Archive for February 24th, 2007

Un testo… “tattile”

PS - Le date dei settimanali sono “future”, già.

Aggiornamento:
a grande richiesta (una singola persona) il giornalista in questione vince a parimerito il Premio Rufus 2007 “Ma che stai a dì?!”, ovviamente per la frase “un Tiziano Ferro di rottura“.

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Quale “camera con vista”, nel 2007?

Sanremo1

[mms inviato 1 anno fa]

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Il resto, si immagina


[”foto-cell” inviata da Sibilla]

Mi si potrebbe bonariamente rimproverare di non aver portato con me né una macchina fotografica, né una videocamera. Già. A quel punto avrei potuto condividere qui le immagini o parte del filmato del magnifico concerto di domenica scorsa, a Roma. Ma la critica (autocritica, in realtà) non sarebbe molto giustificata.

La ragione è semplice: le immagini non servirebbero a far capire quanto bello sia stato quel concerto di Simone Cristicchi. La scrittura, invece, permette di immaginare meglio quello che è stato, molto più di qualsiasi immagine, in movimento o no. Dico questo perché il primo sforzo creativo che vorrei chiedere è quello di pensarvi ora lì, in quel locale ed a quell’ora. Solo così è forse possibile avvicinarsi a ciò che è stato. Ecco quindi alcune delle foto scattate dai miei occhi.

Entriamo nel locale con largo anticipo e ci accertiamo subito del buon fine della prenotazione del tavolo. Di quel tavolo. Quello che pochi sanno è che non è un tavolo qualsiasi. E’ sempre stato quello, non altri. Mi viene in mente quando (circa 4 anni fa se non sbaglio) Simone si esibì per la prima volta al The Place. Ricordo che già si notava come cresceva a vista d’occhio (e d’orecchio) la maturità artistica di Simone. C’era anche Renzo Arbore quel giorno, seduto in uno dei tavolini che ora non esistono più, sulla sinistra guardando il palco. Oggi sono cambiate molte cose nell’arredamento del locale, ma quel tavolo no: è sempre lì, al suo solito posto.

Ci facciamo indicare dove sono i “camerini” per andare a salutare Simone prima dello spettacolo. E’ la prima volta che scendo quelle scale rosse, o almeno non mi ricordo di averlo fatto altre volte. Nella stanza si mangia e si beve, e ci rendiamo conto solo in quel momento di essere davvero arrivati in anticipo. Inutile dire che è impossibile non riconoscere a chi possa appartenere quel cespuglio di capelli là in fondo, sulla destra.

Il tempo dei saluti e degli abbracci, delle intese veloci con sguardi che comunicano molto più di tutto il resto. E’ felice Simone di vederci e passa solo qualche secondo prima che mi dica: “devo farti vedere una cosa”. Io sorrido ed annuisco. Forse senza saperlo fingo di non aver capito. Più probabilmente non ho capito affatto ma fingo ugualmente di aver capito. Comunque sì, si tratta del suo libro “Centro di Igiene Mentale”.

Lo sfoglio curioso mentre lui mi indica questa e quest’altra cosa. Sorrido. Mi dimentico che quella è l’unica copia che ha e commetto una piccola gaffe: “Questa volta però me lo devi autografare!”. Ehm… ok, sì me lo aveva detto. E’ la sua unica copia. Fa lo stesso. Anzi, meglio: ne comprerò una copia appena possibile, come ho fatto per i Cd ed i Singoli. Non solo per scaramanzia, ma con grandissimo piacere. Come sempre.

[Max]

[Continua? No, mi spiace: è un’opera incompiuta, questa]

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