Cristicchi Blog

A Codevilla, io c’ero! (3)

Archiviato in: Io c'ero! — Max 25 Aprile 2006 @ 0:02

Torino, una settimana prima del concerto.

“A che ora facciamo, Pautax?” “A che ora è il concerto?” “Alle 23…ma forse ci troviamo una mezz’oretta prima con gli altri del blog” “Allora direi che vi passo a prendere alle otto” “Ma la «Via Michelin» sostiene non ci si impieghi più di un ora e mezza!” “Melius abundare quam deficere.” “Il solito esagerato!”

Slacciati

Cap.1 - Del viaggio a Codevilla
ovvero: Pautax ha sempre ragione

Partiamo alle 20:10: traffico intenso… tutto sommato bene fino a Voghera: un’ora e tre quarti, un tempo quasi dignitoso. Poi un delirio di rotonde e cartelli ambigui, auto che procedono dubbiose come la nostra nelle brume della brughiera vogherese (vogherese?ma si dice così?)… disperati, aggirandoci nel parcheggio del Multi Sala Medusa chiediamo a un giovanotto - forse figlio della proverbiale Casalinga -, il quale ci indica la Via :“…e poi, quando nel Buio vedrete la Luce (rosa), siete arrivati al Thunder Road”. Arriviamo all’alba delle 22 e 30. Prima di ottenere un lascia passare da parte di un parcheggiatore dalla muscolatura non propriamente rassicurante (a meno di non averlo come guardia del corpo…), individuiamo un gruppetto di individui manifestamente “Slacciati”: previo squillo di verifica ci appropinquiamo verso i nostri simili.

Cap.2 - Meeting Slacciato

Ci si presenta, si fraternizza: siamo arrivati un po’ dai quattro angoli del nordovest. Esce a salutarci il simpatico Andrea Rosatelli, che va a chiamare Simone: ecco apparire il Nostro, in un elegante completo marrone, quasi stupito di trovarci lì ad aspettarlo. Gentilissimo: stringe la mano a tutti, facciamo quattro chiacchere; poi deve rientrare.

E noi siamo sempre più incuriositi.

Penetriamo nelle viscere del Thunder Road, un enorme capannone in mezzo ai campi (purtroppo appena concimati…). Visto che è un locale-discoteca-bar-paninoteca-pizzeria (se ho dimenticato qualche attributo siete pregati di segnalarlo), ne approfittiamo; chi mangia , chi beve: ci scappa un “Brindisi slacciato”!… All’ora del concerto, ci avviciniamo al palco, presidiato da un inferriata per contenere evidentemente “l’Impeto della Folla”: pochi ma buoni, armatici di seggiole e sgabelli (ma c’è chi ha preferito il pavimento, mettendo a rischio la salute sua e dei suoi vestiti) ci stringiamo attorno al palco creando un’atmosfera da lezione di catechismo (che ha fatto da sfondo perfetto a “Bastonaci” e “La bugia più grande della storia” :P). Ad un certo punto, fattasi silenziosa la sala, arrivano “Gli Scariolanti”.

Cap.3 - Che spettacolo!

Beh, che dire…Magnifico. Oltre ogni aspettativa. Un melange perfetto ed equilibrato di monologhi e musica…di divertimento sfrenato (si è riso, si è riso tanto: basti citare il “ballo di gruppo” su Ombrelloni…e chi ha orecchie per intendere intenda :p ) e momenti toccanti. Simone ha la rara capacità far sue le cose e trasfigurarle: accanto alle sue canzoni, che sorprendono sempre per l’incredibile varietà (e devo dire che ha cantato le mie preferite :p), ci ha emozionato con un omaggio al signor G, eseguendo una dolcissima versione di “Non insegnate ai bambini” ed ha reso ancora più poetico e vero il De Gregori de “I matti”. Poi Endrigo, dell’opera del quale confesso la pressoché completa ignoranza – non sapevo neppure dell’esistenza di “Via Broletto 34”- e che tramite Simone mi stupisce ogni volta di più. Lo stesso Simone mi stupisce ogni volta di più. Istrionico, irriverente a tratti, a tratti malinconico: raffinatissimo creatore di emozioni palpabili che, nascendo sommesse come una nebbia sul far della notte, finiscono col permearti tutto, entrandoti nelle ossa.

Vero divertimento, vera emozione, vera partecipazione. E non dimentichiamo gli eccezionali Olen Cesari, Davide Aru, Andrea Rosatelli, che partecipano della sua genialità favorendone l’espressione nella maniera più efficace.

