A Codevilla, io c’ero! (2)
Codevilla!!!
Missione: radunare un manipolo di “slacciati” entro le 22:00 e documentarne l’incontro con Simone prima del concerto nonché il concerto stesso… Parto tardi, troppo tardi rispetto alla mia tabella di marcia ideale, perché all’ultimo momento mio padre ha deciso di accompagnarmi. Ancora non so se xché non si fida di farmi ritornare in piena notte da sola o xché l’ho davvero incuriosito riguardo a Simone ed alla sua musica, fatto stà che siamo ancora x strada quando arrivano i primi messaggi e le prime chiamate del resto della combriccola.
Tra un appello via sms ed un servizio di navigatore in linea (telefonica) c’è già chi è arrivato a destinazione ed aspetta ansiosamente di poter conoscere/riconoscere qualcun altro di noi… Ci siamo, ci siamo, ci
siamo tutti! Tutti tranne Elena, che è incocciata in una febbre bastarda ed ha dovuto dare forfait! Cominciano le presentazioni, le foto, le battute, i saluti con Andrea (sembra strano vederlo “slacciato” dal suo basso) e, finalmente, con Simone!
Simone esce dal locale, ci guarda un po’ spaesato: “ma siete voi?” dice… essì che siamo noi, Simò, siamo un manipolo di menti in sincrono con gli altri e fuori sincrono con se stessi, siamo quelli che trovano grandioso fare foto e scambiare 2 parole con te e tra noi, siamo quelli che “ma l’avete chiamato il Max?”, siamo quelli che ti hanno scambiato x la trasmissione “canzoni dediche e richieste”, siamo quelli che arrossiscono quando ricevono un complimento, sopratutto se arriva da te, siamo quelli… siamo quelli che ti hanno fatto interrompere la cena, mannaggiaannòi! Torna dentro, Simò, e finisci pure di mangiare, mentre noi siamo quelli che aspettano, che ancora non entrano, perché forse ci piace prolungare l’attesa, il momento di condivisione che si è creato tra volti a cui appiccicare un nick.
Già, forse è per questo che restiamo fuori, tra l’ingresso del locale e quello del parcheggio, anche quando hanno aperto i “cancelli” e gli altri spettatori si rifugiano al calduccio… Ma poi entriamo, eccome se entriamo, e dopo un rapido sopralluogo alla zona-concerto decidiamo di okkupare una fila di tavolini x bere&mangiare qualcosina… magari una pizza cartonata, qualche patatina plasticata, un panino al metro… nel senso che è lungo e sottile come un metro a nastro… Facciamo in tempo a svelarci un pochino verso gli altri (qualcuno ha scoperto la mia passione x il wrestling, ehehe), a smontare un pezzo di tavolino ed a capire il trucco dei gestori x tenere il pubblico pagante al proprio posto (strati di materia appiccicosiccia sia sui tavoli che sul pavimento) prima di deciderci ad avvicinarci al palco, trascinare spudoratamente le sedie già preparate ai lati e metterle fronte transenna (tranne la sottoscritta che si stravacca tranquillamente x terra) e siamo pronti: teniamo a bada l’attesa mentre già, personalmente, sono felicissima di come si stia sviluppando la serata!
Tutto sta andando bene, son riuscita a fare quel che dovevo fare… Cavolo, mi son sentita importante con l’incarico di “palo fisso”, non posso negarlo. Comincia lo spettacolo… ragazzi, che dire? E’ Simone. Punto. E’ perdersi tra corridoi che sai di conoscere xchè, se anche qualcuno non li ha mai percorsi, non puoi non vederli nelle sue parole…

Tu sei lì, davanti ad un palco, ma nn ci sei fino in fondo: stai viaggiando con i suoi personaggi, con i colori ed i suoni, con i tuoi ricordi ed i pensieri… Ognuno aspetta il brano preferito x decollare, ed allora vedi le “studentesse universitarie” con i loro libri sottobraccio, ed io, che l’università nn l’ho mai fatta, decollo cmq con quella canzone xché i brandelli di Sicilia che vi sono racchiusi sono quelli del paese di mia madre, lì in provincia di Messina, e non posso ascoltare quella canzone senza aprire il baule delle mie vacanze da bambina, tra fichi d’india sulla strada che sale alla Madonna del Tindari…
Ma si prende il volo con tutto, diciamocelo, xché ogni “slacciato” allaccia ricordi, sogni, pensieri a ciò che Simone racconta, a ciò che prende vita sul palco grazie a lui… poi quando arrivano parole di De Gregori o di Endrigo, già conosciute ma quasi nuove se interpretate da Simone, sbircio mio padre seduto un po’ in disparte e sorrido nel vederlo rapito, come me, come noi… Altra tacca di felicità, il sapere che il mio papà sta condividendo e capendo le mie emozioni…

Applausi a scena aperta, alla fine… anche da quelli che, all’inizio, erano x i fatti loro in fondo al locale, palesemente lì x altro ma coinvolti comunque da questo mix di simpatia e sensibilità che sgorga dalle casse… E come non citare un Simone, richiamato sul palco dal camerino, che si presenta a ringraziare con la sigaretta accesa in mano e non si sa se quel gesto era un bacio, mandato a chi stava lì sotto, od un tentativo di fumare prima che la sigaretta si fumasse da sola?
E come non citare il fatto che, finito tutto, si rimanga lì a ballare, a parlare, in evidente attesa di “qualcos’altro” che, per forza, doveva succedere? Ed è successo, quando prima uno, poi un’altro, poi tutti quanti danno il loro saluto, la loro buonanotte a Simone, tra retro-palco e camerino. Un altro bel momento x chi è riuscito a dirgli ciò che voleva dirgli, x chi è riuscito a sentire ciò che si è sentito dire, x chi…
x tutti, credo, senza tema di smentita.
Ragazzi, mi fermo qui e tiro le somme della serata, xché sinceramente ho troppe cose in testa x metterle qui bene in fila… e poi, penso che sia + giusto lasciare ad ognuno il proprio ricordo della serata senza inquinarlo troppo con il mio… ma l’ultima cosa voglio dirla: grazie a tutti x la magnifica serata che mi avete regalato. E’ proprio da rifare, l’esperimento, e sarebbe bello farlo in ogni zona toccata dal tour e dal blog…
Lohana
