“Canzone per l’estate? Potrei non farla.”
Dopo Sanremo, che cosa è cambiato per lei?
«Gli spettacoli sono più affollati; e piano piano si comincia a capire che non sono solo quello del tormentone estivo. ‘Vorrei cantare come Biagio’ ha provocato un equivoco: era una canzone di denuncia, non voleva essere una canzone stupida per l’estate. Magari, quest’anno potrei non farla, la canzone per l’estate, e ripartire direttamente dal prossimo album. Intanto sto scrivendo un libro che raccoglie i monologhi che faccio durante gli spettacoli».
Che tipo di monologhi?
«Sono riflessioni sulla follia, sul disagio mentale. Ho lavorato per due anni al centro di igiene mentale di Roma. Avevo cominciato con il servizio civile, poi ho proseguito a lavorare con i pazienti psichiatrici. Non è retorica: ho imparato molto da quella esperienza».