Cap.4 - Post Concerto e conclusione

Allontanatisi gli Scariolanti, rimane una gran voglia di esprimere la propria ammirazione in prima persona, ma circostanze avverse (leggi: automedonte provato dal lungo viaggio e dall’ora tarda e sorellina in procinto di essere interrogata di greco da lì a sei ore che scalpitano) tramano contro di me. Raccomandando agli slacciati compagni di ventura di trasmettere a Simone e a tutti i suoi i miei complimenti più sinceri mi allontano a malincuore… ma mi richiamano indietro: Simone è uscito dai camerini! Torno a salutarlo: e conferma essere una persona squisita, VERA, senza arie di superiorità (nonostante possa permettersele :P). Gli esprimo il mio entusiasmo e la mia stima e scappo, prima che Pautax decida di trasformare l’auto in una zucca per ripicca.

Torniamo a casa col sorriso.
Che dire? Ne è valsa davvero la pena.

Francesca Glau

Ovunque Fabbricante (di CriCloe)

Archiviato in: Ovunque Fabbricante — Max @ 0:01

CriCloe

Cristina Cloe ha inviato la sua foto per il concorso Ovunque Fabbricante.

“La Voce… di Simone”

A presto! Ciao!
Cristina Cloe

A Codevilla, io c’ero! (2)

Archiviato in: Io c'ero! — Max 24 Aprile 2006 @ 14:49

Codevilla

Codevilla!!!

Missione: radunare un manipolo di “slacciati” entro le 22:00 e documentarne l’incontro con Simone prima del concerto nonché il concerto stesso… Parto tardi, troppo tardi rispetto alla mia tabella di marcia ideale, perché all’ultimo momento mio padre ha deciso di accompagnarmi. Ancora non so se xché non si fida di farmi ritornare in piena notte da sola o xché l’ho davvero incuriosito riguardo a Simone ed alla sua musica, fatto stà che siamo ancora x strada quando arrivano i primi messaggi e le prime chiamate del resto della combriccola.

Tra un appello via sms ed un servizio di navigatore in linea (telefonica) c’è già chi è arrivato a destinazione ed aspetta ansiosamente di poter conoscere/riconoscere qualcun altro di noi… Ci siamo, ci siamo, ci
siamo tutti! Tutti tranne Elena, che è incocciata in una febbre bastarda ed ha dovuto dare forfait! Cominciano le presentazioni, le foto, le battute, i saluti con Andrea (sembra strano vederlo “slacciato” dal suo basso) e, finalmente, con Simone!

Simone esce dal locale, ci guarda un po’ spaesato: “ma siete voi?” dice… essì che siamo noi, Simò, siamo un manipolo di menti in sincrono con gli altri e fuori sincrono con se stessi, siamo quelli che trovano grandioso fare foto e scambiare 2 parole con te e tra noi, siamo quelli che “ma l’avete chiamato il Max?”, siamo quelli che ti hanno scambiato x la trasmissione “canzoni dediche e richieste”, siamo quelli che arrossiscono quando ricevono un complimento, sopratutto se arriva da te, siamo quelli… siamo quelli che ti hanno fatto interrompere la cena, mannaggiaannòi! Torna dentro, Simò, e finisci pure di mangiare, mentre noi siamo quelli che aspettano, che ancora non entrano, perché forse ci piace prolungare l’attesa, il momento di condivisione che si è creato tra volti a cui appiccicare un nick.

Già, forse è per questo che restiamo fuori, tra l’ingresso del locale e quello del parcheggio, anche quando hanno aperto i “cancelli” e gli altri spettatori si rifugiano al calduccio… Ma poi entriamo, eccome se entriamo, e dopo un rapido sopralluogo alla zona-concerto decidiamo di okkupare una fila di tavolini x bere&mangiare qualcosina… magari una pizza cartonata, qualche patatina plasticata, un panino al metro… nel senso che è lungo e sottile come un metro a nastro… Facciamo in tempo a svelarci un pochino verso gli altri (qualcuno ha scoperto la mia passione x il wrestling, ehehe), a smontare un pezzo di tavolino ed a capire il trucco dei gestori x tenere il pubblico pagante al proprio posto (strati di materia appiccicosiccia sia sui tavoli che sul pavimento) prima di deciderci ad avvicinarci al palco, trascinare spudoratamente le sedie già preparate ai lati e metterle fronte transenna (tranne la sottoscritta che si stravacca tranquillamente x terra) e siamo pronti: teniamo a bada l’attesa mentre già, personalmente, sono felicissima di come si stia sviluppando la serata!

