Ad Asti, io c’ero!
Ad Asti, io c’ero!
Era il 2 maggio nella mia città, in quel teatro che, come tutti i grandi amori, si è fatto attendere per anni ma che da quella sera custodisce pensieri, parole, note che sono ancora lì, a distanza di mesi, a rincorrersi tra il sipario, le assi del palco, le quinte e le poltroncine rosse. Siamo ad Asti a ricordare Fabrizio e siamo in tanti. I visi in platea sono come tanti pezzi di un puzzle che si incastrano perfettamente l’uno con l’altro; c’è chi con la sua poesia è cresciuto ed è diventato quello che è oggi e glielo leggi negli occhi, c’è il ragazzo che ha saputo fare sue parole lontane nel tempo ma vicine nell’anima.
La magia del sipario che si apre è stavolta come sfogliare la prima pagina di un libro che racconta storie di contraddizioni, passioni e sconfitte e dà voce ai mille volti della sofferenza. Gli “ultimi”, i “dimenticati” raccontava “Bicio” (il nomignolo astigiano di Fabrizio) così come sono i personaggi del C.I.M.; lo sono Margherita, Giovannino con le loro storie di “matti”, di diversi per la maggior parte della gente, ma in fondo diversi da cosa? Dimenticati in un limbo chiamato pazzia ma che da quel limbo “vedono” la realtà con più limpidezza di tutti, la limpidezza dell’assenza di ipocrisia e falsità.
Il prezioso assaggio del C.I.M. che Simone ci regala provoca, in chi non si aspettava forse da lui una tale poesia e una tale profondità, un silenzio tangibile, che quasi potevi toccare e vedere. Sono pezzi di vita di un “amico fragile” quelli che racconta Simone, con dolori pesanti sulle spalle e nel cuore ma senza la vergogna che il mondo dei “normali” vorrebbe attaccargli addosso per spingerli ancora più giù.
“La domenica delle Salme” è il suo omaggio e il suo ringraziamento a Fabrizio, alla sua vita e a quell’essere sempre e coerentemente in direzione ostinata e contraria. Tutto questo, ma in fondo molto altro di più, è stato Asti, 2 maggio, Tributo a Fabrizio De Andrè.
Vale
