tristissime e vorrei chiedere una preghiera per ogniuno di loro al quale nessuno mai ha dato una risposta a tutte quelle cattiverie gratuite che gli hanno inflitto senza motivo.
    moltissime di quelle persone erano sane di mente,altre la natura non gli ha dato molto,altre purtroppo non stavano bene,ma non era di certo quello il modo per aiutarle!

  • premetto che sono una studentessa di scienze del servizio sociale…e oggi ho finito di leggere per la seconda volta il libro di simone “centro di igiene mentale”…
    ilmio corso di laurea legge e affronta spesso anche il tema della salute mentale…quindi non era un argomento nuovo x me…ma le emozioni che ti regala il testo,le riflessioni che ti fa nascere dentro…beh qst è tutta un’altra storia…
    bravissimo!!!

  • Ciao Simone mia moglie ha lavorato nei primi quattro anni (infermiera) con coloro che erano rimasti(residui manicomiali)in un primo momento ero spaventato,poi ho conosciuto realtà a me sconosiute,ho letto molti libri (me li sono divorati),ho conosciuto persone che meritavano solo un po’ d’amore e quando ho visti il reparto Ferri ho avuto un tuffo al cuore,abbimo perduto nei meandri di chissa’ quali corridoi persone meravigliose,capaci di amare persone che dovevano essere solo amate di loro non rimane nulla solo qualche riga ed il vento nei corridoi dei vari ex manicomi,ciao maurizio

  • Salve, una domanda: è possibile ancora oggi poter visitare il manicomio di Volterra? Se sì a chi dobbiamo rivolgerci per andarvi? oppure basta andare?
    Mi interesserebbe tantissimo visitarlo una volta…spero qualcuno mi risponda.
    GRAZIE

  • Ciao io sto scrivendo un romanzo dove la protagonista è alla ricerca di una persona deceduta in un manicomio. Chi ha voglia di raccontarmi qualche testimonianza? ovviamente non su internet…datemi riferimenti e vi contatto. Grazie Simona Marabese

  • scusate la mia mail è simona.marabese@libero.it

  • ciao sono un ex infermiera di reparto pediatrico conosco i sopprusi che avvengono su persone deboli e innocenti e vorrei continuare almeno a parlarne affinchè la gente che dovrebbe amarli e tutelarli si faccia un esame di coscienza ai miei colleghi che sgarravano chiedevo sempre lo faresti se fosse un tuo caro?

  • ciao!io ho finito quasi un mese fa l’anno di servizio civile. Progetto Per non subire II dell’Ass1 triestina, nello specifico ho lavorato in una microarea.
    Sono entrato per la prima volta in contatto con il mondo della salute mentale lavorando con qualche utenza seguita dal dipartimento di salute mentale. il libro di simone mi ha fatto innamorare ancora di più di questo universo che è la malattia mentale. i matti sono punti di domanda senza frase. già, porterò sempre nel cuore il sorriso sincero degli amici “matti” con cui ho lavorato…

  • Ciao! I’m living in Vienna (Austria) My great grandfather Ercole Raspaldo died at the manicomio in Volterra in 1942! Since years I try to find out the truth what happened to him but I don’t know where I can get some information or who could help me to find out! My relatives in Italy don’t want to talk about it…..
    PLEASE HELP! mlinsbauer@gmx.at

  • ciao,lara,hai scritto nel 2oo7 ma spero comunque tu possa ancora dirmi dove posso vedere il documentario del tuo amico sul graffito di Nanetti(ex manicomio di Volterra).sai se su questo graffito è stato pubblicato qualche libro o altro?
    Grazie a te o a chi vorrà rispondermi.
    piera

  • ciao,ho un caro amico che ha recentemente saputo che il proprio padre è stato internato un paio d’anni nel manicomio di Volterra (negli anni ’42-’43 presumibilmente).Ora che il padre è morto vorrebbe tanto rimettere insieme la memoria. C’è qualcuno che puo’ darmi indicazioni utili a reperire le informazioni necessarie?
    Grazie.
    Piera
    pieradurante@gmail.com

  • Vorrei rimettere insieme o trovare qualcosa negli archivi di mio nonno internato nel 1940 e morto sempre a volterra nel manicomio il 29/10/1974. Aveva 4 figlie e la sua famiglia all’epoca fu smembrata e dal giorno del ricovero è sparito fino alla sua morte avvenuta nel 1974. Io sua nipote vorrei ricostruire la sua esistenza o almeno avere notizie del mio nonno.

  • Ciao Simonetta, puoi avere informazioni su chi chiedere, tramite il sito http://www.esplorazioniurbane.it/ . chiedi di Claudio Grandoli, magari può darti una mano. Altrimenti Paola Giovannetti, che lavoro proprio nell’archivio dell’ex manicomio, dove sono i faldoni con tutte le cartelle cliniche
    in bocca al lupo- simone

  • ciao,simone il mio primo ricovero in un reparto di psy è stato a 18 anni ora ne ho 50 di ricoveri ne ho fatti diversi ma sono sempre tornata in famiglia il massimo che stavo era di un mese ma io lì stavo relativammente bene.gli infermieri uomini e donne erano gentili ma severi quando dovevano fare il loro dovere di somministrare le medicine e altri compiti gravosi.non ho mai visto persone insane di mente ma soltanto con dei difetti caratteriali.quello che mi dispiace è che a volte le incontro per strada e li vedo assuefatti dagli psicofarmaci,non riescono più a farne a meno.io come tante altre persone mi dimentico di loro anche perché se io non sono un parente non sono autorizzata ad entrare ed uscire come e quando voglio è una brutta sensazione la mancanza della libertà.alcuni degenti che non hanno la famiglia che li segue e li sopporta vengono ricoverati in strutture dette case famiglia,ne ho vista una con le sbarre alle finestre che se per disgrazia prendesse fuoco non si salva nessuno.circondata da cancelli sempre chiusi a chiave sembra una prigione per gente che non merita questo trattamento.ho appena imparato a scrivere sulla tastiera e mi sono iscitta sui social autonomamente mio marito mi ha dato solo qualche suggerimento.se potessi fare qualcosa per loro lo farei volentieri ma ho paura di essere nuovamente ricoverata perché ormai sono stata marchiata come invalida psicofisica e ho solo il diritto di voto ma non di protesta.se posso vengo a sentirti a verres a luglio.

  • Gentile Simone, grazie per quello che fai.Desidero porti ina domanda: scrivendo all’ospedale di Volterra potrei avere copia della cartella clinica di una mia prozia ? Ci terrei moltissimo, anche
    perché, oltre al rapporto affettivo, anche se non l’ho mai conosciuta, sono un medico,e vorrei scrivere qualcosa su di lei, che purtroppo ha vissuto per molti anni dentro. Sarei grata di avere un tuo consiglio, un abbraccio Adelita

  • Abbiamo saputo da poco che una zio di mio padre fu ricoverato all’ospedale di Volterra dal 1935 fino alla sua morte. Come possiamo avere notizie e magari copia della cartella clinica?

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