Tutto sta andando bene, son riuscita a fare quel che dovevo fare… Cavolo, mi son sentita importante con l’incarico di “palo fisso”, non posso negarlo. Comincia lo spettacolo… ragazzi, che dire? E’ Simone. Punto. E’ perdersi tra corridoi che sai di conoscere xchè, se anche qualcuno non li ha mai percorsi, non puoi non vederli nelle sue parole…

Tu sei lì, davanti ad un palco, ma nn ci sei fino in fondo: stai viaggiando con i suoi personaggi, con i colori ed i suoni, con i tuoi ricordi ed i pensieri… Ognuno aspetta il brano preferito x decollare, ed allora vedi le “studentesse universitarie” con i loro libri sottobraccio, ed io, che l’università nn l’ho mai fatta, decollo cmq con quella canzone xché i brandelli di Sicilia che vi sono racchiusi sono quelli del paese di mia madre, lì in provincia di Messina, e non posso ascoltare quella canzone senza aprire il baule delle mie vacanze da bambina, tra fichi d’india sulla strada che sale alla Madonna del Tindari…

Ma si prende il volo con tutto, diciamocelo, xché ogni “slacciato” allaccia ricordi, sogni, pensieri a ciò che Simone racconta, a ciò che prende vita sul palco grazie a lui… poi quando arrivano parole di De Gregori o di Endrigo, già conosciute ma quasi nuove se interpretate da Simone, sbircio mio padre seduto un po’ in disparte e sorrido nel vederlo rapito, come me, come noi… Altra tacca di felicità, il sapere che il mio papà sta condividendo e capendo le mie emozioni…

Applausi a scena aperta, alla fine… anche da quelli che, all’inizio, erano x i fatti loro in fondo al locale, palesemente lì x altro ma coinvolti comunque da questo mix di simpatia e sensibilità che sgorga dalle casse… E come non citare un Simone, richiamato sul palco dal camerino, che si presenta a ringraziare con la sigaretta accesa in mano e non si sa se quel gesto era un bacio, mandato a chi stava lì sotto, od un tentativo di fumare prima che la sigaretta si fumasse da sola?

E come non citare il fatto che, finito tutto, si rimanga lì a ballare, a parlare, in evidente attesa di “qualcos’altro” che, per forza, doveva succedere? Ed è successo, quando prima uno, poi un’altro, poi tutti quanti danno il loro saluto, la loro buonanotte a Simone, tra retro-palco e camerino. Un altro bel momento x chi è riuscito a dirgli ciò che voleva dirgli, x chi è riuscito a sentire ciò che si è sentito dire, x chi…
x tutti, credo, senza tema di smentita.

Ragazzi, mi fermo qui e tiro le somme della serata, xché sinceramente ho troppe cose in testa x metterle qui bene in fila… e poi, penso che sia + giusto lasciare ad ognuno il proprio ricordo della serata senza inquinarlo troppo con il mio… ma l’ultima cosa voglio dirla: grazie a tutti x la magnifica serata che mi avete regalato. E’ proprio da rifare, l’esperimento, e sarebbe bello farlo in ogni zona toccata dal tour e dal blog…

Lohana

A Codevilla, io c’ero!

Archiviato in: Io c'ero! — Max @ 0:04

Codevilla, C.I.M. - 21 aprile 2006

Questa volta ci troviamo in quel di Pavia alla ricerca del fantomatico Thunder Road di Codevilla. Ci perdiamo due volte tra buie rotonde e cartelli poco conosciuti. Decidiamo dunque di imboccare quel lungo stradone, praticamente deserto… Sono quasi le 22 e all’appuntamento ci aspettano gli Slacciati del Forum… ed ecco che all’improvviso una grande insegna luminosa rosa illumina il buio dello stradone… Thunder Road… ci siamo!!!

La serata è davvero ENTUSIASMANTE… Memori di Vercelli già ci pregustiamo uno spettacolo che non si dimentica, ma questa volta Simone supera se stesso e riesce ancora una volta a stupirci regalandoci uno spettacolo a tutto tondo. Inizia con i suoi monologhi dedicati al CIM che catturano immediatamente i presenti, in un silenzio attento e partecipe, ma la sorpresa è un’interpretazione coinvolgente e ricca di suggestioni visive. Lo spettacolo si fa teatrale, le canzoni prendono vita e davvero vediamo davanti a noi, al di là di quel cancello verde scuro, il Professore, Gerardo, Giovannino e una deliziosa poetica Margherita che cammina sull’erba bagnata.

