“Pure io me so’ dato buca”
Nel suo discorrere, il tempo del fraseggio è perfetto, con un leggero tremolio che rende la sua espressione vocale ancora più commovente. Di Cristicchi, infatti, oltre al talento nel mettere insieme e rappresentare queste storie di matti e manicomi, resta impressa l’umanità della visione, quel particolare sentimento che si posa su vite strampalate e vicende fuori dall’ordinario, come la storia di quel matto che si sente così solo da chiamarsi alla segreteria telefonica per darsi un appuntamento a cui non andrà mai («So’ ccosì solo che pure io me so’ dato “buca”»); oppure buffe o dolcissime come quella di Angelo, il custode di un museo che s’innamora di una statua e la ributta nel mare da cui è stata ripescata.
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Add comment February 3rd, 2007