“Mi chiamo Antonio e sono matto”

E insomma c’è roba forte nei testi di quello che, a una prima superficiale disamina, pareva profilarsi come il Sanremo delle famiglie e del ritorno al classico. Invece: «Mi chiamo Antonio e sono matto» dice Simone Cristicchi, ed è subito «angeli legati ad un termosifone», «puzza di piscio e segatura», «cartelle cliniche stipate negli archivi», malati mentali come «migliaia di astronavi che non tornano alla base» (bello) e «pupazzi stesi ad asciugare al sole».

[da lastampa.it]

PS – Quell’enigma si è risolto prima del previsto…

  • Ho un amico che ROMPE dicendo “M chiamo ANTONIO!”. Infatti si chiama Antonio! -.-”

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