Con grande classe e grande intelligenza Simone riesce anche a convincere un gruppetto di ragazzotti scettici e inizialmente borbottanti… “tu non accontentarti di restare in superficie ma scava nel profondo, oltre la radice e le apparenze ” ed anche in questo caso “Che bella gente” si rivela più appropriata che mai.

Stempera poi con una spassosissima parodia di “Ombrelloni” che vede un Simone scanzonato ed ironico che si scatena in una divertente invettiva alle canzonette imperanti nelle grandi radio nazionali. Splendida l’interpretazione mimica e vocale che ne fa de “I matti” e de “L’Autistico“. Per quest’ultima è complice un violinista che s’improvvisa attore e si aggira curvo sul palco. Emozionante ancora più dei solito è poi “Angelo custode“, in un’atmosfera di luci completamente blu abbiamo, per un attimo, l’impressione di essere anche noi “in fondo al mare”.

Ed anche questa volta,

GRAZIE SIMONE!!!

Per vedere il tuo spettacolo vale davvero la pena di macinare chilometri!!! È un’esperienza che non si dimentica…!

A presto!
Cristina CloeDemetra e Matteo (genuensi)

La gloria è vana

Archiviato in: Fabrizio De Andrè — Max @ 0:03

Pace Preventiva

La ballata dell’eroe

Era partito per fare la guerra
per dare il suo aiuto alla sua terra
gli avevano dato le mostrine e le stelle
e il consiglio di vender cara la pelle

e quando gli dissero di andare avanti
troppo lontano si spinsero a cercare la verità
ora che è morto la patria si gloria
d’un altro eroe alla memoria

era partito per fare la guerra
per dare il suo aiuto alla sua terra
gli avevano dato le mostrine e le stelle
e il consiglio di vender cara la pelle

ma lei che lo amava aspettava il ritorno
d’un soldato vivo, d’un eroe morto che ne farà
se accanto nel letto le è rimasta la gloria
d’una medaglia alla memoria.

[Fabrizio De Andrè, 1966]

PS - Ad Asti, il prossimo 2 maggio, Tributo a Faber.

Il personaggio di Cristina e Matteo

Archiviato in: Personaggio in scena — Max @ 0:02

QUEI GRADINI CHE PORTANO AL CIELO…

Ieri ho conosciuto Giacomo. Vive da ormai sette anni in questo Centro, che è diventato la sua famiglia. Giacomo ti accoglie con un gran sorriso , da bambino entusiasta del mondo, lui che di anni ne ha più di quaranta… E subito mi porta a vedere la sua collezione di cannucce colorate..e batte le mani per la gioia e mi accorgo che ride con tutta l’anima.. Lui fermo non ci sa stare, sorride, ride, applaude, pesta i piedi come a non poter contenere un entusiasmo così grande.. Giacomo vive tra queste mura di un verde pistacchio, il gelato che gli piace tanto. Incontra i suoi amici nei corridoi e li abbraccia con un affetto sincero.

Usciamo in cortile, fuori c’è un po’ di sole che scalda questa strana giornata… e, improvvisamente, lo sguardo di Giacomo si illumina e a gran voce grida: “UNA SCALA, UNA SCALA! C’E’ UNA SCALA!!!”. A Giacomo piacciono enormemente le scale. Appena ne vede una esplode in un entusiasmo incontenibile e il mondo per lui è tutto lì… nella meraviglia di quei gradini che portano al cielo…

[di Cristina cloedemetra e Matteo]

Ieri: Catania DeeJay Tour

Archiviato in: FOTO, fotofan — Max 23 Aprile 2006 @ 19:28

[foto tratte (e poi rielaborate) dal blog di Magilla]

Il personaggio di Manila

Archiviato in: Personaggio in scena — Max @ 0:01

Andavo a trovare mia madre nell’istituto di cura e di pomeriggio lo incrociavo sempre. Passeggiava su e giù per il chiosco parlando ad un invisibile interlocutore che mai rispondeva. Alto, capelli bianchi lunghi, sempre impeccabilmente con un abito da sera.

Spesso lo incontravo anche fuori dall’istituto di mattina, ed una volta stava aiutando una signora ad attraversare la strada, raccontandole che sarebbe dovuto andare a Lecce a casa del suo amico conte per i festeggiamenti con il Re. All’interlocutore invisibile raccontava sempre di nobiltà sparite, di storie di passati troppo remoti per essere suoi, di corti e cortigiane, degli abiti delle dame e di mobili antichi decorati. Quando tagliavo in due il chiosco per salire le scale per il primo piano, rallentavo sempre un po’ il passo ed attendevo che mi giungesse la voce irritata del gentiluomo, sempre critico ma comprensivo con “quei poveri nobili”.

Un pomeriggio però nel chiosco non c’era. Rallentai il passo fino a fermarmi per aspettare che facesse la sua comparsa, ma vi era solo silenzio. Così, quando mi congedai dalla mia visita, chiesi ad un’infermiera dove fosse l’uomo in abito da sera. “Lì” - mi disse indicandomi il grande balcone che dava sulla piazza.
L’uomo era vestito elegantissimo. Un frac scuro ed un bastone in mano, i capelli pettinati in maniera perfetta.

“Cosa fa?” chiesi.
“Sta aspettando la carrozza perché stasera si sposa Luigi XIV”.

[di Manila]

Certo che passa il tempo…

Archiviato in: SenzaLacci, Varie&Curiosità — admin 22 Aprile 2006 @ 16:46

Il 19 maggio del 2005 dopo uno scambio di sms tra me e Max nasceva questo blog.
Un blog piccolo e senza lacci, che in questo anno è cresciuto tantissimo, aggregando i fan e gli amici di Simone.
In occasione del primo compleanno del Cristicchiblog è doveroso darsi a degni festeggiamenti.
State all’erta…

Il personaggio di Penzogi

Archiviato in: Personaggio in scena — Max @ 0:01

“Chi è senza peccato scagli la prima pietra” urlò.

Il primo oggetto a colpirlo fu un piano ben congegnato che qualcuno aveva scordato, poi un candelabro con quattro candele rosse, quindi un guanto di sfida, un vaso di pandora contenente un pandoro, un solleone africano, un’ora di punta, un portachiavi appeso ad una porta, un tubo per scappare, un sottopiatto sottovuoto, un coltello affiliato, un interruttore per discorsi noiosi, un vicino lanciato da lontano, uno scaldasalotto, uno scaldabagno, un tappo svitato, un cassetto pesante un chilo contenente ritagli di giornale, un pacco di giornali senza ritagli, l’idea di tutto un programma, la ruota di scorta dell’auto della scorta, un settimanale esclusa la domenica, un argano di chiesa, un centrotavola per tavola pitagorica, un libro con tutte le soluzioni, un orologio da parete di terzo grado, una pentola sotto pressione, una diplomatica con crema pasticcera e console al seguito, un bambino con tutta l’acqua sporca, un albero genealogico, una bottiglietta di latte detergente intero, una ciabatta con tre ingressi ed una uscita, un bottone da attaccare, una corda tagliata da un fuggitivo, un tappetino e un volante di un’auto mobile ferma, un tappeto volante, una lavanderia manuale a gettone di presenza, una stella caduta fuori tempo massimo, le spine di una rosa, uno scacco folle d’amore, una mezza misura, un mobile fermo, un filo da torcere, un incrociat’ore puntuale come un orologio svizzero, un gallo che canta a Sanremo, una biglia a forma di dado, uno scaccia vite, un colabrodo ma non solo, un peso dallo stomaco, una con chiglia di una nave, un vaso da giorno, l’icona di un cono molto freddo, una cartolina da quel paese, un viados alberatos, uno spaghetto da paura, una finestra sul cortile, un acchiappatoio, una slavina proveniente dalla Slovenia, una bella figurina, una focaccia buona come il pane, un quadro della situazione con relativa cornice, un abbonamento ai trequarti con foto anonima, un sottomarino corrotto, una scala discendente, una millefoglie con tutto il raccoglitore, un semaforo rosso di vergogna, un bicchiere mezzo pieno ed uno mezzo vuoto, una gelida manina, un manuale automatico, un autolavaggio per moto, una vacca sacra, una mucca profana, una scala immobile, novemilaquattrocentotrentasei granelli dell’ingranaggio, un carro pieno di attrezzi, un oggetto selezionato, uno scuroveggente, un trinocolo per vedere molto lontano, un pinco pallino, un bidone che aspira a tutto, una battuta scontata, un tricolore monocromo, una copertina illustrata matrimoniale, un gratta e vinci e scappa, un tritasassolini nella scarpa, una chiave di una volta, un fiore all’occhiello, un gatto nero delle nevi, un passino per montagne, un disco volante famoso, un cartone immobile, un flauto di traverso, una pagina piena di note stonate, un orso bipolare, un lampione da tavolo, un cavaliere azzurro, un calvados stempiato. “Chi è senza peccato scagli la prima pietra” urlò.

Gli hanno lanciato di tutto, tranne pietre.

[di Penzogi]

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